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1.° Ciò che si è: dunque la personalità nel suo senso più lato. Per conseguenza qui si comprende la salute, la forza, la bellezza, il temperamento, il carattere morale, l'intelligenza ed il suo sviluppo.<br>
2.° Ciò che si ha: dunque proprietà e ricchezza d'ogni natura.<br>
3.° Ciò che si rappresenta: è noto che con questa espressione s'intende la maniera colla quale altri si figura un individuo, quindi ciò che questi è nell'altrui rappresentazione. Tutto ciò consiste dunque nell'opinione altrui a suo riguardo, e si divide in onore, grado e gloria.<br>
{{NDR|Arthur Schopenhauer, ''[http://www.liberliber.it/mediateca/libri/s/schopenhauer/aforismi_sulla_saggezza_nella_vita/pdf/aforis_p.pdf Aforismi sulla saggezza nella vita]'', traduzione di Oscar Chilesotti, Fratelli Dumolard, Milano, 1885}}
 
===Citazioni===
*I ''veri vantaggi personali'', quali una gran mente o un gran cuore, sono in rapporto ad ogni vantaggio di grado, di nascita, pur anche regale, di ricchezza, ecc., ciò che i re veri sono rispetto ai re sul teatro. (1885, p. 7)
*[...] le medesime circostanze, i medesimi avvenimenti esterni impressionano ogni individuo in modo affatto differente, e, quantunque tutti siano posti nello stesso mezzo, ognuno vive in un mondo differente. (1885, p. 7)
*È dunque facile veder chiaramente quanto la nostra [[felicità]] dipenda da ciò che ''siamo'', dalla nostra individualità, mentre non si tiene conto il più delle volte che di ciò che ''abbiamo'' o di ciò che ''rappresentiamo''. (1885, p. 9)
*La [[salute]] sopratutto prevale talmente sui beni esteriori che in verità un mendicante sano è più felice di un re malato. (1885, p. 9)
*[...] la sorte può cangiare, ma la nostra propria qualità è immutabile. (1885, p. 12)
*[...] chi [[ottimismo e pessimismo|vede tutto nero]], chi teme sempre il peggio e prende le sue misure in conseguenza, non avrà delusioni così frequenti come [[ottimismo e pessimismo|colui che dà colore e prospettiva ridente]] ad ogni cosa. (1885, p. 14)
*È certo che l'uomo il più sano, e fors'anco il più gaio, potrà, capitando il caso, determinarsi al suicidio; ciò succederà quando l'intensità dei dolori o d'una sventura prossima ed inevitabile sarà più forte dei terrori della morte. (1885, p. 15)
*La [[bellezza]] è una lettera aperta di raccomandazione che ci guadagna i cuori anticipatamente; [...]. (1885, p. 15)
*[...] esteriormente il bisogno e la privazione generano il [[dolore]]; per contraccambio, gli agi e l'abbondanza fanno nascere la [[noia]]. (1885, p. 15)
*Infatti una mente [[ottusità|ottusa]] è sempre accompagnata da impressioni grossolane e da una certa mancanza d'irritabilità. (1885, p. 15)
*Ah! se la qualità della società potesse esser surrogata dalla quantità, varrebbe la pena di vivere pur anche nel gran mondo; ma, pur troppo, cento pazzi messi in mucchio non fanno un uomo ragionevole. (1885, p. 16)
*L'uomo volgare non si preoccupa che di ''passare il tempo'', l'uomo di talento che d'''impiegarlo''. (1885, p. 17)
*Ciò che un individuo può essere per un altro è molto strettamente limitato; ciascuno finisce col restar solo, [...]. (1885, p. 18)
*La mancanza di beni a cui un uomo non ha mai sognato d'aspirare, non può affatto privarlo di qualche cosa; [...]. (1885, p. 25)
*La [[ricchezza]] è come l'acqua salata: più se ne beve, più cresce la sete; lo stesso succede della gloria. (1885, p. 25)
*Il solo [[denaro|danaro]] è il bene assoluto, perché esso non provvede unicamente ''ad un solo bisogno «in concreto,»'' ma ''al bisogno'' in generale ''«in abstracto.»'' (1885, p. 26)
*In tutto ciò che facciamo, come in tutto ciò che ci asteniamo di fare, noi prendiamo in considerazione l'opinione altrui quasi prima d'ogni altra cosa, e si è da una tal cura che in seguito ad un esame profondo vedremo nascere la metà circa dei tormenti e delle [[angoscia|angoscie]] che abbiamo provato. (1885, p. 31)
*Intanto l'orgoglio a più buon mercato è l'orgoglio nazionale. Esso tradisce presso chi ne è tocco l'assenza di ogni qualità ''individuale'' di cui potesse andar fiero, perocché, se così non fosse, questi non sarebbe ricorso ad una qualità che divide con tanti milioni d'individui. (1885, p. 33)
*Le decorazioni sono cambiali tirate sull'opinione pubblica; il loro valore si basa sul credito del traente. (1855, p. 34)
*L'[[onore]] è la [[coscienza]] esterna, e la coscienza l'onore interno. (1855, p. 34)
*Il [[maschio e femmina|sesso femminile]] invoca e si aspetta dal sesso mascolino assolutamente tutto; tutto ciò che desidera e tutto ciò che gli è necessario; il [[maschio e femmina|sesso mascolino]] non domanda all'altro, prima di tutto e direttamente, che un'unica cosa. (1885, p. 37)
*D'ordinario la [[gloria]] è tanto più tardiva quanto più sarà durevole, perocché tutto ciò che è squisito matura adagio. (1885, p. 45)
*L'uomo più felice è dunque colui che conduce un'esistenza senza dolori troppo forti sia nel morale, sia nel fisico, e non colui che ebbe per sua parte le gioie più vive ed i piaceri più grandi. (1885, p. 61)
*Il pazzo corre dietro ai piaceri della vita e non trova che disinganni; il saggio evitai mali. (1885, p. 62)
*[...] per non diventare infelicissimi, il mezzo più certo si è di non domandare d'esser felicissimo. (1885, p. 63)
*Quando si volesse valutare la condizione di un uomo dal punto di vista della sua felicità, bisognerebbe prender notizie non su ciò che lo diverte, ma su ciò che lo attrista, [...]. (1885, p. 64)
*Tenere le pretese il più basso possibile in proporzione colle proprie risorse d'ogni specie, ecco la via più sicura per evitare grandi guai. (1885, p. 64)
*[...] quand'anche si vivesse tanto a lungo, l'esistenza sarebbe sempre troppo corta in relazione ai piani prestabiliti; la loro esecuzione reclama sempre più tempo che non si avesse supposto; essi sono talmente soggetti, come tutte le cose umane, alle vicende della sorte e ad ostacoli d'ogni natura, che si può ben di rado condurli a compimento. (1885, p. 64)
*[...] la [[lontananza]] che impiccolisce gli oggetti per l'occhio, li ingrandisce per il pensiero. (1885, p. 67)
*Quanto più il nostro cerchio di visione, di azione e di contatto è ristretto, tanto più siamo felici; e più esso è vasto, più ci troviamo tormentati ed inquieti. (1885, pp. 67-68)
*Bastare a se stesso, esser per se stesso tutto in tutto, e poter dire: «''Omnia mea mecum porto''» (porto con me tutte le cose mie), ecco certamente la condizione più favorevole per la nostra felicità; [...]. (1885, p. 69)
*[...] chi non ama la [[solitudine]] non ama la [[libertà]], perché non si è liberi che essendo soli. (1885, p. 69)
*La così detta buona società apprezza i meriti di qualsivoglia specie, salvo i meriti intellettuali; questi anzi non vi entrano che di contrabbando. (1885, p. 70)
*Discorsi sanamente spiritosi o motti arguti non convengono che ad una società di persone d'ingegno; nella società ordinaria essi sono cordialmente detestati, perocché per piacere alle persone che la compongono bisogna essere assolutamente triviali e dappoco. (1885, p. 70)
*[...] per quanto strettamente l'amicizia, l'amore e il matrimonio uniscano gli umani, non si vuol bene, interamente e di buona fede, che a se stessi, o tutt'al più al proprio figlio. (1885, p. 70)
*Ciò che d'altra parte rende gli uomini sociabili si è che essi sono incapaci di sopportare la solitudine e di sopportare sé stessi quando sono soli. (1885, p. 71)
*[...] la sociabilità di ciascuno è in ragione inversa del valore intellettuale; [...]. (1885, p. 72)
*La solitudine offre all'uomo altolocato intellettualmente due vantaggi: il primo d'esser con sé, il secondo di non esser con gli altri. (1885, p. 72)
*[...] salvo rare eccezioni non v'ha scelta nel mondo tra l'isolamento e la [[volgarità]]. (1885, p. 74)
*La solitudine è il retaggio delle menti superiori; qualche volta succederà loro che se ne rammarichino, ma la sceglieranno sempre come il minore dei mali. (1885, p. 74)
*L'''[[invidia]]'' è naturale all'uomo, e tuttavia costituisce in un tempo stesso un vizio ed un'infelicità. (1885, p. 76)
*In faccia d'un avvenimento funesto, già compito, che per conseguenza non si può più modificare, bisogna non abbandonarsi nemmeno all'idea che forse avrebbe potuto succedere altrimenti, e meno ancora riflettere a quanto avrebbe avuto la possibilità di stornarlo; perocché si è questo precisamente che porta la gradazione del dolore fino al punto in cui diviene insopportabile, [...]. (1885, p. 77)
*Per mettersi fra la gente è utile portar seco una buona provvista di ''circospezione'' e d'''indulgenza''; la prima ci garantirà dai danni e dalle perdite, l'altra dalle contese e dagli alterchi. (1885, p. 84)
*Nessuno può vedere ''al di là di se stesso''. Voglio dire con ciò che non si può scorgere in altri più di quello che si è in se stessi, perocché ciascuno capisce e comprende un altro solamente nella misura della sua propria intelligenza. (1885, p. 86)
*Si capirà egualmente che in presenza di imbecilli o di pazzi non v'ha che ''una sola'' maniera di mostrare che si è forniti di ragione: cioè non parlare con essi. (1885, p. 86)
*Gli uomini, nella maggior parte, sono talmente personali che, in sostanza, nessuna cosa ha interesse agli occhi loro se non essi stessi, e ciò affatto esclusivamente. (1885, p. 87)
*Colui che crede che nel mondo i [[diavolo|diavoli]] non vadano mai senza corna e i pazzi senza sonagli sarà sempre loro preda o loro zimbello. (1885, p. 89)
*[[Riguardi|Guardiamoci]] bene, in ogni caso, dal formarci un'opinione molto favorevole di un uomo appena fattane la conoscenza; saremmo d'ordinario disingannati a nostra confusione e forse pure a nostro danno. (1885, p. 89)
*[...] la disposizione e la condotta degli uomini cangiano altrettanto presto quanto il loro interesse. (1885, p. 90)
*Nessun [[carattere]] è tale che si possa abbandonarlo a se stesso e lasciarlo andare liberamente; esso ha bisogno di esser guidato con nozioni e massime. (1885, p. 90)
*Il fatto d'affettare una [[qualità]], di vantarsene, è confessare di non possederla. (1885, p. 91)
*Nella stessa guisa che si porta il peso del proprio corpo senza avvertirlo mentre si sentirebbe il peso di qualunque oggetto estraneo che si volesse muovere, così non si scorgono che i difetti e i vizî degli altri e non i proprî. (1885, p. 91)
*Come la carta monetata circola sul mercato in luogo del danaro, così invece della stima e dell'amicizia genuine sono la loro dimostrazione esterna ed il loro atteggiamento imitati quanto più naturalmente è possibile, che hanno corso nel mondo. (1885, p. 92)
*La lontananza e la lunga assenza portano danno a qualunque amicizia, sebbene non lo si confessi volentieri. (1885, p. 93)
*Gli ''[[amicizia|amici]] di casa'' sono d'ordinario ben chiamati con questo nome, perché sono più attaccati alla casa che al padrone di essa; costoro somigliano ai gatti piuttosto che ai cani. (1885, p. 93)
*Compitezza è prudenza; scortesia dunque è balordaggine; farsi dei nemici senza necessità e senza motivo colla rozzezza è follia: la stessa cosa come se si dasse fuoco alla propria casa. (1885, p. 94)
*La compitezza è stabilita sopra una convenzione tacita di non osservare gli uni presso gli altri la miseria morale ed intellettuale della condizione umana e di non rinfacciarsela reciprocamente; d'onde risulta che essa appare meno facilmente con vantaggio d'ambo le parti. (1885, p. 94)
*Asteniamoci inoltre nel conversare da qualunque osservazione critica, quando pure questa fosse fatta nella migliore intenzione, perciocché offendere gli uomini è cosa facile, difficile invece, se non impossibile, correggerli. (1885, p. 95)
*Chi vuole che la sua [[opinione]] trovi credito deve enunciarla freddamente e spassionatamente. (1885, p. 95)
*In generale val meglio manifestare il proprio senno con ciò che si tace piuttosto che con ciò che si dice. Effetto di prudenza nel primo caso, di [[vanità]] nel secondo. (p. 96)
*Non v'ha [[denaro|danaro]] meglio impiegato di quello che ci siamo lasciato rubare, imperciocché esso ci ha servito immediatamente a comperare della prudenza. (1885, p. 97)
*«''Non aver [[amore e odio|amore né odio]]''» compendia metà della più alta [[saggezza|saviezza]]; «''non dir verbo e non credere in cosa alcuna''», ecco l'altra metà. Davvero che si volterà ben volentieri la schiena ad un mondo che rende necessarie regole come queste e come le seguenti. (1885, p. 97)
*I casi della nostra vita hanno anche simiglianza colle figure del caleidoscopio: ad ogni giro vediamo qualche combinazione nuova mentre in realtà abbiamo sotto gli occhi sempre la stessa cosa. (1885, p. 97)
*[...] gli avvenimenti e le nostre risoluzioni più importanti sono ordinariamente da paragonare a due forze che agiscono in direzioni differenti e di cui la diagonale rappresenta il corso della vita nostra. (1885, p. 98)
*Nella vita le cose passano come nel giuoco degli [[scacchi]]; noi ci facciamo un piano: questo però rimane subordinato a quanto piacerà fare nella partita all'avversario, e nella vita al destino. (1885, p. 98)
*Tra i cervelli ordinarî ed i sensati havvi una differenza caratteristica che si produce assai spesso nella vita privata, ed è che i primi quando riflettono sopra un pericolo possibile di cui vogliono apprezzare la grandezza, non cercano e non considerano se non ciò che ''può già esser avvenuto'' di simile; mentre gli altri pensano da se stessi ciò che ''può accadere'', [...]. (1885, p. 100)
*Tutto quello che accade, dalle più grandi alle più piccole cose, accade [[necessità|necessariamente]]. (1885, p. 101)
*Le piccole traversie che ad ogni ora ci molestano, si possono considerare come destinate a tenerci in esercizio perché la forza necessaria a sopportare le grandi sventure non abbia da infiacchirsi nei giorni felici. (1885, p. 101)
*D'ordinario sono semplicemente le loro stesse stupidaggini che la gente chiama [[destino]]. (1885, p. 101)
*Non è il carattere violento, ma la prudenza che fa apparire terribili e minacciosi; tanto il cervello dell'uomo è arma più formidabile dell'artiglio del leone. (1885, p. 102)
*Nella stessa guisa che sopra una nave non ci rendiamo conto del suo cammino se non perché vediamo gli oggetti situati sulla riva allontanarsi e quindi farsi più piccoli, così non ci avvediamo di [[invecchiamento|divenir vecchi]], sempre più vecchi, se non per il fatto che persone d'una età ognora più avanzata ci sembrano giovani. (1885, p. 110)
*La [[vita]] umana, propriamente parlando, non può esser detta lunga né corta, perocché, in sostanza, è la scala su cui misuriamo tutte le altre lunghezze di tempo. (1885, p. 114, nota 48)
*La differenza fondamentale tra la gioventù e la vecchiaja rimane sempre questa: la prima ha in prospettiva la vita, la seconda la morte; per conseguenza una possede un passato corto ed un lungo avvenire, e l'altra l'opposto. (1885, p. 115)
*La vita negli ''anni della [[senilità|vecchiaia]]'' assomiglia al quinto atto di una tragedia: si sa che la fine tragica è vicina, ma non si sa ancora quale sarà.<ref>Da ''La saggezza della vita'', Newton Compton Editori, 2012, [https://books.google.it/books?id=ptvcbsLnhtUC&pg=PT172 p. 172]. ISBN 8854142840</ref>
 
==Bibliografia==
*Gino Ditadi, ''I filosofi e gli animali'', Isonomia editrice, Este, 1994. ISBN 88-85944-12-4
*Arthur Schopenhauer, ''Aforismi sulla saggezza del vivere'', traduzione di Ervino Pocar, Longanesi, Milano, 1980.
*Arthur Schopenhauer, ''Aforismi sulla saggezza del vivere'', traduzione di Maria Teresa Giannelli, Mondadori, Milano, 1994.
*Arthur Schopenhauer, ''[http://www.liberliber.it/mediateca/libri/s/schopenhauer/aforismi_sulla_saggezza_nella_vita/pdf/aforis_p.pdf Aforismi sulla saggezza nella vita]'', traduzione di Oscar Chilesotti, Fratelli Dumolard, Milano, 1885.
*Arthur Schopenhauer, ''Il fondamento della morale'', traduzione di Ervino Pocar, Laterza, Roma-Bari, 1981.