Differenze tra le versioni di "Arthur Rimbaud"

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*Noi ti proclamiamo mondo! Non dimentichiamo che ieri tu hai glorificato ognuna delle nostre età. Abbiamo fiducia nel veleno. Sappiamo donare ogni giorno tutta intera la nostra vita.<br />Questo è il tempo degli ''Assassini''. (da ''Mattinata d'ebbrezza''; 1994)
*Ho steso [[corda|corde]] da campanile a campanile; ghirlande da finestra a finestra; catene d'oro da stella a stella, e danzo. (da ''Frasi''; 1972)
*All'idea di cercare teatri in questo circo, mi rispondo che le botteghe devono contenere drammi abbastanza cupi. (da ''Città''<ref>La terza delle tre poesie omonime.</ref>; 2001, p. 151)
*Ma la Vampira che ci tiene buoni ci ordina di divertirci con ciò che ci lascia, oppure di essere più buffi.<br />Rovinare verso le ferite, nell'aria spossante e nel mare; verso i supplizi, nel silenzo delle acque e dell'aria micidiali; verso le torture che ridono, nel loro silenzio atrocemente burrascoso. (da ''Angoscia''; 2001, p. 169)
*Come un dio dagli enormi occhi azzurri e dalle forme di neve, il [[mare]] e il [[cielo]] attirano sulle terrazze di marmo la folla delle giovani e forti rose. (da ''Fiori''; 1994)
*Per Elena congiurarono le linfe ornamentali nelle ombre vergini e i chiarori impassibili nel silenzio astrale. L'ardore dell'[[estate]] fu affidato a uccelli muti e l'indolenza richiesta a una barca di lutti senza prezzo attraverso anse di amori morti e profumi estenuati. (da ''Fairy''; 1994)
 
{{int|''Lettera del Veggente''|Spedita a Paul Demeny il 15 maggio 1871<ref>Esiste un'altra lettera, detta ugualmente del ''Veggente'', spedita a Georges Izambard due giorni prima, il 13 maggio del 1871.</ref>}}
*Infatti; {{maiuscoletto|[[IoEgo|IOio]]}} è un altro. Se l'ottone si desta tromba, non è certo per colpa sua. La cosa mi pare ovvia: io assisto allo sbocciare del mio pensiero: lo guardo, lo ascolto: do un colpo d'archetto: la sinfonia si agita nelle profondità, oppure salta con un balzo sulla scena.<ref name=OpMarg>In ''Opere'', a cura di Ivos Margoni, 1978.</ref>
:Perché IO è un altro. Se l'[[ottone (musica)|ottone]] si sveglia [[tromba]], non è affatto colpa sua.<ref name=OpGran/>
::''Car JE est un autre. Si le cuivre s'éveille clairon, il n'y a rien de sa faute.''<ref name=OpGran/>
*Il primo studio dell'uomo che voglia esser [[poeta]] è la sua propria conoscenza, intera; egli cerca la sua anima, l'indaga, la scruta, l'impara. Appena la sa, deve coltivarla; la cosa sembra semplice: in ogni cervello si compie uno sviluppo naturale; tanti egoisti si proclamano autori; ce ne sono molti altri che si attribuiscono il loro progresso intellettuale!<ref name=OpMarg/>
*Il [[poesia|Poeta]] si fa ''veggente'' mediante un lungo, immenso e ragionato ''sregolamento'' di ''tutti i sensi''. Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di pazzia; cerca egli stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non conservarne che la quintessenza. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa fra tutti il grande infermo, il grande criminale, il grande maledetto, – e il sommo Sapiente! – Egli giunge infatti all<nowiki>'</nowiki>''ignoto''! Poiché ha coltivato la sua anima, già ricca, più di qualsiasi altro! Egli giunge all'ignoto, e quand'anche, sbigottito, finisse col perdere l'intelligenza delle proprie visioni, le avrebbe pur viste! Che crepi nel suo balzo attraverso le cose inaudite e innominabili: verranno altri orribili lavoratori; cominceranno dagli orizzonti sui quali l'altro si è abbattuto!<ref name=OpMarg/>
*Questa lingua sarà anima per l'anima, riassumerà tutto: profumi, suoni, colori; pensiero che uncina il pensiero e tira.<ref name=OpMarg/>
*Le poetesse saranno! Quando l'infinita schiavitù della donna sarà spezzata, quando vivrà per sé e attraverso sé, quando l'uomo - finora abominevole - le avrà dato la libertà, sarà poeta anch'essa! La donna troverà l'ignoto! I suoi mondi d'idee differiranno dai nostri? Essa troverà cose strane, insondabili, ributtanti, deliziose, noi le prenderemo, noi le comprenderemo.
*Ma siccome investigare l'invisibile e udire l'inaudito è cosa diversa dal riprendere lo spirito delle cose morte, [[Charles Baudelaire|Baudelaire]] è il primo veggente, il re dei poeti, ''un vero Dio''. Tuttavia egli è vissuto in un ambiente troppo artistico; e la forma tanto vantata in lui è meschina: le invenzioni d'ignoto richiedono forme nuove.<ref name=OpMarg/>
 
==''Poesie''==
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