Differenze tra le versioni di "Vasco Pratolini"

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===''Un eroe del nostro tempo''===
Nella terrazza le donne avevano steso delle corde per appendere la biancheria. Accosto al muricciolo v'era il pollaio di Virginia, col tetto di lamiera e il graticcio di rete; sul parapetto la cassetta di terra ove Faliero coltivava i pomodori. La cucina era grande abbastanza perché le donne potessero avere ciascuna il suo fornello, e un tavolo sul quale appoggiare gli utensili, la spesa. Era gente a cui la guerra aveva tolto la propria casa, o che una casa propria non aveva mai avuto. Tre famiglie in uno stesso appartamento, a un ultimo piano che il vicinato gli invidiava, per la terrazza soprattutto, e perché vi stavano agiati, a due a due com'erano.
 
==Citazioni su Vasco Pratolini==
 
*Ora, il difetto costitutivo delle ''Cronache di poveri amanti'' consiste a mio parere nel fatto che l’avvento del fascismo vi funziona un po’ da cartina di tornasole che misura la buona o cattiva spontaneità dei personaggi e rivela in essi gli “italiani” e “italieschi” che coesistevano sonnecchiando e lavorando e fornicando tra i vecchi umidi muri di Via del Corno fin dai tempi dei Guelfi e dei Ghibellini. Che queste reazioni individuali al fascismo siano veracemente ed efficacemente caratterizzate è indubbio, e ciò fa delle ''Cronache'' un libro pur sempre notevole: tuttavia ciò non cancella l’impressione di un episodio storico che investe Via del Corno senza poterne scuotere la sostanziale atemporalità. Tale impressione è confortata dalla ripresa della tecnica corale, a scene girevoli, del ''Quartiere'', con la stessa ariosità ma anche con la stessa apertura che tende a dissolvere la forma del romanzo e che corrisponde all’atmosfera senza tempo tinta del “‘popolo minuto’ sempre, fatto ignaro ormai, ciompi da se stessi traditi”, come si dice appunto nel ''Quartiere''. (Cesare Cases, ''Opinioni su ''Metello'' e il neorealismo'', “Società”, Roma, XI (1955), n. 6; poi in ''Patrie lettere'', Einaudi 1987)
 
==Bibliografia==
Utente anonimo