Differenze tra le versioni di "Mina (cantante)"

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*{{NDR|Alla domanda "Perché hai sempre avuto dei pessimi rapporti con la stampa?"}} Perché trovo una cosa demenziale che uno venga lì, senza averti mai visto (e non ti vedrà mai più dopo), ti parli per venti minuti e metta già tutto un malloppo pazzesco scrivendo che tu sei fatta in un determinato modo. Non lo capisco, non lo capivo nemmeno agli inizi, quando tutto sommato, sì, mi divertiva anche leggere sul giornale cose su di me (è durato pochissimo tempo). Da quando la cosa ha cominciato a prendere un'altra piega, non c'è assolutamente dialogo, anche perché ci sono cose [...] delle quali non intendo parlare: riguardano persone cui voglio bene e allora non so proprio che cosa dire agli estranei. E poi i giornalisti, certi giornalisti, che cosa ti possono chiedere? Al massimo se scopi con questo o con quello e allora non so cosa dire, per cui evito. O mandarli in quel posto o pigliarli a calci nei denti (e dopo si va all'ospedale tutt'e due naturalmente) o sennò evitare... (da un'intervista rilasciata a ''[http://minamazzinicremona.bravehost.com/gennaio73.html Playboy]'', gennaio 1973)
*{{NDR|Su come capire quando si è davvero innamorati di qualcuno}} Quando a fatica riesci a pensare ad altro, quando tua madre ti chiede ripetutamente perché stai sorridendo, quando la respirazione cambia, quando ti rendi conto che non puoi stare più lontana di un metro da lui, quando tutte le percezioni sono esasperate, quando Brad Pitt non ti fa né caldo né freddo, quando sei insospettabilmente allegra, quando ti sforzi di non rompergli le scatole ogni minuto, quando ascolti la tua voce che dice ti amo, quando ti sembra di non poter sopravvivere alla sua mancanza, quando diventi pazza per ogni suo piccolo gesto, quando ti senti di essere di sua proprietà esclusiva, quando ti incanti e ti attardi a guardare un albero, il cielo, una tenda, il muro o anche la punta delle tue scarpe, quando il rispetto è totale, quando, tu che odi il calcio, stai a guardare una raffica di partite fingendo di capirci qualcosa, quando ti si scioglie il cuore a un suo sottinteso, quando ti guardi e non ti vedi bella abbastanza, quando una sua chiamata sposta il ritmo del tuo cuore, quando hai voglia di urlarlo al mondo intero, quando ti rendi conto di essere più disponibile nei confronti della odiosa signora del piano di sopra, quando gli compreresti fasci di rose rosse, quando alla più piccola incomprensione piangi come un vitello, quando hai capito il motivo per il quale ti hanno messo su questa terra, quando temi per la sua incolumità fisica come se fosse un figlio, quando sei disposta a lasciare tutto pur di avere lui. Allora sei sulla buona strada. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2011/10/28/come-si-capisce-che-e-vero-amore/ "Mina per voi"], 28 ottobre 2011)
*Quando avevo diciott'anni, venne un tale a intervistarmi e io lo trovai antipatico. Mi domandò quali fossero i miei autori preferiti e io, per togliermelo di torno, risposi: Topolino, Nembo Kid, Mandrake. Allora tutti capirono tutto e spiegarono che ero un'ignorante, una infantiloide, quasi una deficiente. Perciò replicai che, nella vita, mi era capitato anche di leggere qualche libro e saltò subito fuori che mi consumavo su [[Marcel Proust|Proust]], [[Franz Kafka|Kafka]], [[Federico García Lorca|Garcia Lorca]]. Io non vedo davvero quale grande importanza debbano avere le mie letture. Tutti quelli che vengono da me mi domndanodomandano: che cosa legge? Ho sempre letto poco perché avevo poco tempo. E allora? Mi piacevano, e mi piacciono, i personaggi di Walt Disney perché li trovo favolosi e riposanti. Sono da biasimare se non voglio sentirmi angosciata, se non voglio immedesimarmi in altri problemi e altre grane? (da ''Ecco Mina ai raggi X'', ''Epoca'', 7 ottobre 1966)
*Quando lavoro dal vivo devo superare un trauma che ogni volta è più grave e più insuperabile, ogni volta mi chiedo se veramente ne vale la pena o no. E poi questo mostrarmi, così, è una cosa che non mi è mai piaciuta. Anche all'inizio mi vergognavo molto. Adesso poi è diventato talmente pazzesco che potrei uscire, far tre passi e tornar dentro (questa è una cosa vecchia che dico da anni): non gliene frega un ***a nessuno se canto bene se canto male, se non canto addirittura o se scrivo a macchina, mi vogliono vedere e basta, per controllare come ho i capelli, se sono grassa o sono magra, se ho gli anelli, se non ho gli anelli, che cosa ho negli occhi, capito? Non mi va di stare a questo gioco. Più. (da un'intervista rilasciata a ''[http://minamazzinicremona.bravehost.com/gennaio73.html Playboy]'', gennaio 1973)
*Quel pomeriggio dell'[[Attentati dell'11 settembre 2001|undici settembre]], dopo aver camminato come un animale in gabbia per due ore, ho capito che l'altrove è proprio qui, dentro di me, è sul volto dei miei figli, di mia madre, dei miei amici e, ridete pure, mi sono messa a cucinare dei piselli per la cena. Perché il mio compito è quello di continuare a fare il mio dovere di brava formichina, occupandomi delle piccole, improrogabili cose di tutti i giorni. Con grande fatica, con le lacrime agli occhi, sentivo che mi mancava la terra sotto i piedi e cercavo un pezzo di pavimento per poter fare il passo successivo, quando la routine mi è venuta in soccorso con la dolcezza delle abitudini nelle quali mi abbandono volentieri. E quel piatto di piselli era come una cattedrale nella quale rifugiarmi. (da ''Il mio 11 settembre: La voglia di scappare'', ''La Stampa'', 29 settembre 2001)
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