Differenze tra le versioni di "Bernardo Valli"

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*Mi sembrò un uomo mite. Pigro nei movimenti e nell'eloquio. Era un sognatore. Mi raccontò dell'influenza fascista e marxista subita negli anni parigini, quando studiava alla Sorbona. Diffidava sia dell'Occidente sia del comunismo.<ref name="assediobagdad"/>
*L'[[Stato Imperiale dell'Iran|Iran imperiale]] disponeva di enormi risorse finanziarie che consentivano grandi innovazioni, in tutti i campi. Teheran era la meta obbligata di legioni di uomini d'affari occidentali, incolonnati come questuanti davanti ai ministeri, ansiosi di proporre prodotti e progetti. Non mi passò neppure per la testa l'idea che quel successo potesse condurre a un disastro. A ritorcesi contro lo scià fu l'eccessiva modernizzazione, compresa quella culturale. La precipitosa industrializzazione, pagata con i proventi petroliferi, non dette i frutti sperati. L'Iran non era competitivo sul piano internazionale e all'interno i consumi non erano sufficienti per mantenere le attività appena create. Si accentuò il declino dell'agricoltura, ferita da una riforma che, per volontà dello scià, aveva trasformato mezzadri e fittavoli in tanti proprietari troppo piccoli per sopravvivere. Così il distacco tra le città, gonfiate da popolazioni inurbate in gran fretta, e la società rurale era aumentato, ed era cresciuto in modo vertiginoso quello tra le classi beneficiate dalla pioggia petrolifera e quelle escluse, abbandonate a se stesse. Le campagne in favore dell'emancipazione femminile e dell'alfabetizzazione fecero emergere strati sociali subito assetati di libertà adeguate al loro nuovo status. Ma un apparato poliziesco severo, e spesso spietato, reprimeva quegli slanci suscitati dalle riforme. La monarchia non fu capace di gestire la modernizzazione (l'occidentalizzazione) che essa stessa aveva voluto. Non fu capace di rinunciare a un rigido autoritarismo che comprimeva la società civile in espansione.<ref name="stradeteheran">Da [http://download.repubblica.it/pdf/diario/31012004.pdf ''Sulle strade di Teheran con la furia di un popolo''], ''la Repubblica'', 31 gennaio 2004.</ref>
*Morto il [[Mahatma Gandhi]] (assassinato nel '48) nei mesi successivi all'indipendenza, di cui si celebrerà in agosto il cinquantesimo anniversario, [[Jawaharlal Nehru|Jahawarlal]] rappresentò per il mondo il volto nobile dell'India. Un volto elegante, leggermente ironico, distaccato, nei lineamenti e nelle espressioni. Il solo atteggiamento esterno possibile, in un uomo interiormente passionale, che doveva governare con mano di ferro un paese come l'India. Egli rimane una delle rare figure di politico intellettuale riuscito. Amico devoto di Gandhi, non ne seguì ovviamente i princìpi una volta arrivato al potere. Non poteva certo governare il subcontinente secondo la dottrina della non violenza, né puntare sulla sola agricoltura nel secolo dell'industrializzazione. Ma seppe anzitutto dare e conservare la democrazia, sia pure imperfetta, in una terra che oggi conta un miliardo di esseri umani.<ref name="villaindira">Da [http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/02/07/nella-villa-di-indira-una-dinastia-al.html?ref=search ''Nella villa di Indira. Una dinastia al tramonto''], ''la Repubblica'', 7 febbraio 1997.</ref>
*La figlia [[Indira Gandhi|Indira]] non aveva distacco. Affrontava l'India di petto. Nelle campagne elettorali usava lo slogan 'l'India è Indira e Indira è l' India' . Il padre non avrebbe mai detto una cosa simile. Ed è forse con lei, nei suoi ultimi anni di governo, che la famiglia Nehru ha perduto l'aureola.<ref name="villaindira"/>
*{{NDR|Sulla [[lingua urdu]]}} Una lingua con accenti da accampamento militare.<ref name="accusepakistan">Da [http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/11/28/quelle-accuse-al-pakistan.html?ref=search ''Quelle accuse al Pakistan''], ''la Repubblica'', 28 novembre 2008.</ref>
*Al Qaeda è un'ispirazione più che un'organizzazione.<ref name="accusepakistan"/>
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