Differenze tra le versioni di "Lev Tolstoj"

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*{{NDR|[[Ultime parole]]}} Svignarsela! Bisogna svignarsela!<ref group="fonte">Citato negli scritti del figlio [[Sergej L'vovič Tolstoj|Sergej]]; citato in Lebrun, p. 171.</ref>
:{{NDR|Secondo altre fonti}} La verità... Io amo tanto... come loro...<ref group="fonte">Citato in Sibaldi 2005, p. CXX.</ref>
*Un fanciullo amava molto il [[pollo]] e aveva gran paura dei lupi. Una sera, mentre dormiva sul suo letto, fece un [[Sogni dai libri|sogno]]: egli era solo nella foresta e cercava funghi. A un tratto, un lupo balzò da una macchia e si gettò su di lui. Spaventato, il fanciullo si mise a gridare: «Aiuto! Aiuto! Mi vuol mangiare!».<br />Il lupo gli disse: «Aspetta a gridare: io non ti mangerò, voglio soltanto discutere con te».<br />E il lupo si mise a parlare come fosse un uomo.<br />Disse: «Tu hai paura che io ti mangi. Ma tu? Non ti piacciono forse i polli?».<br />«Sì!».<br />«Eppure li mangi, perché? Essi sono vivi come te, i piccoli polli. Va a vedere la mattina, come li pigliano, come il cuoco li porta in cucina e taglia loro il collo, e ascolta la loro madre gridare perché le hanno tolto i suoi piccini. Non hai mai osservato tutto questo?».<br />«No», rispose il fanciullo.<br />«No, davvero? Ebbene, guarda meglio! Del resto, per ora, sono io che ti mangerò. A modo tuo, tu non sei altro che un piccolo pollo: è deciso, ti mangerò.».<br />Il lupo si gettò sul fanciullo che gridò spaventato:<br />«Ahi! Ahi! Ahi!».<br />E si svegliò.<br />Da quel giorno, egli smise di mangiar carne: fosse di bue, di montone o di pollo.<ref group="fonte">Favola registrata da Tolstoj il 19 luglio 1908 con un fonografo inviatogli in dono da [[Thomas Edison]] nello stesso anno, e pubblicata nel 1909 sulla rivista ''Il faro''. Traduzione di Gianfranco Giorgi; citato in ''Perché sono vegetariano'', pp. 16-17.</ref>
*Volevo che qualcosa si muovesse, e non il quieto scorrere della vita. Volevo emozioni, pericoli, e il sacrificio per un sentimento. In me c'era come un eccesso di forza, che non trovava sfogo nella nostra vita tranquilla.<ref group="fonte">Da ''La felicità domestica'', traduzione di Serena Prina, Oscar Mondadori, Milano, 2008, cap. VI, p. 61. ISBN 978-88-04-57481-1</ref>