Differenze tra le versioni di "Camillo Benso, conte di Cavour"

→‎Lettere edite ed inedite di Camillo Cavour: +1. In questa citazione, posta tra virgolette, Persano riporta parole dette da Cavour.
(→‎Lettere edite ed inedite di Camillo Cavour: +1. In questa citazione, posta tra virgolette, Persano riporta parole dette da Cavour.)
 
==''Lettere edite ed inedite di Camillo Cavour''==
*Molto tempo ci volle per dimostrare che io non volevo punto rovinare il commercio di [[Genova]] o sacrificare questa città a Torino ed alla Spezia. Pochi anni or sono, una metà dei Genovesi era clericale, l'altra metà repubblicana. Tuttavia io non mi perdetti mai d'animo: ero convinto che verrebbe il tempo in cui Genova avrebbe capito l'avvenire che io le preparo. (p. CXLI)
*Sono molto lusingato dell'opinione che il vostro illustre amico manifesta al mio riguardo, ma non posso condividerla. Egli diffida troppo della libertà e fa eccessivamente conto sull'influenza che possiedo. Personalmente, non ho alcuna fiducia nelle dittature e sopratutto nelle dittature civili. Io credo che con un Parlamento si possano fare molte cose impossibili ad un potere assoluto. Un'esperienza di tredici anni mi ha convinto che un ministero onesto ed energico, che non abbia nulla da temere dalle rivelazioni della tribuna e che non sia incline a lasciarsi intimidire dalla violenza dei partiti estremi, ha tutto da guadagnare nelle lotte parlamentari. Non mi sono mai sentito tanto debole quanto nel momento in cui le Camere erano chiuse. D'altra parte, non potrei tradire la mia origine, rinnegare i principi di tutta la mia vita. Sono figlio della libertà, ed è ad essa che devo quello che sono. Se si dovesse mettere un velo sulla sua statua, non spetterebbe a me farlo. Se si riuscisse a persuadere gli italiani che hanno bisogno di un dittatore, sceglierebbero [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] e non me, ed avrebbero ragione. La strada parlamentare è più lunga, ma è più sicura...
:''Je suis très flatté de l'opinion que votre illustre ami manifeste a mon égard, mais je ne puis la partager. Il se méfie trop de la liberté et il compte beaucoup trop sur l'influence que je possède. Pour ma part, j'ai nulle confiance dans les dictatures et surtout dans les dictatures civiles. Je crois qu'on peut faire avec un Parlement bien des choses qui seraient impossibles à un pouvoir absolu. Une expérience de treize années m'a convaincu qu'un ministère honnête et énergique, qui n'a rien à redouter des révélations de la tribune et qui n'est pas d'humeur à se laisser intimider par la violence des partis extrêmes, a tout à gagner aux luttes parlementaires. Je ne me suis jamais senti si faible que lorsque les Chambres étaient fermées. D'ailleurs, je ne pourrais trahir mon origine, renier les principes de toute ma vie. Je suis fils de la liberté, et c'est à elle que je dois ce que je suis. S'il fallait mettre un voile sur sa statue, ce ne serait pas à moi de le faire. Si l'on parvenait à persuader aux italiens qu'il leur faut un dictateur, il choisiraient Garibaldi et pas moi, et ils auraient raison. La route parlementaire est pus longue, mais elle est plus sûre...''(dalla lettera alla contessa Anastasia De Circourt, da Torino dell'ottobre 1860, p. 25)