Differenze tra le versioni di "Yasser Arafat"

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===[[Bernardo Valli]]===
*Arafat è il protagonista di una lotta tra due popoli che si contendono la stessa terra, in nome di antichi valori, avendo sullo sfondo la strage europea degli ebrei, i cui superstiti sono venuti a rifugiarsi, a recuperare i luoghi biblici degli antenati, su cui vivevano da secoli degli arabi musulmani: i palestinesi diventati vittime delle nostre vittime.
*Corrotto? Non certo personalmente, ma pronto a corrompere gli altri per comperarne la fedeltà. Il solo ruolo che gli calzava era quello di tenace, dignitoso prigioniero, capace di resistere alle angherie e ai soprusi. Il suo potere era in larga parte formale, poiché il Paese era occupato, spezzettato o isolato. In questa veste di recluso finiva con l'incarnare, ancora una volta, la Palestina, anch'essa repressa.</br>Ma era un ruolo improduttivo. Sterile. Meglio che ne sia uscito. Meglio anche per la sua gente, che ha bisogno di uomini nuovi. E speriamo che fuori, con la libertà, Arafat possa anche recuperare la salute.
*[[George W. Bush]], come Ariel Sharon, rifiutava di parlare con Arafat. Lo riteneva responsabile del terrorismo e non lo considerava un interlocutore valido. La scomparsa del raìs dalla scena politica e la simultanea supposta disponibilità di Bush potrebbero consentire una ripresa non solo del dialogo ma anche di veri negoziati. L' ostacolo del logoro, tenace Arafat è caduto. E i dirigenti che dovrebbero succedergli sono più che disponibili.
*L'uscita dalla ribalta politica di Yasser Arafat apre un grande vuoto in Medio Oriente: spalanca uno spazio in cui possono maturare opportunità per una ripresa del dialogo, ma in cui si può anche scatenare un ciclo di violenze ancora più tragico di quello che ogni giorno insanguina una terra troppe volte santa per essere pacifica.
*Lui è stato il creatore dell'identità palestinese. E la sua gente lo sa, lo sente. La sua malattia, la morte che lo minaccia, la sua partenza, l'eventuale non ritorno suscitano emozioni collettive. Hanno implicazioni politiche. E quindi anche questa sua ultima vicenda – che lo mette a confronto con una morte naturale, comune a tutti gli esseri umani – va analizzata con impietosa freddezza, come appunto va analizzato un avvenimento politico.
*Nella sua lunga vita politica è stato tutto: è stato il creatore dell'identità palestinese (che prima di lui non era riconosciuta); è stato il terrorista; il premio Nobel per la Pace; l'uomo di Stato rispettato; poi di nuovo il sospettato di terrorismo; e infine il reietto, al quale Gerusalemme e Washington (e i suoi lacchè) rifiutavano di parlare. E lui stesso Arafat sembrava paralizzato, avvinghiato al potere, incapace di trasferirne almeno una parte a personaggi meno condizionati dal lungo passato.
*Se [[Ariel Sharon]] persiste nel rifiutare al raìs una tomba a Gerusalemme, nella moschea di Al Aqsa, dove lui voleva essere sepolto, ci potrebbe essere la prima fiammata del dopo Arafat.
*Yasser Arafat è stato – è ancora – uno dei principali personaggi pubblici dell'ultimo mezzo secolo. È stato tra i più amati e tra i più detestati. Negli ultimi tempi la sua immagine si è annebbiata, ma egli non è certamente "fuori gioco", come sostengono Gerusalemme e Washington. Nelle memorie arabe Arafat è la Palestina, e la Palestina è per loro la prova concreta dei soprusi compiuti dagli occidentali in terra araba. O musulmana.
 
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