Differenze tra le versioni di "Christopher Hitchens"

*{{NDR|Sui miracoli}} [...] se vi sembra di assistere a una cosa simile, ci sono due possibilità. La prima è che le leggi di natura siano state sospese (in vostro favore). La seconda è, invece, che voi abbiate equivocato o che soffriate di allucinazioni. E così la probabilità della seconda deve essere soppesata contro la probabilità della prima. Se voi sentire il racconto di un miracolo solo da una seconda o terza persona, le probabilità debbono essere conseguentemente corrette prima che possiate decidere di dare credito a un testimone il quale dichiara di avere visto qualcosa che voi non avete visto. E se parecchie generazioni vi separano dal "vedente", e non disponete di altre conferme, le probabilità devono essere modificate ancora più drasticamente. (p. 135)
*I mulini dei predicatori televisivi continuano a macinare, e i poveri continuano a finanziare i ricchi, proprio come se gli scintillanti templi e palazzi di Las Vegas fossero stati costruiti col denaro dei vincitori, anziché con quello degli spennati al gioco. (p. 152)
*Gandhi voleva che l'India tornasse a essere una società «spirituale», primitiva e fondata sui villaggi; rese molto più difficile un compromesso politico con i musulmani; era anche preparato a un ipocrita uso della violenza, qualora lo avesse ritenuto conveniente. (p. 174)
*{{NDR|Sui musulmani nell'[[Impero anglo-indiano]]}} Sotto il dominio britannico, essi avevano goduto di una certa protezione, in quanto minoranza cospicua, per non dire privilegiata, e non volevano modificare tale stato di cose per divenire un'ampia minoranza in uno stato dominato dagli indù. Così, il fatto stesso che la principale organizzazione che si batteva per l'indipendenza - il Partito del Congresso - fosse guidata da un induista dichiarato rese la conciliazione molto più difficile. Si potrebbe sostenere, e io stesso sarei d'accordo, che l'intransigenza dei musulmani avrebbe giocato in ogni caso un ruolo distruttivo. Ma il compito di convincere le masse islamiche ad abbandonare il Congresso e ad aderire alla separatista «Lega musulmana» fu reso molto più facile dall'insistenza di Gandhi sui temi induisti e dalle lunghe ore che egli ostentatamente dedicò alle pratiche di culto e al suo lavoro al filatoio. (p. 174)
*{{NDR|Su [[Mahatma Gandhi]]}} Idealizzò il villaggio indiano tradizionale, dove i millenari ritmi degli animali e delle colture determinavano le condizioni della vita umana. Milioni di persone sarebbero insensatamente morte di fame se avessero seguito le sue raccomandazioni, e avrebbero continuato ad adorare le vacche (che i sacerdoti avevano intelligentemente dichiarato «sacre», così da impedire al povero popolo ignorante di mangiarsi il proprio unico capitale nei tempi di siccità e carestia). Gandhi merita ammirazione per la sua critica a un sistema inumano come quello delle caste, che condannava i più bassi ordini della società a un ostracismo forse più crudele e definitivo di quello della schiavitù. Ma proprio nel momento in cui l'India più di ogni altra cosa aveva bisogno di un leader nazionale laico e moderno, si ritrovò un guru e un fachiro. (p. 175)
*{{NDR|Sulla [[Partizione dell'India]]}} Le sue tremende conseguenze si sono protratte fino ai nostri giorni, con l'ulteriore bagno di sangue della guerra fra musulmani che segnò l'indipendenza del Bangladesh nel 1971, con l'affermarsi di un aggressivo partito nazionalista indù, e con una contesa intorno al [[Kashmir]] che resta tuttora la più reale minaccia di guerra termonucleare. (pp. 175-176)
*In realtà, fu [[Jawaharlal Nehru|Nehru]] e non Gandhi a condurre il proprio paese all'indipendenza, anche al prezzo spaventoso della divisione. Per decenni, una solida alleanza fra le sinistre laiche inglesi e indiane aveva posto le basi, e alla fine vinto la battaglia, per la liberazione dell'India. Non c'era mai stato alcun bisogno che una figura religiosa oscurantista imponesse il suo ego su tale processo, ritardandolo e distorcendolo. (p. 176)
*Per quanto riguarda il «Mahatma», ucciso da un membro di una setta fanatica indù perché non ''sufficientemente'' devoto, si dovrebbe rimpiangere invece che non sia vissuto tanto da poter vedere l'entità del danno che aveva provocato (ma si è sollevati all'idea che non sia vissuto abbastanza per realizzare il suo ridicolo programma del filatoio). (p. 176)
*{{NDR|Su [[Osho Rajneesh]]}} Era un uomo dagli occhi grandi e profondi, con un sorriso ammaliante e un naturale, per quanto a volte sboccato, senso dell'umorismo. La sua voce sibilante, solitamente diffusa a basso volume da un microfono durante il ''darshan'' mattutino, possedeva un timbro vagamente ipnotico. In qualche modo, essa serviva ad alleviare l'altrettanto ipnotica banalità dei suoi sermoni. (p. 186)
*{{NDR|Su [[Osho Rajneesh]]}} Nel complesso, il suo insegnamento era innocuo, se non fosse stato per un cartello - affisso all'ingresso della tenda dove il guru predicava - che non ha mai mancato di irritarmi e che recitava: «Calzature e teste devono essere lasciate all'ingresso». Lì vicino c'era una pila di scarpe e sandali e io, nella mia condizione ispirata, riuscivo quasi a figurarmi una catasta di menti vuote e abbandonate attorno a questo motto meschino e letteralmente insensato. (p. 187)
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