Differenze tra le versioni di "Manlio Cancogni"

Nessun cambiamento nella dimensione ,  2 anni fa
m
→‎Citazioni: formattazione
m (→‎Citazioni: indicazione pagine, Misiano -> Wikipedia)
m (→‎Citazioni: formattazione)
*Centinaia di ragazzi quel giorno<ref>Il 15 aprile 1919, a Milano, nazionalisti, fascisti, allievi ufficiali e arditi assaltarono e devastarono la sede del quotidiano socialista Avanti! {{cfr}} [[w:Avanti!|voce su Wikipedia]].</ref>diventarono fascisti. La vista della strage di tanta carta stampata li aveva esaltati. Sognavano di far subire la stessa sorte ai registri delle scuole, alle cattedre, e magari a qualche professore.<br>«L<nowiki>'</nowiki>''Avanti!'' non c'è più! L<nowiki>'</nowiki>''Avanti!'' non c'è più!» cantavano i fascisti tornando sui loro passi. Giunti in via Paolo da Cannobio si ammassarono sotto le finestre del ''Popolo d'Italia'' per rendere omaggio a Mussolini. (Capitolo primo, p. 27-28)
 
*L'indomani {{NDR|delle aggressioni degli squadristi}}, i contadini, i capilega o qualche dirigente socialista, andavano dai carabinieri a denunciare le bastonature, i ferimenti, le uccisioni, gli incendi, il saccheggio: i carabinieri li cacciavano via, e, se insistevano, li arrestavano. Avevano l'ordine di fare così. Nessuno osava testimoniare contro il capitano [[Cesare Forni|Forni]] che si faceva vedere in pubblico durante il giorno, alto e grosso, con la faccia spavalda, come se niente fosse accaduto. Eppure tutti sapevano che era alla testa delle squadre. (Capitolo terzo, p. 69)
 
*Carosi<ref>«Nel pisano primeggiava su tutti Sandro Carosi, un farmacista di Vecchiano ch'era diventato il terrore della provincia», M. Cancogni, ''op. citata'', p. 106.</ref> giocava con l'arma e intanto guardava, senza parlare, gli operai e i contadini che, dal momento che i fascisti erano entrati, tacevano fermi ai loro tavoli con le carte in mano. «Tu», disse indicandone uno. L'interpellato guardava impaurito ora gli amici ora il fascista. «Mettiti là», disse Carosi. Indicandogli il punto con la pistola lo fece andare in fondo alla stanza con le spalle appoggiate al muro. Si alzò, si accostò a una credenza, prese da una fruttiera una mela, la mise sulla testa dell'uomo. «Adesso sta' fermo», disse. Andò al capo opposto della stanza, puntò la pistola, fece fuoco. L'uomo scivolò per terra colpito in fronte. Si chiamava Pietro Pardi. (Capitolo VI, p. 107)
 
20 094

contributi