Differenze tra le versioni di "Indro Montanelli e Mario Cervi"

*La disfatta del 15 giugno ha ispirato riflessioni sulle modifiche da apportare all'istituto del ''referendum'' e in particolare sull'opportunità d'introdurre il ''referendum'' propositivo, che non si limita ad abrogare una legge, ma crea una legge. Ci dispiace per [[Marco Pannella|Pannella]], ma la prima regola dei ''referendum'' (consentiteci di non scrivere ''referenda'', al plurale) è: pochi ma buoni. (p. 202)
*Dopo la fuga del dittatore Siad Barre da Mogadiscio (gennaio 1991) la [[Somalia]] era stata preda delle convulsioni d'una feroce guerra civile. Nell'intento di risollevarla dall'abisso in cui era sprofondata, I'[[Organizzazione delle Nazioni Unite|Onu]] aveva approvato l'invio di 36 mila uomini messi a disposizione da venti Paesi diversi, e coordinati da un comando degli [[Stati Uniti d'America|Stati Uniti]]. A capo del contingente italiano s'erano succeduti i generali Giampiero Rossi, Bruno Loi e Carmine Fiore. Nel maggio del 1993 la responsabilità dell'impresa – la cui etichetta era diventata ''Continue Hope'' – passava direttamente all'Onu, senza che per questo ne crescesse l'efficacia. Poi fu il «tutti a casa», e il contingente italiano abbandonò Mogadiscio il 20 marzo 1994, lo stesso giorno in cui fu assassinata la giornalista Ilaria Alpi del Tg3. ''Restore Hope'' aveva forse lenito sofferenze materiali, ma non pacificato né ripristinato un tollerabile contesto d'istituzioni democratiche. Insomma poco meno che un disastro: del quale non poteva essere chiamata a rispondere l'Italia, coinvolta in un'impresa fallimentare voluta e organizzata dagli Stati Uniti. I reparti italiani avevano pagato un prezzo di sangue (con una dozzina di morti) per la loro presenza, e altri morti s'erano avuti, in quell'imperversare di banditi e di fazioni sanguinarie, tra giornalisti, fotografi, cineoperatori. Carmen Lasorella era scampata a un agguato nel quale aveva perso la vita il suo operatore Marcello Palmisano, in un altro agguato era stata uccisa, come s'è accennato, Ilaria Alpi. Quelle tragedie erano ormai passate all'archivio, nella coscienza del Paese. (pp. 265-266)
*L'impresa di questi secessionisti da sbarco, che s'erano impadroniti d'una motonave lagunare per raggiungere il loro obbiettivo e che disponevano d'armi per fortuna non utilizzate e d'un artigianale mezzo blindato (Vtd ossia Veneto Tank Distruttore, più colloquialmente tanko, o tanketo) ha scosso l'Italia e interessato il mondo. L'azione di guerriglia incruenta s'era svolta nello scenario più suggestivo e solenne che si potesse immaginare, e i richiami alla gloriosa Repubblica dominatrice dei mari, ai dogi, a un cattolicesimo integralista di tipo vandeano, erano fatti apposta per ispirare romantiche fantasticherie e nostalgie. Accantonate le quali gli assaltatori e i loro complici apparivano solo l'espressione di confusi risentimenti e di grossolane velleità politiche: il tutto tradotto in un ''blitz'' vernacolo da «Se no i xe mati no li volemo». Gente modesta gli incursori e – fuori da questa parodia del Chiapas – onesta e tranquilla: ma ubriacata – oltre che dalla grappa – dalla predicazione del professor [[Gianfranco Miglio|Miglio]], ad altissimo tasso d'alcol ideologico, da letture male assimilate e da trascorsi storici male adattati all'attualità. Dapprima questi fanatici da bar s'erano limitati al disturbo di trasmissioni televisive della Rai, e intanto preparavano i mezzi e le armi per l'attacco ad un simbolo famoso della venezianità. I risvolti goliardici della spedizione hanno sollecitato l'estro di cronisti e commentatori. Gli autodidatti dell'insurrezione erano provvisti – oltre che d'ordigni bellici pericolosi soprattutto per chi si fosse azzardato ad impiegarli, nonché di bevande tra le quali non figurava l'acqua – anche di biancheria pulita per il caso che dovessero subire un assedio di lunga durata. Ma il ministro dell'Interno [[Giorgio Napolitano|Napolitano]], personaggio alieno da violenze anche verbali, ha dato – ci scommettiamo a malincuore – l'ordine di usare le maniere forti. (pp. 276-278)
*[[Armando Cossutta|Cossutta]] e Bertinotti sono una strana coppia. Cossutta è un ''apparatchik'' di matrice sovietica, Bertinotti ha le sue radici ideologiche nel socialismo di Riccardo Lombardi: che era intelligente e di un'onestà cristallina: ma covava la voluttà dello sfascio, era contento come una pasqua se gli riusciva di mettere a soqquadro un governo, o il suo partito, o la sua corrente. Quell'insegnamento Bertinotti non l'ha dimenticato. Il male oscuro del governo Prodi veniva dunque da lontano, dalle desistenze che erano utili ma piuttosto disoneste, e da una maggioranza che di quelle desistenze era il frutto: e che metteva insieme gli inflessibili contabili di Bankitalia e gli sbarazzini inventori dell'occupazione per decreto. Pare che all'estero Bertinotti sia piaciuto: è piaciuto anche [[Dario Fo]], insignito del Nobel mentre Prodi annunciava il suo congedo dopo 514 giorni a Palazzo Chigi e mentre Silvio Berlusconi rinunciava ad essere candidato ''premier'' per il Polo nell'eventualità di elezioni ravvicinate, riservandosi i compiti di regista della coalizione di centrodestra. Bertinotti, Fo, anche Bossi sono, a modo loro, divertenti. L'Italia seria lo è molto meno. (p. 336)
*S'è perpetuata l'anomalia di questa stagione della politica italiana: l'opposizione che il governo deve tenere a bada non è quella ufficiale, è quella interna alla maggioranza. L'anomalia durerà – quale che sia lo schieramento al potere – finché dureranno in Italia non solo regole imperfette avvolte da una giungla di cavilli, ma un costume politico bizantino, allergico alla chiarezza. Un costume che ci propina le quasi-crisi, le quasi-maggioranze, le quasi-riforme. E non c'è rimedio.
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