Differenze tra le versioni di "Massimo Piattelli Palmarini"

→‎Scienza come cultura: compenetrazione tra scienza e narrativa
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*Per essere un filosofo di estrazione logico-matematica e perfino a suo tempo neopositivistica<ref>Neopositivismo o positivismo logico, {{cfr}} [[w:Positivismo logico)|voce su Wikipedia]].</ref>, [[Nelson Goodman]] è forse eccessivamente ghiotto di allitterazioni e giochi di parole. Vicino ai suoi ottanta anni, professore ''emeritus'' a Harvard, autore di saggi che hanno fatto sudare già due generazioni di studenti, collocato da molti (con i quali naturalmente concordo) nel firmamento dei più grandi filosofi del Ventesimo secolo, Goodman conserva un piglio caratteriale e letterario che non esito a definire scanzonato. (I Vestibolo: ritratti degli eroi fondatori. Nelson Goodman, o il risveglio di un sogno viennese, p. 75)
 
*Se fosse legittimo ricapitolare la filosofia di chiunque in un solo slogan (ricordate [[Karl Marx|Marx]] con «i filosofi hanno variamente interpretato il mondo, mentre il problema è quello di cambiarlo», oppure [[Immanuel Kant|Kant]] con «il cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi»?), beh, allora lo slogan di [[Nelson Goodman|Goodman]] sarebbe «la mente e il mondo creano la mente e il mondo». (I Vestibolo: ritratti degli eroi fondatori. Nelson Goodman, o il risveglio di un sogno viennese, p. 76)
 
*La letteratura italiana di questi ultimi anni ci ha donato tre luminosi esempi di compenetrazione tra scienza e narrativa.<br>Si tratta di opere tra loro diverse, scolpite ciascuna in una roccia speciale, eppure tanto simili e singolari da formare, agli occhi di un lettore sintonizzato con la produzione internazionale, un qualcosa che potremmo chiamare se non una «scuola», certo una sensibilità. Parlo del ''Sistema periodico'' di Primo Levi, del ''Caso Majorana'' di Leonardo Sciascia e del raffinato ''pastiche'' ''Se una notte d'inverno...'' di Italo Calvino. (II Prima sala: scienza e letteratura. Quando il romanzo «parla» la scienza, p. 95)
 
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