Differenze tra le versioni di "Bernardo Valli"

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==Citazioni di Bernardo Valli==
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*Acclamato nei comizi al grido di "Arik, re d'Israele", [[Ariel Sharon|Sharon]] pensa probabilmente a se stesso come a un Churchill o a un De Gaulle destinato a salvare il paese dal disastro e dal disonore. Ma alla sua indubbia popolarità non corrisponde un eguale peso politico.<ref name="muscoliperes">Da [http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1985/11/16/muscoli-di-peres.html?ref=search ''I muscoli di Peres''], ''la Repubblica'', 16 novembre 1985.</ref>
*[[Ariel Sharon|Sharon]] è un uomo politico che suscita applausi, approvazioni, ma che ottiene per fortuna, almeno per ora, pochi voti. E questo atteggiamento è forse rivelatore di quel che si agita negli animi di molti israeliani: da un lato l'intransigenza che spinge a rifiutare la minima concessione ai palestinesi, a non abbandonare un solo brandello della Cisgiordania occupata, dall'altro una certa esitazione ad affidare la gestione di quella intransigenza a uomini come Sharon, che la sbandierano con tracotanza e domani l'amministrerebbero pericolosamente.<ref name="muscoliperes"/>
*Non è il trionfo, ma è certamente un successo della "giustizia internazionale" il fatto che il governo di Belgrado abbia consegnato Slobodan Milosevic al Tribunale Penale dell'Aja. Mai, prima d'ora, un ex capo di Stato era stato affidato dal governo del proprio Paese a una giurisdizione sopranazionale. Il processo all'ex presidente jugoslavo per crimini (di guerra e contro l'umanità) sarà dunque una prima assoluta nella storia moderna. Ed è senz'altro un avvenimento che segna una svolta nella storia dei Balcani, poiché affidandosi alla giustizia dell'Occidente il governo neodemocratico serbo ne ha sposato ancor più i principi, abbandonando una tradizione nazionalista, fondata su un orgoglio con forti connotati tribali.<ref name="storicoprocesso">Da [http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/06/29/lo-storico-processo-al-tiranno.html?ref=search ''Lo storico processo al tiranno''], ''la Repubblica'', 29 giugno 2001.</ref>
*La scoperta delle fosse comuni alle porte di Belgrado ha cambiato la situazione. Per la prima volta, dopo dieci anni, i serbi hanno constatato con i loro occhi, e quindi hanno dovuto ammettere, che i crimini attribuiti a Milosevic non erano un'invenzione dei nemici della Serbia. Lo stesso governo ha fatto trasmettere alla televisione la riesumazione dei resti di kosovari trasportati e sepolti a Batajnica, un sobborgo della capitale: teschi, tibie, femori, vertebre....; scheletri frantumati di donne, bambini, vecchi; cadaveri con evidenti tracce di sevizie. Durante e dopo la guerra varie organizzazioni umanitarie avevano parlato di convogli colmi di cadaveri arrivati in Serbia. Ma la gente non ci credeva. Tutta propaganda. In quanto alle fosse comuni scoperte in Kosovo non erano poi tanto numerose. Non comunque tali da provare i massacri denunciati dalla Nato. Le nuove immagini, mostrate alla televisione mentre si discuteva dell'estradizione di Milosevic, hanno dissipato i dubbi. Soltanto gli stretti partigiani di Milosevic hanno continuato a negare.<ref name="storicoprocesso"/>
*I [[Talebani|Taliban]], adesso allo sbando, si sentivano i difensori della Umma, della comunità dei credenti musulmani, ferita da una forza materialista, atea, da un Occidente che ha decretato la morte di Dio. Se lo sono sentito ripetere nelle "dini madras", le scuole teologiche, come una litania, che l'Occidente è imperialista e coloniale, e che l'Islam fu potente prima di essere umiliato e sottomesso. La prova della sua decadenza, e di quanto fosse necessario rilanciarlo e purificarlo, era lì sotto gli occhi: stava nel fatto che dei musulmani rinnegati osavano minacciare, inseguire, uccidere i combattenti di Dio con l' aiuto determinante degli infedeli, presenti con l'aviazione della loro odiata superpotenza. La disfatta, già scritta in tutte le cancellerie e gli stati maggiore del mondo prima ancora che la guerra cominciasse, si è abbattuta sulle teste dei Taliban come un fulmine. Per loro era impensabile. Come potevano essere contraddette mille sante verità? Col tempo quelle verità riemergeranno. Non sono certo le bombe degli infedeli e dei musulmani rinnegati che possono cancellarle per sempre. Adesso pero' è un mondo che crolla.<ref name="disperazionesconfitti">Da [http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/11/19/la-disperazione-degli-sconfitti.html?ref=search ''La disperazione dei sconfitti''], ''la Repubblica'', 19 novembre 2001.</ref>
*I combattenti allo sbando in Afghanistan sono cresciuti in un clima di nazionalismo religioso (nel senso di una religione confiscata da un potere politicoteocratico) esasperato a tal punto da stampare nella loro mente convinzioni indelebili anche nel momento della resa dei conti, quando la realtà può presentarsi insieme alla morte. Nell'esercito in decomposizione non mancherebbero i suicidi. I quali possono essere un modo di sfuggire a una disfatta che equivale alla dissacrazione della guerra ritenuta santa. La delusione per essere stati abbandonati, sia pure temporaneamente, da Dio non può avere che la morte come conseguenza: anche se l'Islam è deciso, senza equivoci, netto, nel proibire il suicidio: la vita è infatti data in prestito da Dio; se ne deve dunque fare un uso accorto; non deve essere sciupata o distrutta, ma al contrario conservata fino al momento in cui chi l'ha data non decide di riprendersela.<ref name="disperazionesconfitti"/>
*La sua figura è popolare. [[Michel Aflaq|Aflaq]] fu il fondatore del partito Baath (Rinascita), al quale appartengono i miliziani armati, adesso dispersi nelle case della capitale. Fu anche l'ispiratore di Saddam Hussein. Il mausoleo. Sarebbe un ottimo bastione.<ref name="assediobagdad">Da [http://www.repubblica.it/online/esteri/iraqattaccotto/valli/valli.html?ref=search ''Assedio a Bagdad città di spettri''], ''la Repubblica'', 26 marzo 2003.</ref>
*Aflaq (un siriano di religione cristiana ortodossa) voleva strappare gli arabi dall'asservimento alla religione, a suo avviso retrogrado, e sognava una grande nazione panaraba.<ref name="assediobagdad"/>
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