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*Ora da Caprera sull'ala degli itali venti due grandi sventure ti mandano ricordanza di sé:<br />[[Roma]] e [[Venezia]].<br />Roma, la eterna Solima delle genti latine: la madre di quel [[Publio Cornelio Scipione|Scipione]] e di quel [[Cincinnato]] che il tuo genio ti fece parenti: Roma che dettò all'universo la ragione della civiltà: Roma che piange l'onta secolare di una corrotta teocrazia: Roma che ti ricorda sulle sue mura, più grande nella disfatta di quello che fosse mai capitano nella vittoria. (p. 8)
*Molti uomini hanno colla potente individualità rifatto un regno e risuscitata una nazione, ma da [[Cristo]] in poi, o [[Giuseppe Garibaldi]], tu sei l'unico che abbia impugnata la gran causa di tutta quanta l'umanità. (p. 9)
*Un uomo insigne per ingegno e per devozione alla patria vive ancora bandito dalla sua terra. Calunniato e levato a cielo ad un tempo, [[Giuseppe Mazzini]] ebbe forse, come tutti gli uomini grandi e superiori alla comunanza delle genti, la sventura somma di non essere compreso né da' suoi adoratori né da' suoi detrattori. I detrattori ce lo dipingono un pazzo utopista che fa della politica una scienza astrusa peggiore dell'algebra; gli adoratori invece, [...], non giurano che in nome suo, non parlano che a frasi inventate da lui, non ammettono altri al mondo che lui, e fanno di un uomo eminente e di ingegno sovrano la meschina figura di un profeta spostato. (p. 34)
*È molte volte vano parlare di pacato animo e di giusto criterio in mezzo alle [[Fazione|fazioni]], dove soventi quella fazione che ha il potere di fatto nelle mani con malo modo se ne giova a soperchiare e a vincere se non per diritto per forza. (42)
*[[Napoli]] è uno strano paese!<br />Disteso come un Re orientale sul tappeto del più bel verde che si possa vedere, coi piedi sull'azzurro e limpido Tirreno col capo sul fianco dell'ardente Vesuvio, non v'ha città al mondo che possa rivaleggiare colla capitale della Italia del mezzodì.<br />Non v'ha mare più ridente, non v' ha cielo più sereno, non v'ha terra più feconda di frutti e di fiori.<br />Tutto è bello e tutto è grande qui. Questo popolo che sonnecchia, che si lascia calpestare con una pazienza che ha del [[dromedario]] del deserto il quale soccombe sotto al peso senza muover lamento, quando l'ora della rivoluzione lo ha scosso diventa d'un tratto tigre e pantera.<br />Non v'ha gente al mondo che sia stata oppressa di più.<br />La tirannide dei Viceré Spagnuoli avea appena lasciato a quel popolo gli occhi per piangere. (p. 43)
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