Differenze tra le versioni di "Sandro Pertini"

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==Citazioni di Sandro Pertini==
*Ad [[Achille Marazza]] mi legano ricordi indelebili di lotta e di impegno civile e politico. Ne ho sempre ammirato la generosità, la fede democratica, la serenità dello spirito anche nei momenti più difficili, la lealtà con gli avversari. Ci trovammo fianco a fianco nella [[guerra di Liberazione]], divisi poi nelle concezioni politiche, ma affratellati nell'amore per la Repubblica e per l'Italia. È un esempio di vita che è giusto ricordare in questi anni di turbamenti e di incertezze, ma anche di progressi, di crescita e di cambiamenti, che l'opera feconda di uomini come Marazza ha certamente contribuito a rendere possibile. (dalla prefazione al libro di Virginia Carini Dainotti, ''Achille Marazza: il nostro difficile novecento'', 1987)
*A volte capita che debba andare ai ricevimenti e allora vedo quei professionisti ricchi e provo una tale pena per loro. Hanno conquistato il denaro, sì. Hanno conquistato il successo e il potere. Eppure sono frustrati perché si sono accorti di aver avuto una vita vuota. Non vorrei essere al posto loro quando viene l'ora dei lupi. [[Ingmar Bergman]] la chiama [[L'ora del lupo|l'ora dei lupi]], cioè l'ora antelucana, l'ora in cui ci troviamo soli anche se accanto c'è la compagna della nostra vita, e non possiamo mentire a noi stessi.<ref name=fallaci>Da un'intervista di [[Oriana Fallaci]], ''L'Europeo'', Roma, 27 dicembre 1973; riportata su ''[http://www.oriana-fallaci.com/pertini/intervista.html OrianaFallaci.com]''.</ref>
*Ad [[Achille Marazza]] mi legano ricordi indelebili di lotta e di impegno civile e politico. Ne ho sempre ammirato la generosità, la fede democratica, la serenità dello spirito anche nei momenti più difficili, la lealtà con gli avversari. Ci trovammo fianco a fianco nella [[guerra di Liberazione]], divisi poi nelle concezioni politiche, ma affratellati nell'amore per la Repubblica e per l'Italia. È un esempio di vita che è giusto ricordare in questi anni di turbamenti e di incertezze, ma anche di progressi, di crescita e di cambiamenti, che l'opera feconda di uomini come Marazza ha certamente contribuito a rendere possibile. (dalla<ref>Dalla prefazione al libro di Virginia Carini Dainotti, ''Achille Marazza: il nostro difficile novecento'', 1987).</ref>
*Battetevi sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale. La [[libertà]] senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame. (dal<ref>Dal discorso di fine anno, 31 dicembre 1983).</ref>
*[[Benito Mussolini|Mussolini]] si comportò come un vigliacco, senza un gesto, senza una parola di fierezza. Presentendo l'insurrezione si era rivolto al cardinale arcivescovo di Milano chiedendo di potersi ritirare in Valtellina con tremila dei suoi. Ai partigiani che lo arrestarono offrì un impero, che non aveva. Ancora all'ultimo momento piativa di aver salva la vita per parlare alla radio e denunciare [[Adolf Hitler|Hitler]] che, a suo parere, lo aveva tradito nove volte.<ref name=miltor>Da ''A Milano e a Torino nella fiammata insurrezionale'', in ''Avanti!'', 6 maggio 1945; riportato in ''[http://www.pertini.it/cesp/doc_59.htm Pertini.it]''.</ref>
*Cade [[Salvador Allende]] al suo posto di lotta, la libertà si spegne nel Cile e si spegne anche la voce del grande poeta [[Pablo Neruda]], il poeta «della dignità umana violata». Questa voce, che aveva denunciato al mondo intero la miseria del suo popolo sfruttato, ora tace per sempre. L'ultima sua poesia fu un atto di accusa contro i generali spergiuri. La sua casa è stata distrutta, i suoi libri bruciati.<ref>Dall'intervento pubblicato con il titolo Commemorazione del Presidente della Repubblica Cilena Salvador Allende, in Atti parlamentari, VI legislatura, Camera dei Deputati, vol. 10. Discussioni, seduta del 26 settembre 1973, pp. 9145-9147; riportato in ''[http://www.centropertini.org/260973.htm CentroPertini.org]''.</ref>
*[[Cipriano Facchinetti]] apparteneva a quella categoria di idealisti che intendono pagare di persona per la loro idea. [...] Cessata la tempesta, egli ritornò in Patria; ma non trasformò le sofferenze e le persecuzioni patite in una cambiale da farsi pagare. Gli bastava la consapevolezza, egli puro mazziniano, di aver sempre compiuto il proprio dovere. Questo gli era sufficiente, sicché quando viene nominato Ministro, non si monta la testa: modesto era e modesto rimase. Egli considerò quell'incarico come un posto di lotta, da cui gli derivavano maggiori responsabilità e quindi l'obbligo di compiere con maggiore scrupolo il proprio dovere. [...] Apparteneva alla schiera di quegli uomini politici che non vogliono che la politica si trasformi in un mercato, in cui si barattano interessi personali, oppure in un trampolino per raggiungere cariche, prebende, onori. Egli considerava, come noi consideriamo, la politica un'alta missione, che più che procurar diritti impone doveri. Facchinetti pensava che la politica deve esser fatta con cuore puro e con mani pulite. Per questa ragione ha sempre servito in umiltà il suo partito, con piena dedizione, senza mai nulla chiedere, dando sempre. Questa è stata la divisa politica di Cipriano Facchinetti. (da ''Discorsi parlamentari 1945-1976'', a cura di Marina Arnofi, Laterza, 2006)
*Il [[fascismo]] per me non può essere considerato una fede [[politica]]. Sembra assurdo quello che dico, ma è così: il fascismo a mio avviso è l'antitesi delle fedi politiche, il fascismo è in contrasto con le vere fedi politiche. Non si può parlare di fede politica parlando del fascismo, perché il fascismo opprimeva tutti coloro che non la pensavano come lui. <ref>[http://www.pertini.it/cesp/video/tolleranza.wmv CESP Centro Espositivo Sandro Pertini] Intervista.</ref>
*Con i fascisti non si discute. Con ogni mezzo li si combatte. Il fascismo non è fede politica, come per la resistenza li ho combattuti e li combatterò sempre.<ref>http://www.direttanews.it/2015/01/26/cremona-veleni-dopo-il-corteo-non-e-antifascismo/</ref>
*Il modo migliore di pensare ai morti è pensare ai vivi.<ref>Dalla (Dichiarazionedichiarazione a seguito del terremoto in Irpinia); citato in ''[http://www.raistoria.rai.it/articoli/terremoto-in-irpinia-pertini-aiutate-i-vivi/11362/default.aspx Raistoria.rai.it]'', 25 novembre 1980.</ref>
*Il compagno [[Stalin]] ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L'ultima sua parola è stata di pace. [...] Si resta stupiti per la grandezza di questa figura che la morte pone nella sua giusta luce. Uomini di ogni credo, amici e avversari, debbono oggi riconoscere l'immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto.<ref>Citato in Vittorio Messori, ''Pensare la storia'', Edizioni San Paolo, Milano, 1992, p. 111.</ref>
*Io speravo che ad Atene i capi di Stato raggiungessero un accordo per dar vita veramente all'[[Unione Europea|unità europea]], per fare dell'Europa una grande nazione che con il suo potenziale umano, tecnologico, con la sua trazione storica, farebbe sentire il suo peso fra le due superpotenze. Invece ad Atene si è impedita questa vera unità europea. Si vogliono escludere nazioni come la [[Spagna]] e il [[Portogallo]] per la questione degli agrumi, del vino. Questo è un ragionare da mercanti, non è più ragionare da uomini politici che hanno a cuore veramente le sorti dell'Europa e quindi del mondo intero.<ref>Dal messaggio di fine anno del 1983; riportato in ''[http://presidenti.quirinale.it/Pertini/documenti/per_disc_31dic_83.htm Quirinale.it]''.</ref>
*La borghesia [[Italia|nostrana]] – la più gretta, egoistica e meschina di tutte le borghesie d'Europa, ostile a ogni rinnovamento sociale, aggrappata ai residui della feudalità – non esita a spingere il fascismo, uscito da una sanguinosa avventura nazionalistica, contro la classe operaia nella insensata idea di arrestarne l'ascesa.<ref>Da ''La Resistenza secondo Risorgimento nazionale'', in ''Gioventù socialista'', aprile 1954; riportato in ''[http://www.pertini.it/cesp/doc_61.htm Pertini.it]''.</ref>
*La [[Costituzione della Repubblica italiana|Costituzione]] è un buon documento; ma spetta ancora a noi fare in modo che certi articoli non rimangano lettera morta, inchiostro sulla carta. In questo senso la [[Resistenza italiana|Resistenza]] continua.<ref>Da ''Il libretto rosso di Pertini'', a cura di Massimiliano Di Mino e Pier Paolo Di Mino, Castelvecchi Purple Press, Roma, 2011, p. 31. ISBN 978-88-95903-50-7</ref>
*[[Benito Mussolini|Mussolini]] si comportò come un vigliacco, senza un gesto, senza una parola di fierezza. Presentendo l'insurrezione si era rivolto al cardinale arcivescovo di Milano chiedendo di potersi ritirare in Valtellina con tremila dei suoi. Ai partigiani che lo arrestarono offrì un impero, che non aveva. Ancora all'ultimo momento piativa di aver salva la vita per parlare alla radio e denunciare [[Adolf Hitler|Hitler]] che, a suo parere, lo aveva tradito nove volte.<ref name=miltor>Da ''A Milano e a Torino nella fiammata insurrezionale'', in ''Avanti!'', 6 maggio 1945; riportato in ''[http://www.pertini.it/cesp/doc_59.htm Pertini.it]''.</ref>
*Nessuno può negare che la [[P2]] sia un'associazione a delinquere. (citato in M. Guarino – F. Raugei, ''Gli anni del disonore'', Dedalo 2006, p. 7)
*Noi socialisti, quando non sappiamo cosa combinare, ci dividiamo. Se domani tre socialisti finiscono naufraghi in un'isola deserta, sa cosa fanno? Prima issano un cencio bianco perché una nave li veda, poi strappano il cencio in tre parti e formano tre correnti del Partito socialista.<ref name=fallaci/>