Differenze tra le versioni di "J. M. Coetzee"

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*Vorrei tornare per l'ultima volta ai luoghi di morte che ci circondano, i [[Mattatoio|macelli]] ai quali noi, in un massiccio sforzo comune, chiudiamo i nostri cuori. Ogni giorno ha luogo un nuovo olocausto, e tuttavia, a quanto vedo, il nostro essere morale non ne viene neppure scalfito. (p. 47)
*Chissà perché, pensa, sua madre ha accettato di rispondere alle domande del pubblico. Dovrebbe sapere che le [[Conferenza|conferenze]] attirano pazzi e squilibrati come un cadavere attira le mosche. (p. 48)
*Ciò che teme, mentre la conversazione langue, è che qualcuno se ne venga fuori con quella che lui chiama La Domanda – «Ms. Costello, che cosa l'ha indotta a diventare [[vegetarianismo|vegetariana]]?» – e a quel punto lei, dandosi grandi arie, faccia ricorso a quella che lui e Norma chiamano La Risposta di [[Plutarco]]. Dopodiché toccherà a lui e a lui soltanto riparare il danno.<br>La risposta in questione viene dai saggi morali di Plutarco. Sua madre la conosce a memoria; lui sa riprodurla solo in modo imperfetto. «Lei mi domanda per quale ragione mi astengo dal mangiare carne. Io d'altra parte mi meraviglio come lei possa appressarsi alle labbra la carne del morto animale, mi meraviglio che non trovi ripugnante masticare la carne di animali scannati e smembrati e ingerire la marcia delle ferite mortali».<ref>{{Cfr}} [[Plutarco]]: «Tu ti chiedi per quale motivo Pitagora si astenesse dal mangiar carne? Io per parte mia mi domando stupito quale evenienza, quale stato d'animo o disposizione mentale abbia spinto il primo uomo a compiere un delitto con la bocca, ad accostare le labbra alla carne di un animale morto e a definire cibo e nutrimento, davanti a tavole imbandite con corpi morti e corrotti, membra che poco prima digrignavano i denti e gridavano, che potevano muoversi e vedere. Come poteva il suo sguardo tollerare l'uccisione delle vittime sgozzate, scuoiate, smembrate, il suo olfatto resistere alle esalazioni, come ha fatto il senso di contaminazione a non dissuadere il palato, a contatto con le piaghe di altri esseri, nel ricevere i succhi e il sangue putrefatto di ferite mortali?».</ref> Plutarco sa come troncare una conversazione: è per via della parola «marcia». Tirare in ballo Plutarco è come gettare il guanto; dopo, non è possibile prevedere che cosa accadrà. (p. 50)
*«Ma il suo vegetarianismo, Ms. Costello,» precisa il rettore Garrard gettando acqua sul fuoco «nasce da una convinzione morale, non è così?».<br>«No, non credo» risponde sua madre. «Nasce dal desiderio di salvarmi l'anima».<br>Ora c'è veramente un gran silenzio, interrotto solo dal tintinnio dei piatti mentre le cameriere depongono la meringata davanti a ciascun commensale.<br>«Be', ha tutto il mio rispetto» dice Garrard. «Come scelta di vita».<br>«Le scarpe che indosso sono di pelle» dice sua madre. «Anche la mia borsa è di pelle. Se fossi in lei non esagererei con il rispetto».<br>«La coerenza» mormora Garrard. «La coerenza è lo spauracchio delle menti anguste.<ref>{{Cfr}} [[Ralph Waldo Emerson]]: «Una stupida coerenza è l'ossessione di piccole menti».</ref> Di certo si può tracciare una distinzione fra mangiare carne e indossare accessori di pelle».<br>«Sono gradi diversi di oscenità» ribatte lei. (p. 56)
*È stato dai mattatoi di Chicago che i nazisti hanno imparato a lavorare industrialmente i corpi. (pp. 65-66)
*«È stata una visita così breve che non ho avuto il tempo di capire come mai ti prendi tanto a cuore la questione animale».<br>Lei guarda i tergicristalli muoversi avanti e indietro. «In realtà» spiega «non te l'ho detto, come mai, oppure non oso dirtelo. Se penso alle parole da usare, mi sembrano così eccessive che vorrei pronunciarle contro un cuscino o in una buca nel terreno, come Re Mida».<br>«Non ti seguo. Cos'è che non puoi dire?».<br>«È che non so più dove sono. Mi sembra di essere perfettamente a mio agio tra la gente, di avere rapporti perfettamente normali. È possibile, mi chiedo, che tutti quanti siano complici di un crimine di proporzioni stupefacenti? Sono tutte fantasie? Devo essere pazza. Eppure ogni giorno ne vedo le prove. Le stesse persone che sospetto le producono, me le mostrano, me le offrono. Cadaveri. Frammenti di cadaveri che hanno comprato in cambio di denaro.<br>«È come se andassi a trovare degli amici, e dopo che ho fatto un'osservazione gentile sulla lampada che hanno in salotto, loro dicessero: "Sì, è bella, vero? È in pelle di ebrea polacca; secondo noi è la migliore, la pelle delle vergini ebree polacche". Poi vado in bagno e sull'involto di una saponetta c'è scritto: "Treblinka – 100% stearato umano". Sto forse sognando?, mi chiedo». (pp. 84-85)
* John M. Coetzee, ''Aspettando i barbari'', traduzione di Maria Baiocchi, Einaudi, Torino, 2000.
 
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