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*Io sono Napolitano; nato tra voi, non ho respirato altr'aria, non ho veduti altri paesi, non conosco altro suolo, che il suolo natio. Tutte le mie affezioni sono dentro il Regno: i vostri costumi sono i miei costumi, la vostra lingua la mia lingua, le vostre ambizioni mie ambizioni.<ref>Dal proclama reale, Gaeta, 8 dicembre 1860; citato in Lucio Severo, ''Di Gaeta e delle sue diverse vicissitudini fino all'ultimo assedio del 1860-61'', 1865, [https://books.google.it/books?id=y4kyAAAAIAAJ&pg=PA123 pp. 123-124].</ref>
*Il mondo intero l'ha veduto, per non versare il sangue ho preferito rischiare la mia corona. I ''traditori'' pagati dal mio nemico straniero sedevano accanto ai fedeli nel mio Consiglio; ma nella sincerità del mio cuore io non potea credere al tradimento. Mi costava troppo punire; mi doleva aprire dopo tante nostre sventure un'era di persecuzione {{sic|.}} e così la slealtà di pochi e la clemenza mia hanno aiutato la invasione Piemontese, pria per mezzo degli avventurieri rivoluzionarii e poi della sua Armata regolare, paralizzando la fedeltà {{sic|de'miei}} Popoli, il valore dei miei soldati.<br>In mano a cospirazioni continue non ho fatto versare una goccia di sangue; ed hanno accusata la mia condotta di debolezza. Se l'amore più tenero pei miei sudditi, se la fiducia naturale della gioventù nell'onestà degli altri, se l'orrore istintivo al sangue meritano questo nome, io sono stato certamente debole.<ref>Dal ''Proclama Reale'' Gaeta 8 Dicembre 1860, in Lucio Severo, ''Di Gaeta e delle sue diverse vicissitudini fino all'ultimo assedio del 1860-61'', [https://books.google.it/books?id=y4kyAAAAIAAJ&hl=it&pg=PA124#v=onepage&q&f=false p. 124]</ref>
*Ho creduto di buona fede che il Re di Piemonte, che si diceva mio fratello, mio amico, che mi protestava la invasione di Garibaldi, che negoziava col mio governo un'alleanza intima pei veri interessi d'Italia, non avrebbe rotto tutti i patti e violate tutte le leggi per invadere i miei Stati in piena pace, senza motivi né dichiarazione di guerra. Se questi erano i miei torti, preferisco le mie sventure ai trionfi dei miei avversarii.<ref>Dal ''Proclama Reale'' Gaeta 8 Dicembre 1860, in Lucio Severo, ''Di Gaeta e delle sue diverse vicissitudini fino all'ultimo assedio del 1860-61'', p. 125.</ref>
*Non sono i miei sudditi, che han combattuto contro di me; non mi strappano il Regno le discordie intestine, ma mi vince l'ingiustificabile invasione d'un nemico straniero. Le Due Sicilie, salvo Gaeta e Messina, questi ultimi asili della loro indipendenza, si trovano nelle mani del Piemonte. Che ha dato questa rivoluzione ai miei Popoli di Napoli e di Sicilia? Vedete lo stato che presenta il paese.<ref>Dal ''Proclama Reale'' Gaeta 8 Dicembre 1860, in Lucio Severo, ''Di Gaeta e delle sue diverse vicissitudini fino all'ultimo assedio del 1860-61'', pp. 125-126.</ref>
*Sparisce sotto i colpi dei vostri dominatori l'antica monarchia di Ruggiero e di Carlo III; e le Due Sicilie sono state dichiarate provincie di un Regno lontano. Napoli e Palermo son governati da prefetti venuti da Torino.<br>Vi è un rimedio per questi mali, per le calamità più grandi che prevedo. La concordia, la risoluzione, la fede nell'avvenire. Unitevi intorno al trono dei vostri Padri. Che l'oblio copra per sempre gli errori di tutti; che il passato non sia mai pretesto di vendetta, ma pel futuro lezione salutare. Io ho fiducia nella giustizia della Provvidenza, e qualunque sia la mia sorte, resterò fedele ai miei Popoli ed alle istituzioni che ho loro accordate. ''Indipendenza amministrativa ed economica per le Due Sicilie con Parlamenti separati: amnistia completa per tutti i fatti politici;'' questo è il mio programma. Fuori di queste basi non vi sarà pel paese che dispotismo o anarchia.<br>Difensore della sua indipendenza, io resto e combatto {{sic|quì}} per non abbandonare così santo e caro deposito.<ref>Dal ''Proclama Reale'' Gaeta 8 Dicembre 1860, in Lucio Severo, ''Di Gaeta e delle sue diverse vicissitudini fino all'ultimo assedio del 1860-61'', pp. 126-127.</ref>
*Militi dell'armata di Gaeta, da dieci mesi combattete con impareggiabile coraggio. ''Il tradimento interno'', l'attacco delle bande rivoluzionarie di stranieri, l'aggressione di una Potenza, ''che si diceva amica'', niente ha potuto domare la vostra bravura, stancare la vostra costanza. In mezzo a sofferenze di ogni genere, traversando i campi di battaglia, ''affrontando il tradimento'', più terribile che il ferro ed il piombo, siete venuti a Capua e Gaeta, segnando il vostro eroismo sulle rive del Volturno, sulle sponde del Garigliano, sfidando per tre mesi dentro a queste mura gli sforzi d'un nemico, che ''disponeva di tutte le risorse d'Italia''.<br>Grazie a Voi è salvo l'onore dell'Armata delle Due Sicilie; grazie a Voi può alzar la testa con orgoglio il vostro Sovrano; e sulla terra di esilio, in che aspetterà la giustizia del Cielo, la memoria dell'eroica lealtà dei suoi Soldati, sarà la più dolce consolazione delle sue sventure.<br>Una medaglia speciale vi sarà distribuita per ricordare l'assedio; ''e quando ritorneranno i miei cari soldati nel seno delle loro famiglie, tutti gli uomini di onore chineranno la testa al loro passo, e le madri mostreranno come esempio ai figli i bravi difensori di Gaeta''.<ref>Dall<nowiki>'</nowiki> ''Ordine del giorno di Sua Maestà il Re Francesco II alla Guarnigione di Gaeta'', in ''Di Gaeta e delle sue diverse vicissitudini fino all'ultimo assedio del 1860-61'', pp. 112-113.</ref>