Differenze tra le versioni di "Gilbert Keith Chesterton"

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*I bambini, infatti, sono innocenti e amano la giustizia, mentre la maggior parte di noi è malvagia e naturalmente preferisce il perdono. (''On lying in bad and other essays'', a cura di Alberto Manguel, Bayeux Arts, 2000) <ref>Citato in ''Albero e Foglia'' di [[John Ronald Reuel Tolkien]] (edizione Bompiani dicembre 2008).</ref>
*I fatti non hanno mai creato lo spirito della realtà, perché la realtà stessa è uno spirito. (''Come to think of it'', cap. 8)
*I ricchi sono la feccia della terra in ogni paese. (''L'osteria volante'', cap. 15)
*Il compromesso era solito significare che mezza, p.notta era meglio di niente. Tra i moderni statisti sembra realmente che mezza, p.notta sia meglio di una, p.notta intera. (''Ciò che non va nel mondo'', cap. 3)
*Il [[male]] vince sempre grazie agli uomini dabbene che trae in inganno; e in ogni età si è avuta un'alleanza disastrosa tra abnorme ingenuità e abnorme peccato. (da ''Eugenetica e altri malanni'')
==''L'osteria volante''==
===[[Incipit]]===
Il mare aveva preso una tinta di un verde-pallido e il pomeriggio aveva già sentito il tocco di fata della sera, quando una giovane donna, dai capelli neri, vestita artisticamente, in un abito tutto increspato, color rosso-rame, camminava con un'aria distratta lungo il viale di Pebbleswick-sul-Mare, strascicando il parasole e fissando il lontano orizzonte. Essa aveva un motivo per guardare all'estremo lembo del mare, motivo che molte giovani donne hanno avuto nella storia del mondo. Ma nessuna vela era in vista! (1962)
 
===Citazioni===
*''E Noè diceva spesso a sua moglie, quando si sedeva a pranzo: | "Poco m'importa dove vada l'acqua, purché non vada nel vino!"''.
:''And Noah he often said to his wife when he sat down to dine: "I don't care where the water goes if it doesn't get into wine."'' (1962, p. 59)
*Io non so se [[Dio]] abbia fatto l'uomo per essere in tutto e per tutto felice. Ma Dio certamente vuole che gli uomini si divertano un po', ed io, per mio conto, intendo d'andare avanti divertendomi. Se non posso soddisfare il mio cuore, voglio almeno soddisfare il mio buon umore. (1962, p. 69)
*I pensieri più profondi sono i più semplici. (1962, p. 102)
*Ma essa notò che ciò che egli conosceva era sempre appena il frammento di un fatto. Ciò che costantemente egli mostrava di non conoscere, era la verità che si nascondeva dietro il fatto stesso. Ciò che egli non conosceva era l'atmosfera: era la [[tradizione]]. (1962, p. 137)
*E tutte le verità che un uomo ha trovato come uomo di scienza, sono leggermente diverse dalle verità che ha trovato come uomo; perché la famiglia, gli amici, le abitudini, l'atmosfera sociale di un uomo hanno già avuto su di lui la loro influenza, prima che egli abbia imparato teoricamente cosa alcuna. (1962, p. 146)
*Per un'anima mistica, ammesso che sia un'anima, il che non accade molto spesso, non vi è nulla di più suggestivo e di più simbolico che un poeta e un asino. E l'asino era proprio un vero asino; e il poeta un vero poeta; benché a volte i due si confondano facilmente. Non si saprà mai quale fu l'interesse dell'asino per il poeta. Ma l'interesse del poeta per l'asino era genuino: e sopravvisse anche a quella intervista privata nella solitudine e segretezza di un bosco. Ma credo che anche il poeta sarebbe rimasto illuminato se avesse potuto vedere il pallido volto spaventato dell'uomo seduto al volante. Se l'avesse visto, egli si sarebbe forse ricordato il nome o avrebbe forse incominciato a capire la natura di un certo animale che non è né un asino né un'ostrica; della creatura cioè che l'uomo tanto volentieri dimentica, da quando dimenticò Dio in un giardino. (1962, p. 189)
*''Ma più l'animo scopre | e più gli uomini credono.''
:''But more than mind discloses | and more than men believe.'' (1962, p. 197)
*"Vi sono due generi di [[Idealismo|idealisti]] – disse. – Quelli che idealizzano la realtà, e quelli, più rari, che convertono in realtà l'ideale." (1962, p. 201)
*Ma l'asino l'aveva riconciliato con il paesaggio e nel suo terzo stato d'animo Dorian Winpole si accorse quanto era bello. Dopo un più attento esame sentì che quella bellezza aveva in sé qualche cosa di umano, o meglio sentì che era almeno per metà umana; l'aureola della luna calante dietro il bosco era bella perché era simile alla pallida aureola dei santi; e i giovani alberi avevano un certo che di nobile e di puro, perché tenevano le loro cime erette come vergini. A popo a poco nella sua anima s assiepavano delle idee a lui quasi totalmente sconosciute e specialmente un'idea che egli aveva udito chiamare "l'immagine di Dio". Gli sembrava che tutte le cose, all'asino alle felci, fossero nobilitate e santificate dalla loro somiglianza parziale con qualche altra cosa. Erano come disegni fatti da un bimbo; i primitivi semplici schizzi della Natura nel suo primo quaderno di pietra. (1962, p. 208)
*"Gli aghi di Dio sono più soffici dei tappeti degli uomini." (1962, p. 209)
*Mentre stava lottando con tali parole e tali pensieri, qualche cosa avvenne intorno a lui; qualche cosa che egli aveva descritto molte volte e che aveva letto in mille libri, ma che non aveva mai visto. Attraverso il fitto fogliame occhieggiò una debole, pallida luce, più misteriosa ancora del chiarore lunare. Entrò attraverso le innumerevoli porte e finestre del bosco, timida e silente, ma fiduciusa. La sua bianca veste si rigò d'oro e porpora; il suo nome era: [[alba]]. (1962, p. 210)
*Il trovare e il combattere il [[male]] è il principio di ogni allegria, e anche di ogni farsa. (1962, p. 211)
*In tutti i paesi del mondo i ricchi sono proprio la feccia, la parte peggiore della popolazione. (cap. XV; 2012)
 
===[[Explicit]]===
Patrick e Giovanna, vagando insieme, ora, in un mondo bello e splendente, come non lo è e non lo sarà mai per coloro che chiamano il coraggio pazzia, e l'amore superstizione; amando la natura e vedendo in ogni pianta, in ogni fiore, un amico, si recarono, un giorno, alla casetta bianca che era ora la dimora del Superuomo. <br />Se ne stava seduto calmo e placido davanti a un rozzo tavolo, giocando con dei bastoncini e dei fili di erba. Non si curò né di loro, né di Enid Wimpole che lo curava. <br />– È felice! – disse questa. <br />Giovanna, col volto ragginate, non poté trattenersi dal rispondere. <br />– E anche noi siamo tanto felici! <br />– Sì, – disse Enid – ma la sua felicità sarà eterna! – E pianse. <br />– Capisco – sussurò Giovanna, e baciò la cugina, cogli occhi pieni di lagrime: ma erano lagrime di pietà, non di paura. (1962)
 
==''L'uomo che fu Giovedì. Storia di un incubo''==
*Gilbert Keith Chesterton, ''L'imputato'', prefazione di Paolo Gulisano, traduzione di Federica Giardini, Lindau, Torino 2011.
*Gilbert Keith Chesterton, ''L'osteria volante'', versione, introduzione e note di Gian Dauli, Edizioni Paoline, 1962.
*Gilbert Keith Chesterton, ''L'osteria volante'', traduzione di Gian Dàuli, Bompiani, 2012.
*Gilbert Keith Chesterton, ''L'Uomo Eterno'', Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2008.
*Gilbert Keith Chesterton, ''L'uomo che fu Giovedì. Storia di un incubo'', Arnoldo Mondadori Editore, traduzione di Luciana Crepax, 1984.
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