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* Io non preferirei né l'uno né l'altro; ma, se fosse necessario o commettere ingiustizia o subirla, sceglierei il subire ingiustizia piuttosto che il commetterla. (Socrate)
* Quant'è difficile confutarti, Socrate! Ma non riuscirebbe a confutarti anche un bambino, dimostrandoti che non dici il vero? (Polo)
*POLO: Ti metti a dire cose assurde, Socrate!<br />SOCRATE: E cercherò di far sì che anche tu, amico mio, dica le stesse cose che dico io.
*La verità non si confuta mai. (Socrate)
*I felici sono felici per il possesso della giustizia e della temperanza e gli infelici, infelici per il possesso della cattiveria. (Socrate)
SOCRATE: Quello di cui chiedi, o Critone, è Eutidemo, mentre quello seduto vicino a me a sinistra è suo fratello Dionisodoro: anch'egli prende parte alle discussioni.<br />
CRITONE: Non conosco nessuno dei due, o Socrate. Come sembra sono nuovi sofisti. Di che paese sono? E qual è la loro sapienza?<br />
SOCRATE: Costoro, come credo, sono originari di Chio o lì vicino, ma emigrarono a Turi. Esiliati di là vivono in questi luoghi già da molti anni. Quanto a ciò su cui mi interroghi, la loro sapienza, è meravigliosa, o Critone: sono veramente sapientissimi. Prima io non sapevo che cosa fossero i pancraziasti perché costoro sono perfettamente pronti ad ogni genere di combattimento, ma non com'erano i due fratelli pancraziasti Acarnani. Quei due infatti erano capaci di combattere solo col corpo, questi, invece, sono in primo luogo fortissimi fisicamente – essi sono molto abili a combattere in armi e sono in grado di rendere tale un altro che paghi loro un onorario –; in secondo luogo sono eccellenti nel combattere la battaglia nelle aule di giustizia e nell'insegnare ad altri a pronunciare e a scrivere discorsi adatti ai tribunali.
 
====Ruggiero Bonghi====
'''Critone.''' Non conosco, Socrate, né lʹuno né dʹaltro. Son deʹ nuovi sofisti, pare. Di dove sono? E che sapienza<ref>Sapienza, in greco, è σοϕία, come tutti sanno. E sofista vuole propriamente dire, ''uno che rende altrui sapiente''; da σοϕίζω, ammaestrare. Vedi PAPE, ''Etymolog. Wörterb''., p. 555. COPE, ''Classical Journal'' I. 182. LʹHERMANN invece op. cit. 204. Collʹannot. 209 dietro Fozio (528. Gor.) da σοϕίζεσϑαι. Il Frei (op. cit. p. 11) approva. A me par migliore la derivazione dallʹattivo. — ''Sapienza'', in simili luoghi, ha un senso latissimo.</ref> professano?<br />
'''Socrate.''' Costoro di nascita, sono, credo, di Chio<ref>Chio, una delle Sporadi, molto più vicina ad Atene che non Turio, però dice ''di costì''. Dipendeva dallʹimperio dʹAtene, imperio che a un Ateniese segnava quasi lʹultima cerchia delle mura di Atene.</ref>, però migrarono a Turio, e cacciati di là<ref>Tra gli Ateniesi, probabilmente, che ci andarono a coloni nellʹOlymp. 84, 2 = 443 a. C. con dieci navi guidate da Lampone e Senocrito. Così chiamata dalla fonte Turia, teneva il luogo dellʹantica Sibari, distrutta dai Crotoniati. Erodoto di Alicarnasso e Lisia siracusano furono traʹ coloni: ROUTH. a q. I. che cita DIOD., XI, 90; XII, 7 e 10. STRAB., VI, p. 263. Turio non era tra gli alleati tributarii di Atene; anzi pare che i coloni ateniesi fossero pochi. Di maniera che il partito ateniese non vi si potette mantenere tanto in forza, che Lisia con trecento altri, accusati di atticizzare, non fossero cacciati di Turio nellʹa. C. 412 o 411, olymp. 92, 1. Sarebbe difficile di affermare collo Schleiermacher che appunto in codestʹanno fossero stati rimandati i nostri sofisti, dovendo essere pur troppo fin dʹallora un caso molto frequente, in questa misera terra, che queʹ che ''un muro'' ed una fossa ''serra'', non si potessero tollerare gli uni gli altri, ed alternassero spesso lʹesilio. — Vedi GROTE, op. cit. p. II, XLVII, I. V. p. 19.</ref>, è già molti anni che girano da queste parti. Quanto a ciò che tu dimandi, della loro sapienza, meravigliosa davvero, o Critone; ogniscienti a dirittura. Cosicché io, prima dʹora, non intendevo neanche cosa mai volesse dire schermidor sovrano. Costoro sì, sono davvero gente da ogni battaglia, e non alla maniera di queʹ due fratelli acarnanii<ref>Deʹ quali non si sa nulla. HEIND.</ref>. Questi non erano, buoni a combattere se non col corpo; mentre costoro, per la prima cosa, sono valentissimi col corpo, e a quel genere di battaglia col quale eʹ si vince tutti. Di fatti, non solo sono loro molto sapienti nel combattimento ad armi vere, ma anche capaci di farci sapiente altrui, chi gli paghi. Ma e di poi, sono potentissimi nella battaglia forense, e a piatire, e a insegnare altrui a recitare e scrivere discorsi da far colpo neʹ tribunali<ref>In tutto questo luogo ho dovuto fare alcuna mutazione nel testo, perché il lettore italiano avesse qualche immagine della sottile ironia e del gran garbo del discorso di Socrate. Di fatti, dove io ho detto ''schermidor sovrano'', frase troppo moderna, giacché ''scherma'' non suggerisce lʹidea delle varie lotte vere e pericolose, che parevano adatto esercizio del corpo, e il cui spettacolo cagionava un acuto diletto agli antichi,
:Creando a sé delizia.
:E delle membra sparte.
:E degli estremi aneliti.
:E del morir con arte,
il testo, in luogo, ripeto, del ''mio schermidor sovrano'', ha ''pancraziasti'', che erano una qualità di combattenti, i quali combinavano il pugilato colla lotta, facevano a un tempo, cioè dire, non solo alla pugna, come i pugili, ma anche alle braccia come i lottatori. Socrate si serve della parola in questo suo significato solito, ma scherza sulla sua etimologia, quasi, per via di questa dovesse significare un combattimento in cui si supera tutti — πάντων χρατεῖν. Se però io avessi tradotto ''pancraziasti'', non avrei potuto far sentire il bisticcio; e dʹaltra parte parecchi deʹ miei lettori non avrebbero inteso di che cosa sʹintendesse discorrere. Mʹè parso dunque di rimanere più fedele, allontanandomi un poʹ dal testo: giacché col non seguirlo per lʹappunto sarei potuto riuscir meglio ad ottenere che al lettore italiano la mia traduzione rendesse al possibile la stessa impressione che il testo rendeva al lettor greco. E come sʹuno dicesse: «Io prima dʹora credevo che ''schermidor sovrano'' fosse chi sapeva meglio di chi si sia, giocar di spada e di sciabola; ma ora ho inteso che lʹè ben altro, ecc.» e quella certa somiglianza che la mia frase ha col ''feritor sovrano'', del Tasso me lʹha fatta appunto prescegliere. Platone quando riesce a trovare una frase, che ricordi Omero come si sia, non se la lascia scappare. Il ritratto dʹun autore antico non si può rendere, senza studiare e ripresentare le varie abitudini della sua mente.</ref>.<br />
SOCRATE: Certo. Ma chi hanno scelto?<br />
MENESSENO: Nessuno, ma hanno rimandato a domani; in ogni modo credo che sarà eletto Archino, o Dione.<br />
SOCRATE: E pare, Menesseno, che sotto molti punti di vista veramente sia bello morire in guerra. Infatti, anche se chi.
muore è un povero, gli tocca una bella e magnifica sepoltura, e se è un incapace, gli tocca comunque un elogio.
pronunciato da uomini sapienti che non parlano a braccia, ma che hanno preparato i discorsi da molto tempo.
 
DEMODOCO: Vuoi che ci ritiriamo in disparte qui, nel portico di Zeus Liberatore?<br />
SOCRATE: Se ti pare opportuno...<br />
DEMODOCO: Andiamo. Socrate, probabilmente tutto ciò che nasce, le piante della terra come tutti gli altri esseri viventi, uomo compreso, si comporta allo stesso modo; e infatti per quanti di noi coltivano la terra è assai facile, per ciò che concerne le piante, preparare tutto ciò che serve prima della semina e poi la semina stessa, ma quando ciò che è stato piantato comincia a crescere, allora la cura della pianta diventa lunga, difficile, laboriosa. E lo stesso capita con gli uomini, a quanto pare, poiché dalla mia esperienza deduco anche le esperienze altrui. Infatti anche per me la generazione e la procreazione – se così bisogna chiamarle – di questo mio figliolo sono state la cosa più facile di tutte, ma il crescerlo è arduo e io sono sempre in ansia e temo per lui. Quanto al resto, dunque, ci sarebbero molte cose da dire, ma il desiderio che al presente nutre mi fa una gran paura – eppure non è certo un desiderio vile, bensì pericoloso – poiché vuole diventarci, Socrate, come dice lui, un sapiente. Infatti credo che certi suoi coetanei del demo lo confondano, ripetendogli alcuni discorsi che ascoltano quando scendono in città, discorsi che egli ha incominciato a invidiare, e ormai da tempo non mi lascia tranquillo, dicendomi che mi devo prendere cura di lui e.
pagargli qualche sofista perché lo renda sapiente. A me importa ben poco del denaro, ma credo che costui vada incontro a un pericolo non piccolo con ciò in cui vuole impegnarsi. Finora l'ho trattenuto biandendolo, ma dal momento che non sono più in condizione di farlo, ritengo che la cosa migliore sia dargli retta, perché non prenda a frequentare a mia insaputa qualcuno che lo rovini.
Dunque ora vengo qui proprio per questo motivo, per affidarlo a qualcuno di questi che appaiono sofisti, e tu quindi sei arrivato al momento opportuno, perché io vorrei assolutamente un tuo consiglio su tali questioni per le quali devo prendere una decisione. Se tu dunque vuoi consigliarmi qualcosa dopo aver sentito da me come stanno le cose, puoi e devi farlo.