Differenze tra le versioni di "Pier Paolo Pasolini"

m
nessun oggetto della modifica
m
*Il monoteismo contadino dopo esser stato per tanto tempo modulo e strumento di potere viene buttato a mare dal potere industriale. Strano! Un modello di un "consumatore" non può piú essere un modello di dignità paterna! Il consumatore deve essere un uomo leggero, infantile, volubile, curioso, giocherellone, credulo. Il compratore è sostanzialmente una fanciulla. S'infrange il monoteismo col padre che dà, non prende; s'infrange con i suoi domini storici della piccola borghesia occidentale e rossa, lasciando il posto a un politeismo dei Beni donati da un Padre che non vuol farsi imitare?<ref>Da ''Che fare col «buon selvaggio»'', ''L'illustrazione italiana''; citato in Francesco Cataluccio, ''[http://www.ilpost.it/francescocataluccio/2015/10/30/pier-paolo-pasolini-2/ Ripensando Pasolini]'', ''ilPost.it'', 30 ottobre 2015.</ref>
*Il [[Partito Comunista Italiano|Partito comunista]] è una specie di paese nel paese, una specie di paese pulito e morale in un paese sporco e profondamente immorale.<ref>Citato in Francesco Cataluccio, ''[http://www.ilpost.it/francescocataluccio/2015/10/30/pier-paolo-pasolini-2/ Ripensando Pasolini]'', ''ilPost.it'', 30 ottobre 2015.</ref>
*Il senso di pace, di avventura che mi dà l’essere in questo albergo nell’interno di [[Isola d'Ischia|Ischia]], è una di quelle cose che ormai la vita dà così raramente.<ref>Citato in Paolo Conti, ''[http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=599d6f9dc5251 Mare & amore a Ischia. Un mito da Boccaccio alle due amiche geniali]'', ''Corriere della Sera'', 23 agosto 2017, p. 10.</ref>
*Il [[successo]] non è niente. Il successo è l'altra faccia della persecuzione. E poi il successo è sempre una cosa brutta per un uomo.<ref>Dall'intervista di Enzo Biagi nella puntata del 27 luglio 1971 (che non andò mai in onda) del programma televisivo ''Terza B, facciamo l'appello''.</ref>
*In realtà lo schema delle crisi giovanili è sempre identico: si ricostruisce a ogni generazione. I ragazzi e i giovani sono in generale degli esseri adorabili, pieni di quella sostanza vergine dell'uomo che è la speranza, la buona volontà: mentre gli adulti sono in generale degli imbecilli, resi vili e ipocriti (alienati) dalle istituzioni sociali, in cui crescendo, sono venuti a poco a poco incastrandosi. Mi esprimo un po' coloritamente, lo so: ma purtroppo il giudizio che si può dare di una società come la nostra, è, più o meno coloritamente, questo. Voi giovani avete un unico dovere: quello di razionalizzare il senso di imbecillità che vi dànno i grandi, con le loro solenni Ipocrisie, le loro decrepite e faziose Istituzioni. Purtroppo invece l'enorme maggioranza di voi finisce col capitolare, appena l'ingranaggio delle necessità economiche l'incastra, lo fa suo, l'aliena. A tutto ciò si sfugge solo attraverso una esercitazione puntigliosa e implacabile dell'intelligenza, dello spirito critico. Altro non saprei consigliare ai giovani. E sarebbe una ben noiosa litania, la mia.<ref>Da ''Le belle bandiere. {{small|Dialoghi 1960–1965}}'', a cura di Gian Carlo Ferretti, Editori Riuniti, Roma, 1996, p. 137.</ref>
2 792

contributi