Giorgio Caproni: differenze tra le versioni

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==''Genova di tutta la vita''==
{{NDRInt|Introduzione|originariamente pubblicata sulla rivista ''Weekend'' n. 42, ottobre 1977}}
===Introduzione===
*Il punto di stazione da cui guardo [[Genova]] non è quello, scelto ad arte, del turista. È un punto di stazione che si trova dentro di me. Perché Genova l'ho tutta dentro. Anzi, Genova sono io. Sono io che sono "fatto" di Genova. Per questo anche se nato a Livorno (altro porto, altra città mercantile), mi sento genovese. (p. 9)
*Per un uomo, si sa, la città che conta non è quella della fede di nascita. È la città dov'ha trascorso l'infanzia, dov'è cresciuto, dov'è andato a scuola, dov'è andato a donne, dove s'è innamorato e magari sposato: in breve, è la città dove s'è formato. È la città che lo ha formato. (p. 9)
*Tale doppia faccia di [[Genova]], infine, appare in un'altra dimensione ancora, e molto più intima: quella dello stesso spirito o animo genovese. Nell'uomo come nel paesaggio genovese vive acuto il contrasto fra la continua tentazione al dissolvimento ch'è nella stessa estatica luce marina e il ritmo d'una vita che invece tende tutta, con minuzioso accanimento, alle cose solide e ferme... (p. 13)
*S'è fatto tardi. È già buio. Ne approfitterò per godermi ancora una volta – anche se sa un po' troppo di cartolina illustrata – l'imparagonabile spettacolo della [[Genova]] notturna.<br>Dalle bianche lune delle navi [...] o dalle gialle fiamme della zona industriale, è tutto un rincorrersi e un salire di lunghe file di luci: linee oblique, linee orizzontali, linee verticali, tutte da dar l'impressione d'una vetrina di gioielliere in pieno scintillamento. O, se vogliamo un'immagine meno logora, di un firmamento rovesciatosi sulla terra e sul mare. (p. 13)
 
{{NDR|originariamente pubblicata sulla rivista ''Weekend'' n. 42, ottobre 1977}}
 
===Poesie===