Pietro Leemann: differenze tra le versioni

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==''Joia''==
*Mettere in tavola un pollo, un coniglio, presuppone la fine, spesso cruenta, certo sempre drammatica, dell'animale. L'esperienza orientale mi aveva svelato il mio essere [[vegetarianismo|vegetariano]]. Un atto violento che sta all'origine del piatto ne determina il carattere. La [[non violenza]] (''ahimsa'') verso la natura è una delle basi importanti per il nostro equilibrio psicofisico. Un approccio aggressivo è causa di malessere, un approccio rispettoso porta benessere. Noi siamo parti della [[natura]], rispettandola ci rispettiamo, stiamo meglio e ci sentiamo meglio. (p. 28)
*Se si vuol pensare a un'evoluzione positiva della società e nostra, la direzione non può essere che verso una riconciliazione con la natura, nel suo rispetto e nel piacere di averla come amica. [...] credo che se si vuole andare in questa direzione, la [[cucina]] non può, e non potrà, non essere che di indirizzo [[cucina vegetariana|vegetariano]] e [[agricoltura biodinamica|biodinamico]]. (p. 33)
*Con i miei piatti voglio celebrare la vita, la gioia. La morte, in cucina, si associa al mondo animale. Che cos'erano, d'altra parte, un piccione o un'anitra, serviti interi, come accadeva con la cucina tradizionale, se non una rappresentazione, anche nella forma, della morte? Per quanto mi riguarda, credo che la [[morte]] sia realtà da accettare, anzi, presenza con cui avere rapporto dialettico, visto che si tratta del mistero più alto dell'esistenza di ciascuno di noi. Ma con la cucina credo sia doveroso promuovere un approccio pacifico alla natura. (p. 33)
*Se si getta un pugno di [[riso]] su un piatto si otterrà una composizione armonica e perfetta. Volendo metter chicco per chicco il risultato sarà deludente. Il [[caso]] è non casualmente perfetto. (p. 170)