Differenze tra le versioni di "Nelson Goodman"

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==Citazioni su Nelson Goodman==
*Nell'àmbito filosofico, nell'opera del grande filosofo americano Nelson Goodman, è possibile reperire il riconoscimento delle emozioni e del loro valore cognitivo sulla base di un'operazione di decostruzione della retorica del vero che ha afflitto tutta la tradizione culturale occidentale. Goodman mostra come filosofia e scienza non abbiano in realtà come loro fondamentale obiettivo la verità, perché ciò che in effetti ricerca lo scienziato non è la verità, ma la conferma di un'ipotesi, il suo valore predittivo, l'ampiezza delle sue applicazioni, le sue proprietà pragmatiche e estetiche. Come per Rorty anche per Goodman "vero" è un complimento che noi paghiamo ad una teoria in quanto essa ha potere predittivo: è maneggevole, coerente, consistente, in quanto assolve a criteri pragmatici e a requisiti estetici. ([[Aldo Gargani]])
*Nelson Goodman ha privilegiato i sistemi di rappresentazione e di descrizione rispetto alla sfera dei loro referenti, i quali, considerati indipendentemente dalle strutture simboliche di riferimento, perdono qualsiasi significato e consistenza: «Il nostro orizzonte è costituito dai modi di descrivere tutto ciò che viene descritto. Il nostro universo consiste, per così dire, di questi modi piuttosto che di un mondo o di mondi». Non c’è la base neutrale di una sostanza che sta sotto le differenti versioni del mondo. Quando Goodman dichiara «il mio approccio consiste in un’indagine analitica sui tipi e sulle funzioni dei simboli e dei sistemi simbolici», egli non sta specificando una varietà professionale del suo lavoro intellettuale, ma sta riconvertendo il lavoro filosofico nella direzione e nei termini di un assetto positivamente autoreferenziale delle proprie strumentazioni e delle proprie possibilità. Anziché pretendere di descrivere il mondo nel modo in cui esso è, la filosofia, dopo il «linguistic turn», diventa l’illustrazione delle sue stesse strutture formali. ([[Aldo Gargani]])
*Per essere un filosofo di estrazione logico-matematica e perfino a suo tempo neopositivistica, Nelson Goodman è forse eccessivamente ghiotto di allitterazioni e giochi di parole. Vicino ai suoi ottanta anni, professore ''emeritus'' a Harvard, autore di saggi che hanno fatto sudare già due generazioni di studenti, collocato da molti (con i quali naturalmente concordo) nel firmamento dei più grandi filosofi del Ventesimo secolo, Goodman conserva un piglio caratteriale e letterario che non esito a definire scanzonato. ([[Massimo Piattelli Palmarini]])
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