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'''Bruno Maier''' (1922 – 2001), critico letterario, scrittore e docente italiano.
 
==Citazioni di Bruno Maier==
*Ci fu in quel tempo {{NDR|il [[:w:primo dopoguerra|primo dopoguerra]], n.d.r.}} una frase che parve l'emblema o la parola d'ordine stessa della furberia italiana, la quale cominciò a circolare con la [[:w:Guerra d'Etiopia|conquista dell'Abissinia]] e si diffuse con la nostra partecipazione alla [[:w:guerra civile spagnola|guerra di Spagna]], prima, alla [[seconda guerra mondiale]], poi: "[[Armiamoci e partite|Armiamoci, e partite]]". (da ''L'assente'', p. 156)
 
==''Vittorio Alfieri''==
===[[Incipit]]===
[[Vittorio Alfieri]] nacque ad Asti il 16 gennaio 1749, da Antonio e Monica Maillard di Tournon. La famiglia da cui discendeva era una delle più nobili e antiche del Piemonte. Di questa sua origine aristocratica l'Alfieri non si pentì mai, sia perché il censo avito gli consentì l'indipendenza economica, necessaria a un «liber'uomo» e a un «libero scrittore» (fu questo, infatti, l'ideale ch'egli perseguì per tutta la sua esistenza e che cercò di realizzare in se stesso); sia perché era sua convinzione che soltanto a un nobile fosse concesso polemizzare con la nobiltà, da lui ritenuta uno dei più forti «puntelli» della tirannide.
 
===Citazioni===
*Nel periodo dei viaggi lo scrittore piemontese non solo ebbe modo di esplorare intimamente il suo animo, di conoscere le varie e contrastanti tendenze, di sperimentare le molteplici passioni che in esso divampavano, tra cui innanzitutto un amore ardentissimo per la libertà e un odio feroce verso ogni sorta di tirannide, ma poté anche acquistare una certa «scienza del mondo e degli uomini»: scienza che giovò ad approfondir la sua visione della vita, e a conferire più tardi alla sua attività poetica e lettararia, così formamente assorta in un sgno eroico e solitario di libertà, un più alto e vigoroso spessore umano. (p. IX)
*L'Alfieri, anche se si tenne lontano da ogni forma di religione rivelata, pur riconoscendo in qualche momento le suggestion e le risonanze emotive del culto cattolico, in tutta la sua vita e in tutta la sua opera fu sorretto da un'alta idealità, ossia da costante amore «del vero e del retto», da un senso elevato dell'eroico e da quella religione della libertà che fu il fondamento del liberalismo e del romanticismo europeo. (p. XVI-XVII)
 
==Bibliografia==
{{NDR|Bruno Maier, ''Vittorio Alfieri''; citato in introduzione a [[Vittorio Alfieri]], ''Filippo'', Garzanti Editore, 1990}}
{{NDR|*Bruno Maier, ''L'assente'', Edizioni Studio Tesi, 1994. ISBN 8876924434}}
 
{{NDR|*Bruno Maier, ''Vittorio Alfieri''; citato in introduzione a [[Vittorio Alfieri]], ''Filippo'', Garzanti Editore, 1990}}.
==''L'assente''==
*Ci fu in quel tempo {{NDR|il [[:w:primo dopoguerra|primo dopoguerra]], n.d.r.}} una frase che parve l'emblema o la parola d'ordine stessa della furberia italiana, la quale cominciò a circolare con la [[:w:Guerra d'Etiopia|conquista dell'Abissinia]] e si diffuse con la nostra partecipazione alla [[:w:guerra civile spagnola|guerra di Spagna]], prima, alla [[seconda guerra mondiale]], poi: "[[Armiamoci e partite|Armiamoci, e partite]]". (p. 156)
 
{{NDR|Bruno Maier, ''L'assente'', Edizioni Studio Tesi, 1994 ISBN 8876924434}}
 
==Altri progetti==
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[[Categoria:ScrittoriCritici italiani|Maier, Bruno]]
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