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*Nel mio Paese di origine c'è una cultura molto ricca, quella persiana, ma c'è anche una dittatura. E la lingua, quando c'è un regime, non è libera. Non puoi scrivere se hai limitazioni da parte della religione, della famiglia, della politica, della cultura.<ref name="qcodemag"/>
*Chi, arrivando in un nuovo Paese, pretende di mantenere le proprie tradizioni, rischia di perdere tutto. È importante essere permeabili alla nuova società, spalancare le finestre alla lingua.<ref name="qcodemag"/>
 
==''La casa della moschea''==
=== [[Incipit]] ===
''Alef Lam Mim''. C'era una volta una casa, una casa antica, che si chiamava "la casa della moschea".<br>Era una grande casa, con trentacinque stanze. Lì, per secoli, famiglie dello stesso sangue avevano vissuto al servizio della moschea.<br>Ogni stanza aveva una funzione e un nome corrispondente a quella funzione, come la stanza della cupola, la stanza dell'oppio, la stanza dei racconti, la stanza dei tappeti, la stanza dei malati, la stanza delle nonne, la biblioteca e la stanza del corvo.<br>La casa sorgeva dietro la moschea, addossata al suo muro. In un angolo del cortile una scala di pietra portava al tetto piatto, dal quale si poteva raggiungere la moschea.<br>E al centro del cortile c'era una ''howz'', una vasca esagonale dove gli abitanti della casa si lavavano le mani e il viso prima della preghiera.<br>Adesso la casa ospitava le famiglie di tre cugini: Aga Jan, il mercante a capo del bazar tradizionale della città, Alsaberi, l'imam della casa e guida della moschea, e Aga Shoja, il muezzin.
 
=== Citazioni ===
*Il bazar è una città nella città; un'area chiusa cui si può accedere da diverse porte. Un dedalo di strade coperte da tetti a forma di cupola. Centinaia di piccoli negozi addossati l'un all'altro. (p. 22)
*Il volto del paese era profondamente cambiato, Aga Jan lo notava sempre più spesso quando viaggiava in treno. Gli abitanti del Sud erano più liberi e molto diversi da quelli di Senjan. In treno si incontravano donne senza chador e a volte perfino donne con le braccia nude. Donne con il cappello, donne con la borsetta, donne che ridevano, che fumavano. Aga Jan sapeva che era stato lo [[Mohammad Reza Pahlavi|scià]] a introdurre tutti quei cambiamenti, lo scià servo degli americani. L'America stava minando la fede della nazione e nessuno poteva farci niente. (p. 54)
*Ghalghal era al corrente di tutto. Quando parlava dell'America pareva la conoscesse come le sue tasche, gli spiegava come gli americani erano riusciti a impadronirsi del loro paese e lo governavano da dietro le quinte. Gli raccontava come si erano introdotti in Iran: "È andata così, l'America stava diventando una superpotenza e voleva usare il nostro paese come base militare contro l'[[Unione Sovietica]]. Ma [[Mohammad Mossadeq|Mossadeq]], il primo ministro eletto, era un liberale, un premier nazionalista, e si rifiutò di concedere loro quello spazio. Gli Stati Uniti non potevano più aspettare, avevano paura che l'Unione Sovietica invitasse Mossadeq a Mosca e rafforzasse la sua posizione anti-americana. Così la CIA architettò un colpo di stato e lo [[Mohammad Reza Pahlavi|scià]] lo approvò. Decisero di assassinare Mossadeq, ma l'Unione Sovietica scoprì il loro piano e lo informò subito. Mossadeq fece arrestare il gruppo di ufficiali filo-americani che stavano per compiere l'attentato e ordinò di occupare il palazzo dello scià appena in tempo in elicottero. Lo scià fuggì poi con un caccia in America."<br>"Interessante", ripose Shahbal, "non avevo mai sentito parlare di questi avvenimenti.<br>Queste cose non le scrivono nei libri di scuola", disse Ghalghal. "Vi insegnano una storia falsa."<br>"E poi cosa accadde?"<br>"Per diventare una grande potenza l'America aveva bisogno dell'Iran. L'Iran occupava una posizione strategica in Medio Oriente e aveva oltre duemila chilometri di confine con l'URSS. Così archittarono un [[Operazione Ajax|secondo colpo di stato]]. La CIA prese contatto con alcuni generali dell'esercito iraniano. Due giorni dopo, quando la gente pensava che fosse tutto finito, arrestarono Mossadeq. C'erano carri armati americani agli incroci di tutte le principali vie di Teheran e il parlamento fu occupato. Poi gli americani mandarono per le strade centinaia di banditi e di puttane, che agitavano sopra la testa il ritratto dello scià. Il giorno dopo, circondato da alcuni agenti della CIA, lo scià tornò nel suo palazzo. Lo scià è una marionetta, deve andarsene e con lui devono andarsi gli americani. (pp. 71-72)
 
==Note==
<references />
 
==Bibliografia==
*Kader Abdolah, ''La casa della moschea'', traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo, Iperborea, 2008, ISBN 978-88-7091-163-3.
 
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