Differenze tra le versioni di "Pietro Aretino"

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:''Veritas filia temporis''.
*''Qui giace il [[Paolo Giovio|Giovio]], storicone altissimo, | di tutti disse mal, fuorché dell'asino, | scusandosi col dire: egli è mio prossimo.''<ref>Questa citazione, sotto forma di epigrafe, fu scritta parafrasandone [[#Epitaffio|un'altra che il Giovio aveva scritto sull'Aretino]].</ref><ref>Citato in [[Francesco Domenico Guerrazzi]], ''Scritti'', Le Monnier, 1848, [http://books.google.it/books?id=MawpAAAAYAAJ&pg=PA188 p. 188].</ref>
 
===''Angelica''===
===[[Incipit]]===
<poem>Io vorrei dir la donna ch'ebbe il vanto
di leggiadra et angelica bellezza,
la qual l'amato ben sospirò tanto
che depose la gioia e l'alterezza,
et imparato a pianger con quel pianto
che ad altri insegnò già la sua durezza:
Medor pur chiama in suon languido e fioco,
che non l'ascolta e 'l suo mal prende a gioco.</poem>
 
===Citazioni===
*''Non si curi del ciel chi in terra vive | felice amando e del suo amor contento | né lassú brami fra le cose dive | sentir la gioia ove ogni spirto è intento, | perch'al sommo diletto par che arrive | solo il gioco amoroso, e in quel momento | che de la donna sua si bascia il viso | s'ha il medesimo ben ch'è in paradiso.'' (canto II, 1; p. 26)
*''O [[Beatitudini dalle poesie|beati]] color ch'hanno duo cori | in un sol core e due alme in un'alma, | due vite in una vita, e i loro ardori | quetano in pace graziosa et alma; | beatissimi quei ch'hanno i fervori | con desio pari scarchi d'ogni salma, | né invidia o gelosia né avara sorte | gli nega alcun piacer sino a la morte.'' (canto II, 2; p. 26)
 
===[[Explicit]]===
<poem>Seguitava la donna e dir volea
il nome suo e come disperata
partì, morto il suo dio, con pena rea
mentre istoria sì dura ha racontata,
ma le parole in bocca le rompea,
facendo a punto ne la selva entrata,
un rumor che direste, o cade il mondo,
o il centro ha fin sotto il terrestre pondo.</poem>
 
==''Dialogo nel quale la Nanna insegna alla Pippa''==
 
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Angelica''===
<poem>Io vorrei dir la donna ch'ebbe il vanto
di leggiadra et angelica bellezza,
la qual l'amato ben sospirò tanto
che depose la gioia e l'alterezza,
et imparato a pianger con quel pianto
che ad altri insegnò già la sua durezza:
Medor pur chiama in suon languido e fioco,
che non l'ascolta e 'l suo mal prende a gioco.</poem>
 
===''Astolfeida''===
Il martello ch'i' ho di voi dua, poi ch'io cangiai un fiume al mare e Roma con Venezia, vuol ch'io v'indrizzi la vita d'Astolfo e de gli altri paladini, detta da me l'Astolfeida. Io la mando a voi perché nascesti innanzi a' paladini, i quali son terra da ceci già 700 anni in circa. Voi soli avete visto e cognosciuto chi è visso e morto, chi vive ora e chi viverà poi.