Differenze tra le versioni di "Lev Tolstoj"

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*Si fermò, incrociò le braccia sul petto come faceva quando era piccolo, levò in alto gli occhi e disse, rivolto a qualcuno:<br />– Signore, aiutami, insegnami, vieni a dimorare in me e [[purezza|purificami]] da ogni sozzura!<br />[[Preghiere dai libri|Pregava]], chiedeva a Dio di aiutarlo, di dimorare in lui e di purificarlo, ma intanto ciò che chiedeva si era già realizzato. Dio, che viveva in lui, si era destato nella sua coscienza. Lo sentì in sé, e perciò sentì non solo libertà, coraggio e gioia di vivere, ma sentì tutta la potenza del bene. Adesso si sentiva capace di fare tutto il meglio che poteva fare un uomo.
*Strano: da quando Nechljudov aveva capito d'essere cattivo e odioso a se stesso, da allora aveva smesso di trovare odiosi gli altri.
*Scritto il lasciapassare, il procuratore consegnò il foglio a Nechljudov, guardandolo con curiosità.<br />– Devo inoltre comunicarle, – disse Nechljudov, – che non posso continuare a partecipare alla sessione.<br />– Come lei sa, bisogna fornire dei motivi validi alla corte.<br />– Il motivo è che ritengo qualsiasi [[tribunale]] non solo inutile, ma immorale.
*Giunto a casa, prese subito i suoi [[Diario|diari]], da tempo abbandonati, ne rilesse alcuni brani e scrisse quanto segue: «Per due anni non ho tenuto un diario, pensando che non sarei più tornato a queste bambinate. Ma non era una bambinata, bensì un dialogo con me stesso, con l' ''io'' più autentico, divino, che vive in ogni uomo. Per tutto questo tempo quell' ''io'' ha dormito, e io non avevo con chi dialogare. L'ha ridestato lo straordinario avvenimento del 28 aprile, durante il processo in cui ero giurato. Sul banco degli imputati ho visto lei, quella Katjuša che avevo ingannato, in divisa da carcerata. Per uno strano equivoco e per un mio errore l'hanno condannata ai lavori forzati. Oggi sono stato dal procuratore e in prigione. Non mi hanno lasciato entrare, ma ho deciso di fare di tutto per vederla, confessarle la mia colpa e ripararla, fosse anche col matrimonio. Signore, aiutami! La mia anima è serena e piena di gioia».
*Ogni [[uomo]], per agire, ha bisogno di credere importante e buona la propria [[attività]]. E per questo, qualunque sia la sua condizione, egli non mancherà di crearsi una visione della vita umana in genere, alla luce della quale la sua attività possa apparirgli importante e buona.<br />Di solito si pensa che il ladro, l'assassino, la spia, la prostituta, riconoscendo cattiva la propria [[professione]], debbano vergognarsene. Invece accade esattamente il contrario. Gli uomini che il destino e i loro peccati o errori hanno posto in una determinata [[condizione]], per quanto sbagliata sia, si creano una visione della vita in genere alla luce della quale questa condizione possa apparir loro buona e rispettabile. Per sostenere poi tale visione gli uomini si appoggiano istintivamente a una cerchia di persone in cui venga riconosciuto il concetto che si sono creati della vita e del loro posto in essa. La cosa ci sorprende quando i ladri si vantano della loro destrezza, le prostitute della loro depravazione, gli assassini della loro crudeltà. Ma ci sorprende solo perché la cerchia, l'ambiente di queste persone è circoscritto, e soprattutto perché noi ne siamo al di fuori. Ma non capita forse lo stesso fenomeno fra i ricchi che si vantano delle loro ricchezze, cioè di ladrocinio, fra i capi militari che si vantano delle loro vittorie, cioè di omicidio, fra i sovrani che si vantano della loro potenza, cioè di sopraffazione? Noi non vediamo in queste persone un concetto distorto della vita, del bene o del male, volto a giustificare la loro condizione, solo perché la cerchia di persone con tali concetti distorti è più vasta, e noi stessi vi apparteniamo.
 
===[[Explicit]]===
I [[parabola dei vignaioli omicidi|vignaioli]] si erano immaginati che la vigna in cui erano stati mandati a lavorare per il padrone fosse loro proprietà; che tutto quanto c'era nella vigna fosse stato fatto per loro, perché potessero godersi la vita in quella vigna, dimentichi del padrone e uccidendo chi rammentava loro il padrone e gli obblighi verso di lui.<br />«La stessa cosa facciamo noi, – pensava Nechljudov, – vivendo nell'insensata convinzione di essere padroni della nostra vita, e che essa ci sia data per il nostro piacere. Mentre è evidentemente un'assurdità. Perché se siamo stati mandati qui è per volontà di qualcuno e per qualcosa. Noi invece abbiamo deciso che viviamo solo per la nostra gioia, ed è chiaro che stiamo male, come starà male il lavoratore che non compie la volontà del padrone. E la volontà del padrone è espressa in questi comandamenti. Basterà che gli uomini mettano in pratica questi comandamenti, e sulla terra si stabilirà il regno di Dio, e gli uomini riceveranno il bene supremo che è loro accessibile».<br />«''Cercate il regno di Dio e la sua verità, e il resto vi sarà dato in aggiunta.'' Noi invece cerchiamo ''il resto'' ed è evidente che non lo troviamo».<br />«Eccolo dunque, il compito della mia vita. Appena portata a termine un'opera, ne è cominciata un'altra».<br />Da quella notte iniziò per Nechljudov un'esistenza completamente nuova, non solo perché mutarono le sue condizioni di vita, ma perché tutto ciò che gli accadde da quel momento assunse per lui un significato completamente diverso da prima. Come finirà questo nuovo periodo della sua vita, lo mostrerà il futuro.
 
===Citazioni su ''Resurrezione''===