Differenze tra le versioni di "Luigi Salvatorelli"

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(→‎Citazioni: Aleksandra Fëdorovna Romanova)
(→‎Citazioni: Ernest von Koerber)
*In loro {{NDR|i pittori impressionisti}} l'autonomia dell'arte era dedizione alla realtà, all"altro da noi", dedizione attraverso cui si ritrova il senso della vita, il nostro più profondo io.<br>Ed ecco perché questa pittura – s'intende, nei suoi prodotti più alti – ci appare classica. Essa ci dà un'impressione di organicità, di assolutezza, di necessità. L'''[[Olympia (Manet)|Olympia]]'' di Manet, col suo corpo nudo qualunque e la sua faccia inespressiva, fa tutt'uno col guanciale, il lenzuolo, la domestica negra, il fondo scuro. È così, e non può essere differentemente. (vol. I, parte prima, cap. secondo, p. 188)
*Nella raccolta dei ''Discorsi politici'' del [[Enrico Corradini|Corradini]], il primo, del febbraio 1902, è dedicato a "Le opinioni degli uomini e i fatti dell'uomo"; e sospirando per una dozzina di pagine sulla molteplicità disparata delle opinioni contemporanee, facendo qualche fiacca puntata contro internazionalismo, socialismo, umanitarismo, e in favore del sentimento nazionale, non abbozza, neanche per semplici accenni una dottrina. (vol. I, parte prima, cap. secondo, p. 216)
*Dotato di grande capacità di lavoro, esperto di tutti i meccanismi amministrativi, [[Ernest von Koerber|Körber]] sorpassava il livello medio del buon burocrate austriaco, raggiungendo apertura di mente e ampiezza di vedute politiche. Senza poter essere chiamato propriamente un liberale, nel senso occidentale della parola, Körber era sinceramente costituzionale, contrario alle leggi eccezionali e alle coercizioni poliziesche. Durante il suo ministero la stampa godette di una grande libertà. (vol. I, parte seconda, cap. terzo, pp. 374-375)
*Alice di Hessen, figlia del granduca d'Assia e del renoReno, divenuta [[Aleksandra Fëdorovna Romanova|Alessandra Feodorovna]], aveva compensato l'abiura della confessione nativa protestante con lo zelo religioso ortodosso spinto al fanatismo e alla superstizione. Pietà monacale e ciarlatanesimo visionario trovarono ugualmente adito nella sua intelligenza ristretta e nella sua psiche squilibrata. (vol. I, parte seconda, cap. terzo, p 404)
*Avviandosi quell'{{sic|irrozzimento}} degli spiriti che toccherà il culmine nei venti anni fra le due guerre {{NDR|mondiali}}, il [[superuomo]] nietzschiano, che aveva in sé un profondo (anche se confuso e aberrante) afflato morale, decisamente si materializza. Superuomo appare colui che si fa largo a gomitate, che sale sui corpi atterrati degli altri, che asservisce al suo comodo e al suo piacere la plebaglia vile. Il superuomo è anche, e si proclama innanzi tutto, superpatriota: ma la patria è per lui, consciamente o inconsciamente, terreno delle sue prodezze, piedistallo della sua statua, materia plasmata dalle sue mani di creatore, occasione e sfogo della sua sensualità. (vol. I, parte seconda, cap. terzo, pp 429-430.)
*Per provvedere alle condizioni di pace e al riordinamento dell'Europa {{NDR|al termine della prima guerra mondiale}} si riunì il 18 gennaio (stesso giorno della proclamazione a Versailles nel 1871 dell'impero tedesco) 1919 la [[Conferenza di pace di Parigi (1919)|Conferenza di Parigi]], in cui furono rappresentati tutti gli stati vittoriosi (trentadue), ma la cui direzione fu assunta dai capi di governo dei quattro maggiori Stati (i ''Big Four'', come dicevano gli Anglosassoni), [[Thomas Woodrow Wilson|Wilson]], [[David Lloyd George |LLoyd George]], [[Georges Clemenceau|Clemenceau]], [[Vittorio Emanuele Orlando|Orlando]]. Si scatenò, com'era inevitabile, una ridda di tendenze e di appetiti contraddittori: nazionalismi esasperati l'uno contro l'altro e speranze messianiche di trasformazione universale lottarono e si mescolarono insieme. (vol. II, parte terza, cap. quinto, p. 644)
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