Differenze tra le versioni di "Richard Nixon"

Nessun cambiamento nella dimensione ,  3 anni fa
*In guerra e in pace stragi spietate sono state elemento onnipresente della pratica russa. Capacità di sopportare sofferenze possono insieme rendere una nazione ambiziosa e minacciosa. (p. 74)
*Ciò che minaccia il mondo non è né il "comunismo" teoretico, né il marxismo filosofico, bensì una forza totalitaria aggressiva ed espansionistica che ha adottato quei nomi per un fervore ideologico innestatosi sulle radici dell'espansionismo e del dispotismo zaristi. (p. 75)
*Le dottrine di Marx sono per i regimi comunisti d'oggi ciò che era il cristianesimo per i dominatori del Sacro Romano Impero: utile come vessillo, ma irrilevante come guida. Marx non riconoscerebbe oggi il "marxismo", ma Ivan il Terribile o Pietro il Grande avrebbero dimestichezza con esso. Il comunismo si è diffuso nel mondo dal Cremlino di Lenin e Stalin, non dalla soffitta londinese di Karl Marx. I partiti comunisti di altre nazioni, strettamente controllati, hanno obbedito al vivente Stalin, non allo spettro di MarcMarx: hanno servito gli interessi dell'impero sovietico di questo secolo, non gli insegnamenti di un filosofo tedesco del secolo scorso. (p. 75)
*Lenin stabilì il corso, ma Stalin instaurò il governo di ferro. (p. 76)
*I dirigenti postaliniani hanno moderato in parte le prime brutalità, introdotto alcune libertà individuali - che in Occidente non sarebbero riconosciute come libertà, ma costituiscono pur sempre un passo avanti rispetto alle norme precedenti - e sono diventati una forza più raffinata, sofisticata, a tratti più educata. Ma la struttura di potere resta. La dittatura assoluta resta. E resta lo Stato totalitario, in quanto essenza del neozarismo su cui è costruita tutta l'autorità sovietica. L'inesorabile spinta espansionistica resta. I capi sovietici hanno una macchina militare al di là dei sogni degli zar, ed esteso il loro potere oltre il più lontano limite dell'ambizione zarista. (p. 77)
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