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*''Di nuovo vagando nell'antico parco, | oh, calma dei gialli e rossi [[fiore|fiori]], | anche voi in lutto, voi dolci dèi, | e l'autunnale oro dell'olmo. | Immobile spicca nell'azzurrino stagno | la canna, a sera ammutolisce il tordo. | Oh! curva allora anche tu la fronte | dinanzi al marmo diroccato degli avi.'' (''Nel parco''<ref>In ''Poesie'', 1997, p. 49.</ref>)
*''L'azzurra fonte ai tuoi piedi, misteriosa la rossa calma della tua bocca, | abbuiata dal sopore del fogliame, dal cupo oro di maceri girasoli. | Le tue palpebre sono gravi di papavero e sognano sommesse sulla mia fronte. | Soavi [[campana|campane]] solcano il petto d'un tremito. Una nuvola azzurra | è il tuo volto su me calato nel crepuscolo. | Una canzone sulla chitarra, che risuona in taverna straniera, | i selvaggi cespugli di sambuco laggiù, un giorno di novembre da gran tempo trascorso, | passi familiari sulla scala in penombra, la vista di travi scurite, | un'aperta finestra, a cui rimane sospesa una dolce [[speranza]]; | indicibili sono, o Dio, queste cose, e si cade in ginocchio.'' (da ''Per via''<ref>In ''Poesie'', 1997, pp. 61-62; citato in [[Vittorio Santoli]], ''La letteratura tedesca moderna'', con un'analisi della letteratura contemporanea di [[Marianello Marianelli]], Sansoni/Accademia, Firenze/Milano, 1971, pp. 330-331.</ref>)
*Che t'inchioda sulla scala diroccata, nella casa dei tuoi padri? Un nero di piombo. Che sollevi con mano d'argento agli occhi; e le palpebre ripiombano come ebbre di papavero? Ma traverso il muro di pietra tu vedi il cielo stellato, la Via Lattea, Saturno; rosso. Furioso al muro di pietra picchia l'albero spoglio. Tu su scalini in rovina: albero, stella, pietra! Tu, azzurra fiera, che sommessa trema; tu, il pallido sacerdote che la scanna sul nero altare. Oh il tuo sorriso nel buio, triste e cattivo, che un bimbo nel sonno impallidisce. Una rossa fiamma balzava dalla tua mano e una farfalla s'abbruciava. Oh il flauto della luce; oh il flauto della morte. Che t'inchiodava sulla scala in rovina nella casa dei tuoi padri? Là alla porta picchia un angelo con dito di cristallo. (Da ''Metamorfosi del male''<ref>In ''Poesie'', 1997, pp. 88-89.</ref>)
*Sublime è il silenzio della foresta, buio inverdito e i muscosi animali, che svolazzano in alto, quando scende la notte. Oh! l'orrore, poi che ogni essere conosce la sua colpa, va per sentieri di spine. Così trovò egli nel roveto la bianca figura della bimba, sanguinante pel manto del suo fidanzato. Ma egli stava sepolto nella sua chioma d'acciaio muto e dolorante innanzi a lei. Oh gli angeli raggianti, che il vento purpureo della notte disperse. La notte abitava egli in grotta di cristallo e la lebbra cresceva, d'argento, sulla sua fronte. Ombra, scendeva egli l'ultimo sentiero sotto stelle autunnali. (da ''Sogno e ottenebramento'',<ref> In ''Poesie'', 1997, p. 117.</ref>)
*Amara è la morte, il cibo degli oppressi di colpa; nella bruna ramura del tronco franavano ghignando i volti di terra. Ma sommesso cantava quegli nell'ombra verde del lilla, quando si destava da sogni maligni; soave compagno di giochi gli s'avvicinava un angelo roseo, così ch'egli, mite fiera, si assopiva incontro alla notte; e vedeva il viso stellare della purità. D'oro piegavano i girasoli sulla siepe del giardino, come veniva l'estate. Oh l'alacrità delle api e la verde fronda del noce, i temporali trascorrenti. Argenteo fioriva anche il papavero, recava in verde pisside i nostri notturni sogni di stelle. (da ''Sogno e ottenebramento''<ref>In ''Poesie'', 1997, p. 121.</ref>)
*''L'ombra, straniero, che hai perduta | nel rosso del tramonto: | un truce corsaro | nel salso mar della tristezza.'' (da ''Il sonno''<ref>In ''Poesie'', 1974, p. 111.</ref>)
*''Oscure canzoni modula dentro di me | la tua bocca purpurea, | la tacita casetta della nostra infanzia, | obliate leggende, || come se stessi, mite animale, | nell'onda cristallina | della fresca sorgente, | e fiorissero intorno le [[viola (botanica)|viole]].''(da ''Così piano suonano''<ref>In ''Poesie'', 1974, p. 137.</ref>)
*''In scura terra riposa il sacro straniero. | Dalle dolci labbra il dio gli prese il lamento, | quando egli cadde nel fior degli anni. | Un fiore azzurro | sopravvive il suo canto nella notturna casa dei dolori.'' ( ''A Novalis'' (seconda versione)<ref>In ''Poesie'', 1974, p. 137.</ref>)
 
{{Int|Riportate in [[Rainer Maria Rilke]], ''Poesie''|Traduzioni di [[Giaime Pintor]]}}
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