Differenze tra le versioni di "Massimo Piattelli Palmarini"

→‎Scienza come cultura: Giuseppe Sermonti
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*Viveva tra noi, ma poco ce ne curavamo. Era discretamente affiorato nella cronaca qualche anno fa, per via di certe sue coraggiose iniziative radicali in difesa degli obiettori di coscienza, che gli attirarono i rigori della legge. Ricordo come a Parigi, nel 1979, partecipante a un convegno internazionale sui fondamenti della scienza organizzato dal suo editore, Einaudi, e dall'Istituto italiano di cultura, [[Bruno de Finetti]] parlasse con ''humour'' e noncuranza del suo rischio di finire nelle patrie galere. La sola idea di de Finetti in prigione, invece, a noi stringeva il cuore. Proprio, lui, l'ultimo dei giusti? Alla fragilità, quasi alla trasparenza del suo fisico, facevano contrasto la nobiltà del comportamento e la luce dell'intelletto, collimate come quelle di un laser. (IV Galleria dei filosofi. Bruno de Finetti, ovvero il soggetto della probabilità, p. 147)
 
*Indubbiamente c'è qualcosa in [[Giuseppe Sermonti]] che infastidisce. Sarà la grinta polemica del suo scrivere e del suo parlare, sarà la sua personalità volutamente ombrosa e quel suo aspetto così serio, quasi da studioso tedesco ''fin de siécle'' che intimidisce. Molti miei colleghi biologi rifiutano addirittura di parlargli, un po' perché lo reputano di idee politiche troppo a destra. Sia come si vuole, penso, che abbiano torto. (VI Terza sala: il livello mancante. Platone, la scimmia e il biscazziere, p. 207)
 
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