Differenze tra le versioni di "Carlo Dossi"

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sistemo
(sistemo)
*Non c'è [[Bene e male|male]] [...] donde [[Bene e male|bene]] non sorga. (da ''Il conforto della filosofia'')
 
===Citazioni sullsu ''Goccie d'inchiostro''opera===
*Tutta l'autobiografia è piena di bozzetti e raccontini che, staccandosene, costituirono poi, con qualche aggiunta, il volume: ''Goccie d'inchiostro''. Alcuni sono bozzetti di bambini dove il Dossi, da un niente, sa trarre una pagina indimenticabile: come nella scenetta che s'intitola ''Le caramelle'' e che bisogna leggere piano, assaporando. ([[Benedetto Croce]])
 
==''L'Altrieri''==
===[[Incipit]]===
I mièi dolci ricordi! Allorché mi trovo rincantucciato sotto la cappa del vasto camino, nella oscurità della stanza – rotta solo da un pàllido e freddo raggio di luna che disegna sull'ammattonato i circolari piombi della destra – mentre la gatta pìsola accovacciata sulla predella del focolare, ed anche il fuoco, dai roventi carboni, dal leggier crepolìo, sonnecchia; oppure quando, seduto sulla scalèa che dà sul giardino, stellàndosi i cieli, sèntomi in faccia alla loro sublime silenziosa immensità, l'ànima mia, stanca di febbrilmente tuffarsi in segni di un lontano avvenire e stanca di battagliare con mille dubbi, colle paure, cogli scoraggiamenti, strìngesi ad un intenso melancònico desiderio per ciò che fu.
 
===Citazioni===
*Al che, se tu aggiungi un pajo di occhi che mi guardàvano fisi fisi, neri, biricchini, come quelli della vedovella contessa di Nievo uno degli astri della città se... Dio! quando ci penso. Con mé, essa, avèa ballato la maggior parte de' valzi, polche, quadriglie, a mé chiedeva il braccio perché la scortassi alla cena – e le recài io medèsimo lo sgabellino, poi un'ala di quaglia – per mé, in quella sera, le lusinghiere frasette, le stralucenti zolfanellate. Pensate dunque quanto se ne dovesse tenere un giovanottino fuggito appena dal materno capèzzolo, sentèndosi il favorito di un ìdolo dei meglio incensati, vedèndosi su la di lui nera mànica il più rotondo sodo avambraccio che mai portasse smaniglie! Sarèbbene, fin un dei sette, impazzito… E proprio ci avèa motivo: né più né meno che per certe tosuccie della corta vestina, le quali, in quella stessìssima veglia, èrano – da un bel luogotenente degli Ussari, dai mostacchi biondi arricciati – tolte, non so perché esclusivamente a piroettare.<br />Da parte mia, m'abbandonavo a una éstasi tale che sono sicuro di aver commesso a quel ballo, e sùbito dopo, le più majuscole farfallonerìe. Bàstimi ricordare come dimenticài affatto, partendo, di riverire gli òspiti, e come, accompagnata la contessina, giusta il suo desiderio, fino a' pie' della scala e sospirato all'ùltima languidìssima occhiata di lei e vìstala scomparire, ravvolta in un bianco scialle, nella carrozza, presi a camminar verso casa sotto una folta neve senza nemmeno aprire il paraqua.[...] Dunque, pazienza. Vi accennerò solo che, alla fin fine, schiacciata entro lo staccio, tutta la biribara de' mièi pensieri non la filava altro di questo: che l'ingattimento della contessa di Nievo per mé – quantunque mezza-bottiglia – era fuori del forse e che io riamàvala alla spietata. (da ''[[s:L’Altrieri/La principessa di pimpirimpara|La principessa di pimpirimpara]]'')
 
==''Note azzurre''==
===''I mattoidi: al primo concorso pel monumento in Roma a Vittorio Emanuele 2. Note di Carlo Dossi''===
Èccomi a voi, pòveri bozzetti fuggiti od avviati al manicomio, dinanzi ai quali chi prende la vita sul tràgico passa facendo atti di sdegno e chi la prende, come si deve, a gioco, si abbandona a momenti di clamorosa ilarità. Chiusa la gara, attribuiti gli onori, se non del marmo, della carta bancaria a un progetto che all'arte contemporanea fà ingiuria ed è dell'antica una parodìa, menzionate con lode ufficiale la impotenza accadèmica e la mediocrità intrigante, raccomandato a qualche linea di giornale il ricordo dei cattivi e de' buoni, di voi soli – aborti forse di geni ammalati – traccia non rimarrebbe. Ma io vengo a voi, mostriciàttoli della fantasìa, vengo a raccògliervi nei baràttoli del mio spìrito, a collocarvi nel musèo patològico de' scritti mièi.
 
===''L'altrieri – nero su bianco''===
I mièi dolci ricordi! Allorché mi trovo rincantucciato sotto la cappa del vasto camino, nella oscurità della stanza – rotta solo da un pàllido e freddo raggio di luna che disegna sull'ammattonato i circolari piombi della destra – mentre la gatta pìsola accovacciata sulla predella del focolare, ed anche il fuoco, dai roventi carboni, dal leggier crepolìo, sonnecchia; oppure quando, seduto sulla scalèa che dà sul giardino, stellàndosi i cieli, sèntomi in faccia alla loro sublime silenziosa immensità, l'ànima mia, stanca di febbrilmente tuffarsi in segni di un lontano avvenire e stanca di battagliare con mille dubbi, colle paure, cogli scoraggiamenti, strìngesi ad un intenso melancònico desiderio per ciò che fu.
 
''Principessa di Pimpirampara''
 
Al che, se tu aggiungi un pajo di occhi che mi guardàvano fisi fisi, neri, biricchini, come quelli della vedovella contessa di Nievo uno degli astri della città se… Dio! quando ci penso. Con mé, essa, avèa ballato la maggior parte de' valzi, polche, quadriglie, a mé chiedeva il braccio perché la scortassi alla cena – e le recài io medèsimo lo sgabellino, poi un'ala di quaglia – per mé, in quella sera, le lusinghiere frasette, le stralucenti zolfanellate.
Pensate dunque quanto se ne dovesse tenere un giovanottino fuggito appena dal materno capèzzolo, sentèndosi il favorito di un ìdolo dei meglio incensati, vedèndosi su la di lui nera mànica il più rotondo sodo avambraccio che mai portasse smaniglie! Sarèbbene, fin un dei sette, impazzito… E proprio ci avèa motivo: né più né meno che per certe tosuccie della corta vestina, le quali, in quella stessìssima veglia, èrano – da un bel luogotenente degli Ussari, dai mostacchi biondi arricciati – tolte, non so perché esclusivamente a piroettare.
Da parte mia, m'abbandonavo a una éstasi tale che sono sicuro di aver commesso a quel ballo, e sùbito dopo, le più majuscole farfallonerìe.
Bàstimi ricordare come dimenticài affatto, partendo, di riverire gli òspiti, e come, accompagnata la contessina, giusta il suo desiderio, fino a' pie' della scala e sospirato all'ùltima languidìssima occhiata di lei e vìstala scomparire, ravvolta in un bianco scialle, nella carrozza, presi a camminar verso casa sotto una folta neve senza nemmeno aprire il paraqua.[...]
 
Dunque, pazienza. Vi accennerò solo che, alla fin fine, schiacciata entro lo staccio, tutta la biribara de' mièi pensieri non la filava altro di questo: che l'ingattimento della contessa di Nievo per mé – quantunque mezza-bottiglia – era fuori del forse e che io riamàvala alla spietata.
 
===''Vita di Alberto Pisani''===
*Carlo Dossi, ''[http://www.liberliber.it/libri/d/dossi/index.htm Amori]'', a cura di Dante Isella, Adelphi, 1977.
*Carlo Dossi, ''[http://www.liberliber.it/libri/d/dossi/index.htm I mattoidi: al primo concorso pel monumento in Roma a Vittorio Emanuele 2. Note di Carlo Dossi]'', Roma, A. Sommaruga e C., 1884.
*Carlo Dossi, ''[[s:L'Altrieri|L'Altrieri]]'' in ''Opere di Carlo Dossi'', Vol. I, Fratelli Treves, Milano, 1910, pp. 1-90.
*Carlo Dossi, ''[http://www.liberliber.it/libri/d/dossi/index.htm La colonia felice: utopia lirica]'', Stabilimento tipografico italiano, Roma, 1879.
*Carlo Dossi, ''[http://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/dossi/note_azzurre/pdf/note_a_p.pdf Note azzurre. Dietro scena dei miei libri. Selva - di pensieri miei e d'altrui. In seme - in fiore - in frutto. Lazzaretto dove il D. tiene in quarantena i propri e i pensieri altrui. Cervello di carta, aperto in sussidio dell'altro già zeppo. Granai di riserva per le probabili carestie]'', a cura di Dante Isella, Adelphi, 1964.