Differenze tra le versioni di "Benazir Bhutto"

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*In Pakistan ogni musulmano era sempre stato libero di decidere se digiunare o no durante il mese sacro del ramadan. Sotto Zia i ristoranti pubblici e gli spacci di viveri ebbero l'ordine di chiudere dall'alba al tramonto. Nelle università veniva tolta l'acqua dalle fontane e persino nei bagni per impedire che qualcuno bevesse durante il digiuno. Bande di fondamentalisti si aggiravano per le strade e bussavano alle porte nel cuore della notte per assicurarsi che la gente preparasse il ''sehri'', il pasto da consumare prima dell'alba. Chi fumava sigarette, beveva acqua o mangiava in pubblico era punibile con l'arresto. Non doveva più esserci spazio per la scelta personale nel Pakistan, ma solo il pugno di ferro di un regime che si spacciava per religioso. (pp. 125-126)
 
*In un paese come il Pakistan dove la percentuale degli analfabeti è altissima, le dicerie e i pettegolezzi da bazar spesso si sostituivano alla verità. Per quanto sia illogica, una voce acquista una sua forza, persino nelle classi colte. (p. 128)
 
*Il colpo di stato non stava andando secondo i piani di Zia. Per tradizione, i pakistani avevano sempre abbandonato i leader che perdevano il potere e si erano schierati con il vincitore. Ma in questo caso la deposizione di mio padre ad opera di Zia ricadeva su chi l'aveva perpetrata. Anziché abbandonare mio padre, il popolo si stringeva intorno a lui e altri dirigenti politici tre settimane dopo il colpo di stato, milioni di persone sfidarono la legge marziale per ascoltare papà che si recava a visitare le principali città del Pakistan. In Occidente non si sono mai viste folle paragonabili per numero a quelle asiatiche; tuttavia, anche secondo i nostri criteri, le masse che accorrevano per salutare mio padre erano oceaniche. (p. 130)
 
*''Cogito, ergo sum'''.... Penso, dunque sono. A Oxford ho sempre avuto difficoltà con questa premessa filosofica, e ora ne ho molte di più. Penso anche quando non vorrei, ma via via ce i giorni passano, non sono affatto sicura di esistere. Per esistere davvero una persona deve fare qualcosa, deve agire e causare una reazione. Ho la sensazione che non vi sia nulla su cui possa lasciare la mia impronta.<br>L'impronta che mio padre ha lasciato in me, tuttavia, mi aiuta a continuare. Tenacia, onore, principi: nelle storie che mio padre ci raccontava da bambini, i Bhutto vincevano sempre le battaglie morali. (p. 145)
 
*La trasmissione dell'eredità politica alle donne era diventata una tradizione dell'Asia meridionale. [[Indira Gandhi]] in India, [[Sirimavo Bandaranaike]] nello Sri Lanka, Fatima Jinnah e mia madre in Pakistan, ma non avevo mai pensato che potesse accadere anche a me. (p. 148)
 
*Io credevo nella giustizia. Credevo nelle leggi e nei codici dell'etica, nelle testimonianze giurate e nel processo giudiziario. Ma di tutto questo non c'era traccia nella tragica farsa del processo contro mio padre. (p. 155)
 
==Citazioni su Benazir Bhutto==
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