Differenze tra le versioni di "Primo Levi"

sistemo
(sistemo)
==''Il sistema periodico''==
*Era di fantasia pedestre e lenta: viveva di sogni come tutti noi, ma i suoi sogni erano saggi, erano ottusi, possibili, contigui alla realtà, non romantici, non cosmici. Non conosceva il mio tormentoso oscillare dal cielo (di un successo scolastico o sportivo, di una nuova amicizia, di un amore rudimentale e fugace) all'inferno (di un quattro, di un rimorso, di una brutale rivelazione d'inferiorità che pareva ogni volta eterna, definitiva). Le sue mete erano sempre raggiungibili. Sognava la promozione, e studiava con pazienza cose che non lo interessavano. Voleva un microscopio, e vendette la bicicletta da corsa per averlo. Voleva essere un saltatore con l'asta, e frequentò la palestra per un anno tutte le sere, senza darsi importanza né slogarsi articolazioni, finché arrivò ai metri 3,50 che si era prefissi, e poi smise. Più tardi, voile una certa donna, e la ebbe; volle il danaro per vivere tranquillo, e lo ottenne dopo dieci anni di lavoro noioso e prosaico. (''Idrogeno'')
*Apprezzavo i suoi due testi, chiari fino all'ossessione. Stringati, pregni del suo arcigno disprezzo per l’umanitàl'umanità in generale e per gli studenti pigri e sciocchi in particolare: perché tutti gli studenti, per definizione, erano pigri e sciocchi. (''Zinco'')
*– Poi, devi capire che a lavare sabbia non sono capaci tutti, e questo dà soddisfazione. A me, appunto, mi ha insegnato mio padre: solo a me, perché ero il più svelto; gli altri fratelli lavorano alla fabbrica. E solo a me ha lasciato la scodella, – e, con la enorme destra leggermente inflessa a coppa, accennò al movimento rotatorio professionale.<br />– Non tutti i giorni sono buoni: va meglio quando c'è sereno ed è ultimo quarto. Non saprei dirti perché, ma è proprio così, nel caso mai ti venisse in mente di provare.<br />Apprezzai in silenzio l'augurio. Certo, che avrei provato: che cosa non avrei provato? In quei giorni, in cui attendevo abbastanza coraggiosamente la morte, albergavo una lancinante voglia di tutto, di tutte le esperienze umane pensabili, e imprecavo alla mia vita precedente, che mi pareva di avere sfruttato poco e male, e mi sentivo il tempo scappare di fra le dita, sfuggire dal corpo minuto per minuto, come un'emorragia non più arrestabile. Certo, che avrei cercato l'oro: non per arricchire, ma per sperimentare un'arte nuova, per rivisitare la terra l'aria e l'acqua, da cui mi separava una voragine ogni giorno più larga; e per ritrovare il mio mestiere chimico nella sua forma essenziale e primordiale, la «Scheidekunst», appunto, l'arte di separare il metallo dalla ganga. (''Oro'')
*Il [[fascismo]] non era soltanto un malgoverno buffonesco e improvvido, ma il negatore della giustizia; non aveva soltanto trascinato l'Italia in una guerra ingiusta ed infausta, ma era sorto e si era consolidato come custode di un ordine e di una legalità detestabili, fondati sulla costrizione di chi lavora, sul profitto incontrollato di chi sfrutta il lavoro altrui, sul silenzio imposto a chi pensa e non vuole essere servo, sulla menzogna sistematica e calcolata. (''Oro'')
===Citazioni===
*''Sognavamo nelle notti feroci | Sogni densi e violenti | Sognati con anima e corpo: | Tornare; mangiare; raccontare. | Il comando dell'alba: | "Wstawać"; | E si spezzava in petto il cuore. || Ora abbiamo ritrovato la casa, | Il nostro ventre è sazio, | Abbiamo finito di raccontare. | È tempo. Presto udremo ancora | Il comando straniero: | "Wstawać".''<ref>Poesia introduttiva.</ref>
*Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volontà buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa. Cosí per noi anche l’oral'ora della libertà suonò grave e chiusa, e ci riempí gli animi, ad un tempo, di gioia e di un doloroso senso di pudore, per cui avremmo voluto lavare le nostre coscienze e le nostre memorie della bruttura che vi giaceva: e di pena, perché sentivamo che questo non poteva avvenire, che nulla mai piú sarebbe potuto avvenire di cosí buono e puro da cancellare il nostro passato, e che i segni dell’offesadell'offesa sarebbero rimasti in noi per sempre, e nei ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi ove avvenne, e nei racconti che ne avremmo fatti. Poiché, ed è questo il tremendo privilegio della nostra generazione e del mio popolo, nessuno mai ha potuto meglio di noi cogliere la natura insanabile dell’offesadell'offesa, che dilaga come un contagio. È stolto pensare che la giustizia umana la estingua. Essa è una inesauribile fonte di male: spezza il corpo e l’animal'anima dei sommersi, li spegne e li rende abietti; risale come infamia sugli oppressori, si perpetua come odio nei superstiti, e pullula in mille modi, contro la stessa volontà di tutti, come sete di vendetta, come cedimento morale, come negazione, come stanchezza, come rinuncia.
*In ogni gruppo umano esiste una [[vittima]] predestinata: uno che porta pena, che tutti deridono, su cui nascono dicerie insulse e malevole, su cui, con misteriosa concordia, tutti scaricano i loro mali umori e il loro desiderio di nuocere.
*L'uomo è gregario, e ricerca più o meno consapevolmente la vicinanza non già del suo prossimo generico, ma solo di chi condivide le sue convinzioni profonde (o la sua mancanza di tali convinzioni).
*Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn.
*Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la [[felicità]] perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una [[infelicità]] perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. Vi si oppone la nostra sempre insufficiente conoscenza del futuro; e questo si chiama, in un caso, speranza, e nell'altro, incertezza del domani.
 
===Citazioni su ''Se questo è un uomo''===
*''Se questo è un uomo'' era dichiaratamente il libro di un giovane scienziato dai valori sicuri, che credeva negli affetti privati, nella forza della ragione, nella razionalità ultima della storia nonostante il fascismo, e che si trovava all’improvvisoall'improvviso in un mondo dominato da una perfetta logica che serviva a distruggere sistematicamente l’uomol'uomo. Era dall’urtodall'urto di questa razionalità infernale con quella che Levi si portava prepotentemente dietro, con la sua profonda convinzione che siamo nati “per"per seguir virtute e canoscenza”canoscenza", che scaturiva il fascino del libro, la sua capacità di presentarci dei personaggi che recitavano il canto di Ulisse ad Auschwitz senza per questo essere meno credibili, né il Lager meno realistico. ([[Cesare Cases, ''Difesa di “un” cretino'', “Quaderni piacentini”, Piacenza, VI (1967), n. 30; poi in ''Patrie lettere'', Einaudi 1987]])
 
==Citazioni su Primo Levi==
*È la completezza. Con lui si impara a leggere, scrivere, parlare. Levi insegna una lingua e quella lingua esprime qualcosa che non è solo vicenda, ma ventaglio di strumenti. ([[David Bidussa]])
*Ebbene – afferma Levi – gli studi chimici universitari e la lunga professione di chimico industriale hanno dotato il suo scrivere di strumenti che agli altri scrittori mancano. L'ascoltino quegli scienziati i quali si danno artificiosamente a coltivare terreni sull'altra sponda del sapere. ([[Gianni Fochi]])
*L'ultimo appello di Primo Levi non dice: «Non dimenticatemi!»; bensì «Non dimenticate!». ([[Claudio Toscani]], ''Come leggere Se questo è un uomo di Primo Levi'', Mursia, 1990²)
*La [[memoria]] è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che si dimenticano possono ritornare: è il testamento che ci ha lasciato Primo Levi. ([[Mario Rigoni Stern]])
*''Se questo è un uomo'' era dichiaratamente il libro di un giovane scienziato dai valori sicuri, che credeva negli affetti privati, nella forza della ragione, nella razionalità ultima della storia nonostante il fascismo, e che si trovava all’improvviso in un mondo dominato da una perfetta logica che serviva a distruggere sistematicamente l’uomo. Era dall’urto di questa razionalità infernale con quella che Levi si portava prepotentemente dietro, con la sua profonda convinzione che siamo nati “per seguir virtute e canoscenza”, che scaturiva il fascino del libro, la sua capacità di presentarci dei personaggi che recitavano il canto di Ulisse ad Auschwitz senza per questo essere meno credibili, né il Lager meno realistico. (Cesare Cases, ''Difesa di “un” cretino'', “Quaderni piacentini”, Piacenza, VI (1967), n. 30; poi in ''Patrie lettere'', Einaudi 1987)
 
==Bibliografia==