Differenze tra le versioni di "Primo Levi"

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*L'ultimo appello di Primo Levi non dice: «Non dimenticatemi!»; bensì «Non dimenticate!». ([[Claudio Toscani]], ''Come leggere Se questo è un uomo di Primo Levi'', Mursia, 1990²)
*La [[memoria]] è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che si dimenticano possono ritornare: è il testamento che ci ha lasciato Primo Levi. ([[Mario Rigoni Stern]])
*''Se questo è un uomo'' era dichiaratamente il libro di un giovane scienziato dai valori sicuri, che credeva negli affetti privati, nella forza della ragione, nella razionalità ultima della storia nonostante il fascismo, e che si trovava all’improvviso in un mondo dominato da una perfetta logica che serviva a distruggere sistematicamente l’uomo. Era dall’urto di questa razionalità infernale con quella che Levi si portava prepotentemente dietro, con la sua profonda convinzione che siamo nati “per seguir virtute e canoscenza”, che scaturiva il fascino del libro, la sua capacità di presentarci dei personaggi che recitavano il canto di Ulisse ad Auschwitz senza per questo essere meno credibili, né il Lager meno realistico. (Cesare Cases, ''Difesa di “un” cretino'', “Quaderni piacentini”, Piacenza, VI (1967), n. 30; poi in ''Patrie lettere'', Einaudi 1987)
 
==Bibliografia==
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