Differenze tra le versioni di "Luca Raffaelli"

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==Citazioni di Luca Raffaelli==
 
*"[[Dylan Dog]]" è un terribile successo. È un fenomeno di costume, uno dei pochi fumetti che abbia l'onore di apparire, senza la complicità della grande notizia, sulle pagine culturali dei quotidiani.<ref>Citato in ''I classici del fumetto'' N.11, ''Dylan Dog'', BUR, 2000</ref>
*{{NDR|Su ''[[V per Vendetta]]''}} Il film [...] ha solo spostato un po' più in là la data (siamo nel 2020) e reso meno complesso l'intreccio narrativo. Però, dopo "''[[La vera storia di Jack lo squartatore|From hell]]''" e "''[[La leggenda degli uomini straordinari]]''", finalmente un film tratto da un fumetto di [[Alan Moore]] riesce a reggere il confronto con l'originale. V è una sorta di supereroe, disperato e idealista. Non si sa se sia nero, pachistano, omosessuale, socialista. Si sa che è stato imprigionato, che su di lui sono stati effettuati esperimenti chimici, che rimase sfigurato dopo aver causato l'esplosione del campo di concentramento. Il fumetto e il film hanno inizio quando la sua vendetta prende il via, uccidendo uno a uno i responsabili della sua tragedia e incitando i cittadini alla rivolta. E forse è qui che il film si discosta appena dal fumetto, mostrando un V che non è solo simbolo della ribellione, ma anche fautore di una, come chiamarla, resistenza, rivoluzione popolare. Alan Moore non vuole sentire più parlare di trasposizioni cinematografiche delle sue opere, tanto è vero che il suo nome non appare nei titoli di coda.<ref>Da ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/03/17/arriva-il-terrorista-buono-contro.html Arriva V, il terrorista buono contro l' Inghilterra fascista]'', ''la Repubblica'', 17 marzo 2006.</ref>
*Molti appassionati del genere, già scottati da disinformazione e luoghi comuni negli anni passati, ora chiedono di poter vedere, da adulti, quelle serie o quei film che il mercato ancora non reputa interessanti, o che si trasmettono in tv negli spazi per i più piccoli, con palesi censure.
*Alla televisione viene consegnata una responsabilità troppo grande in qualità di baby-sitter, di parcheggio adolescenziale. Spesso questo non determina un maggiore per l'analisi dei prodotti destinati ai bambini, ma l'irrazionale terrore verso le possibili conseguenze della loro visione. E se si trattasse solo del ritorno del senso di colpa per aver scaricato il pupo davanti al piccolo schermo, o per non aver creato le possibilità di dialogo che lo avrebbero sottratto alla visione muta della tv?
*I cartoni sono un'altra cosa in Giappone: tanto per cominciare non sono considerati affatto prodotti per bambini. Piuttosto, la vastità del successo dei manga e dell' [[anime]] ha fatto sì che nascessero produzioni differenziate per età e gusti.
*Ogni tanto qualcuno ha il coraggio di parlare di medicina umana, che guarda al paziente e non alla malattia. Eppure nessuno parla di mondo, cultura, società moderna che deve adeguarsi ai bisogni dell’uomo. Come se il mondo fosse un involucro estraneo alle dinamiche umane. Così i ragazzi si devono inserire nel mondo del lavoro, e gli non si offre alcuna possibilità di inventare un nuovo modo di lavorare, una nuova filosofia di vita. Il mondo adulto dovrebbe sfruttare il pensiero [[Giovinezza|giovane]] che, positivamente responsabilizzato, potrebbe favorire scenari nuovi, clamorosi. Certo che la giovinezza deve essere anche l’età della ribellione. Ma la ribellione ha in sé degli elementi costruttivi che il nostro mondo rifiuta categoricamente, perdendo due opportunità: quella dei giovani di crescere e quella degli adulti di cambiare. E invece: bambino, lasciali lavorare. E lasciaci portare avanti i nostri sporchi giochi di potere, i posti già assegnati per diritto di famiglia o politico, le corruzioni già previste, le ingiustizie già programmate, le nostre divisioni opportunistiche tra il bene e il male, la nostra paura dell’amore, le nostre fedi a cui non crediamo. Lascia fare e mettiti in riga, che tanto le cose vanno così e nessuno le può cambiare. Adeguati. Che gli ideali cadono con l’età adulta. Mettiti l’animo in pace. Tanto continuerai a sentire frasi ovvie come “sono i giovani del nostro futuro” e qualcuno comincerà ad applaudire annuendo perché vorrà farsi vedere mentre applaude e tutti si complimenteranno perché quella è davvero una banalità che non cambia nulla. I giovani saranno il nostro futuro. Perché anche loro, i giovani, impareranno presto, prestissimo, a perdere se stessi e i loro pensieri. Diventeranno adulti. Perché, dicono, diciamo, non c’è altra scelta.<br/>Il mondo adulto conta sui giovani. Per vendicarsi e rivivere attraverso di loro la propria perdita di identità.