Differenze tra le versioni di "Nirvana"

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*{{NDR|Per il buddhismo il nirvana è}} il paradiso degli antichi padri, dove è lo splendore che non perisce, nell'immortale mondo senza fine.<br />Coloro che avranno raggiunto una minore spiritualità vedranno anch'essi la luce divina, ma soltanto per la durata di un secondo; e ne ricaveranno una vertigine, un senso di spavento derivato dal non aver ancora conquistato il livello di purezza karmica richiesto per l'illuminazione; perciò rinasceranno su questa terra e, nella vita successiva, avranno ancora la possibilità di un ulteriore sviluppo spirituale e così sempre, finché non lo avranno raggiunto.<br />L'obiettivo finale è, infatti, lo stesso per tutti e tutti hanno a disposizione infinite possibilità per centrarlo [...]. ([[Roberto Giacobbo]])
*La realtà assoluta non può essere insegnata, senza prima appoggiarsi sull'ordine pratico delle cose: senza intendere la realtà assoluta, il nirvana non può essere raggiunto. ([[Nāgārjuna]])
*''Nirvāṇa'' vuol dire testimoniare la trasformazione della forza d'abitudine dell'esistenza intrinseca della coscienza deposito, della volontà e della coscienza concettuale. Il ''nirvāṇa'' mio e degli altri buddha è il regno privo di esistenza intrinseca. (''[[Laṅkāvatārasūtra]]'')
*Per ''nirvana'', indubbiamente, non deve intendersi completa estinzione. A quanto mi è stato dato capire a proposito del tratto fondamentale della vita del Budda, il ''nirvana'' è solo completa estinzione di tutto ciò che c'è di vile, di perverso, di corrotto e corruttibile in noi. Il ''nirvana'' non è come la nera, mortifera pace della tomba, ma pace vivente, felicità pulsante di un'anima che è conscia di sé, e conscia di avere trovato dimora nel cuore dell'Eterno. ([[Mahatma Gandhi]])
*Raggiungere il nirvana non è come «andare in paradiso» nel senso dei cristiani. Il Buddha si rifiutò sempre di rispondere a domande sul nirvana o su altre questioni fondamentali, perché quelle domande erano «improprie» o «inappropriate». Non si può definire il nirvana, perché le nostre parole e i nostri concetti sono legati al mondo dei sensi e del trascorrere e l'esperienza è considerata l'unica «prova» attendibile. I discepoli del Buddha avrebbero saputo che il nirvana esiste solo perché la pratica della vita buona avrebbe permesso loro di intuirlo. ([[Karen Armstrong]])
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