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==''Principia philosophiae''==
[[File:Principia philosophiae.tif|thumb|''Principia philosophiae'', 1685]]
*Nell'istante in cui respingiamo [...] tutto ciò di cui possiamo dubitare [...], non possiamo supporre alla stessa stregua che non esistiamo noi che dubitiamo della verità di tutto ciò: infatti la repugnanza a concepire che quello che pensa non esiste all'atto che pensa, non è tale da impedirci, malgrado ogni stravagante supposizione di credere che la conclusione: ''Io penso, dunque sono''<ref>In lingua originale: «''Ego cogito ergo sum.''» {{cfr}} [[w:Cogito ergo sum|voce su wikipedia]].</ref>, sia vera e che sia pertanto la prima cosa e più certa che si presenti a un pensiero ordinato.<ref>Citato in Dario Antiseri e Giovanni Reale, ''Storia della filosofia'', Vol. 5, ''Empirismo e Razionalismo'', Giunti, [https://books.google.it/books?id=stSgDQAAQBAJ&pg=PT84 p. 84]. ISBN 8858762533</ref> ({{Source|la:Principia philosophiae|Non posse a nobis|parte I, 7}})
*Le percezioni dei [[sensi]] non insegnano che cosa ci sia veramente nelle cose; ma che cosa giovi o nuoccia al corpo umano. ({{Source|la:Principia philosophiae|Sensuum perceptiones|parte II, 3}}; in ''Estensione e movimento'', p. 144)