Differenze tra le versioni di "Indro Montanelli e Mario Cervi"

*Figlio di un ex milite forestale, [[Antonio Pallante|Pallante]] aveva ultimato gli studi medi superiori e si era iscritto al primo anno della facoltà di legge. Dopo di allora aveva fatto credere alla famiglia che la sua frequentazione universitaria fosse regolare: invece covava torbide ideologie e ambizioni politiche, degenerate in fanatismo. Le ultime 3.500 lire inviategli dalla famiglia per il pagamento delle tasse universitarie erano state destinate all'acquisto della vecchia pistola con cui sparò a Togliatti. (Capitolo primo. L'attentato, p. 28)
*Si dice che Valdoni gli avesse fatto recapitare una parcella molto salata per le sue prestazioni. Quando la ricevette, Togliatti accompagnò il pagamento con queste parole: «Eccole il saldo, ma è denaro rubato». Valdoni rispose: «Grazie per l'assegno. La provenienza non mi interessa».
*[[Walter Audisio]], l'uomo cui è stata ufficialmente accreditata dal pci l'«esecuzione» di Benito Mussolini e di Claretta Petacci, indicò in De Gasperi l'istigatore dell'assassinio di Togliatti così come Mussolini lo era stato di quello di Matteotti. Nel tumulto che ne seguì De Gasperi seppe rispondere che il confronto «ripugna a me, aventiniano convinto, come non tutti voi che m'insultate».
*Il 18 marzo 1949, dopo una seduta durata ininterrottamente tre giorni e tre notti – l'orologio di Montecitorio era stato fermato, per una finzione procedurale più volte usata prima e dopo d'allora – l'adesione al Patto atlantico fu approvata con 342 sì, 170 no e 19 astensioni. Tra gli astenuti 11 socialdemocratici, compresi il citato Mondolfo, Matteo Matteotti, Zagari, Vigorelli; 6 missini (tra essi [[Giorgio Almirante|Almirante]] e Michelini); il sindacalista democristiano Rapelli. Il sottosegretario agli Esteri Moro era assente: cinque giorni dopo, in sede di proceso verbale, dichiarò che era stato costretto a disertare la seduta per ragioni di famiglia, ma che, se presente, si sarebbe associato al voto della maggioranza. In Senato alle astensioni di alcuni socialdemocratici e del missino Franza si aggiunsero quelle dei notabili prefascisti [[Vittorio Emanuele Orlando]], [[Francesco Saverio Nitti]] e Alberto Bergamini.
*L'Eni divenne realtà nel 1953, [[Enrico Mattei]] ne fu presidente. Della creazione di posti di lavoro egli aveva un concetto molto peculiare. In cima alla lista di coloro che potevano essere assunti stavano i raccomandati della madre, poi i nati a Matelica o dintorni, quindi gli ex-partigiani cattolici o gli amici di partito. Oltre che da questo clientelismo e campanilismo ruggente Mattei – non sarebbe stato Mattei, altrimenti – si faceva guidare anche da scelte indovinate, da intuizioni che parevano bizzarre ed erano spesso azzeccate, da simpatie folgoranti come le sue antipatie. Il rottame Agip, comunque, era diventato il colosso Eni: e l'Eni portava l'impronta di un uomo, Enrico Mattei.
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