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*La [[Natura]] per se stessa non è né bella né poetica, né interessante: di bello e commovente non vi ha al mondo che l'uomo; e dove egli manca, io sbadiglio. (''Passeggiate romane, Roma, 11. XII. 71.'', p. 39)
*«La dipendenza volontaria è lo stato migliore». – dice il [[Goethe]] «né sarebbe possibile senz'amore» –. La ''dipendenza volontaria'' è appunto l'osservanza stretta della legge, e di leggi severe. Ma non è possibile senza amor di [[patria|Patria]]. Ed in [[Italia]] ce n'è molta di questa derrata?<br />A parole, molto; in fatto, chi ben guardi, poco. (da ''Passeggiate romane, Aneddoti e ricordi manzoniani'', p. 53)
*La [[grandezza]] vera è semplice e figlia del pensiero. Non puoi comprenderla e valutarla senza pensarci su, senza disamina critica: Solo esaminando e scrutando ogni particolare, ogni motivo: vedendo la purezza e la magnificenza di ognuno, si giunge ad afferrare la purezza e la grandezza dello insieme.<br/>Una grandezza di qualunque genere torna più facilmente comprensibile, quando ha in sé qualcosa di {{sic|meschina}}, {{sic|difettosa}}, quando claudica in parte. La parte scadente fa risaltare l'eccellente: la parte piccola ti fa capire la grandezza delle colossali: in quel modo appunto in cui la vicinanza d'uno edificio volgare, ti fa subito afferrare la sublimità e le proporzioni del [[monumento]] vicino. (da ''Diaro romano, Basilica di S. Pietro, Giovedì, 30 Novembre 1876'', p. 64)
*Sì, [[Roma]] sembra soprattutto bella, non pel suo presente o pel passato prossimo; ma per quel passato remoto, che tutto rammenta. Comprendo benissimo quindi che il soggiorno ne sembri increscevole a' commessi viaggiatori ed a' travetti, per cui la bellezza d'una città consiste ne' caffé, balli pubblici e peggio, che ignorano la storia e non sentono neppur vergogna d'ignorarla. Comprendo che possa increscere a chi non prova simpatia per quel passato; a qualche barbaro discendente d'Arminio e protestante giunta. Ma ad un uomo veramente colto, ad un Italiano soprattutto, il viver qui è un'ebbrezza continua. (da ''Diaro romano, Il [[Colosseo]], Sabato, 2 Dicembre 1876.'', p. 72)
*Dopo mezzo secolo dalla sua visita quanti mutamenti non ritroverebbe il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]]! Sant'Onofrio è sgomberato da' monaci; le signore possono entrar liberamente nel convento; non c'è più clausura; anzi dicono di volerci mettere non so che caserma di guardie municipali o simili. Povero convento! Povera cameretta in cui spirò l'autore della ''Gerusalemme!'' Povera quercia alla cui ombra egli, e poi, [[Filippo Neri|San Filippo Neri]] si compiacquero di sedere, ammirando la sottoposta Roma, e che, fulminata una quarantina d'anni fa, è risorta vivace e rigogliosa, come la fama di que' due magnanimi che nessun morso d'invidia può oscurare. (da ''Diaro romano, Sant'Onofrio, Domenica, 3 dicembre 1876'', pp. 78-79)
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