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==Citazioni di Michel Menu==
*''Camminare davanti, sempre davanti! | Restare in piedi, quando gli altri di siedono. | Sorridere quando essi stringono i denti. | Offrire la propria acqua, quando hanno sete. | E il proprio cuore, quando ne hanno bisogno. | Portare su di sé la fatica dei deboli. | Illuminare quanti sono nelle tenebre. | Sperare per sei.Volere per dieci. | E, la sera, quando tutto dorme, elevare al Signore la propria anima, | e lasciarGli fare... il resto.''<ref>Traduzione su ''[http://www.goum.it/raid.html Goum.it]''</ref>
:''Marcher devant, toujours devant! | Rester debout quand ils s'assoient | sourire quand ils serrent les dents. | Donner sa flotte quand ils ont soif. | Et son coeur quand ils n'en ont plus. | Porter la fatigue des faibles, | eclairer ceux qui sont dans le noir, | espérer pour six, vouloir pour dix. | Et le soir, quand tous se taisent, parler pour eux au Seigneur | et Le laisser faire... le reste.''<ref>{{fr}} Citato in Benoît Vandeputte, ''Mon ABC du scoutisme'', Editions du Cerf, 2016, [https://books.google.it/books?id=quz1CwAAQBAJ&pg=PT48 p. 48]. ISBN 2204111236</ref>
 
===Citazioni===
*L'assenza di un limite assoluto, sia esso religioso o civico, lascia sviluppare, in un'ipercrescita, il vigore del loro spirito critico, fino a sconfinare nel nichilismo. [...] Senza limiti e senza doveri, non si trova una vocazione. Si perde il senso del destino. (p. 35)
*Qualunque possa essere la sua data di nascita, gli effettivi del suo liceo, l'importanza del suo caseggiato, o il contesto climatico, un ragazzo dai 15 ai 20 anni è, prima di tutto, un giovane uomo euforico. Appartiene alla Specie prima di appartenere al gruppo e, a fortiori, a un'entità tanto fugace come quella delle età. È nato per essere attore del suo ruolo. Sta per amare, sposarsi , generare, portare attorno a sé e con le sue proprie mani, la miseria o la gioia, la pace o la morte, il Giusto o l'Assurdo. (p. 45)
*Tutti coloro che hanno avuto successo avevano una qualità comune: per essi gli uomini contavano prima di tutto, lo Scautismo era per essi una parola: "i ragazzi". Nelle conversazioni li nominavano uno per uno. Ogni tecnica, ogni tappa dell'avventura, ogni giuoco, ogni colpo duro, erano Giacomo, Remo, Daniele, Paolo, Maurizio... il loro Scautismo non era direttivo ma liberatore. Essi liberavano tanto meglio quanto più conoscevano i loro ragazzi, uno ad uno, e li amavano uno ad uno, ciascuno con i suoi difetti e con i suoi pregi. L'avventura per essi, era quella dell'anima dei loro ragazzi. (p. 343)
 
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