William Somerset Maugham: differenze tra le versioni

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===Citazioni===
*Il mio protagonista non è un uomo famoso; potrebbe anche non diventarlo mai. Forse, quando finalmente la sua vita giungerà al termine, egli non lascerà, del suo soggiorno sulla terra, traccia maggiore di quella che lascia sulla superficie dell'acqua una pietra gettata in un fiume. (Maugham: dal cap. I, 1)
*[...] quando uno non riesce in nessun'altra cosa, di solito si mette a [[Scrittore|scrivere]]. (Maugham: dal cap. I, 7)
*Uno cerca d'infischiarsene dell'[[opinione pubblica]], ma non è facile. Quando ci è ostile, l'opinione pubblica provoca fatalmente in noi un antagonismo che turba. (Larry: dal cap. I, 10)
*Non puoi immaginare che felicità sia leggere l'''[[Odissea]]'' nell'originale. Si ha l'impressione che basti sollevarsi sulla punta dei piedi e allungare la mano per toccare le stelle. (Larry a Isabel: dal cap. II, 4)
*Mi sono messo a leggere [[Baruch Spinoza|Spinoza]] da un paio di mesi circa. Non capirò forse tutto, ma mi dà una grande esaltazione. È come atterrare con un aeroplano su un grande altipiano in montagna. Solitudine, un'aria così pura che sale al cervello come il vino; un completo benessere... (Larry: dal cap. II, 4)
*Disgraziatamente è impossibile fare quello che si giudica giusto senza rendere infelice qualcuno. (Larry: dal cap. II, 4)
*Ci sono persone stranamente congegnate. [[Crimine|Criminali]], per esempio, che lavorano come negri a dei piani che li portano in prigione e che, appena usciti, ricominciano da capo per approdare nuovamente in prigione. Se dedicassero la stessa perseveranza, la stessa intelligenza, lo stesso spirito di risorsa, ad attività oneste, guadagnerebbero senza dubbio molto denaro e raggiungerebbero posizioni importanti. Ma sono fatti così: amano il delitto. (Maugham: dal cap. II, 7)
*La maggior parte delle persone, quando sono [[Innamoramento|innamorate]], inventano ogni sorta di ragioni per convincersi che è ragionevole fare ciò che vogliono! Questa è forse la spiegazione di tanti matrimoni disastrosi. Costoro si possono paragonare a quelli che affidano i loro affari a un ladro notorio che sia per caso un loro amico intimo, rifiutandosi di credere che il ladro è prima di tutto un ladro e poi un amico, e convinti che, anche se disonesto con gli altri, non lo sarà con loro. (Maugham: dal cap. III, 1)
*So che niente è più facile che sopportare con forza d'animo le sventure altrui [...].<ref>Cfr. [[François de La Rochefoucauld]]: «Tutti abbiamo forza sufficiente per sopportare i mali altrui».</ref> (Maugham: dal cap. III, 5)
*[[Meditazione|Meditare]] è un lavoro molto faticoso; dopo due o tre ore si è esausti come dopo aver guidato un'automobile per ottocento chilometri, e si desidera solo riposare. (Larry: dal cap. IV, 4)
*Una [[madre]] non può che nuocere ai suoi figli se fa di loro l'unico scopo della sua vita. (Isabel: dal cap. IV, 6)
*L'amore, se non è [[passione]], non è amore, ma qualcosa d'altro; e la passione si nutre non di appagamento ma di ostacoli. (Maugham: dal cap. IV, 6)
*La passione non calcola mai il prezzo. Il cuore ha le sue ragioni che la ragione rifiuta di conoscere, ha detto [[Blaise Pascal|Pascal]].<ref>Cfr. [[Blaise Pascal]]: «Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce».</ref> Se la mia interpretazione è giusta, voleva dire che un cuore, infiammato dalla passione, inventa ragioni che sembrano non solo plausibili ma definitive per dimostrare come si possa rinunziare al mondo per l'amore. La passione ci convince che è giusto sacrificare l'onore e che la vergogna è un prezzo basso. La passione distrugge. Distrusse Antonio e Cleopatra, Tristano ed Isotta, Parnell e Kitty O' Shea. E se non distrugge, muore. Può darsi allora che uno si trovi di fronte alla convinzione disperata di aver distrutto i migliori anni della propria vita, di essersi disonorato, di aver sopportato le pene spaventose della gelosia, ingoiato le più amare mortificazioni, prodigato tutta la propria tenerezza, versato infine tutte le ricchezze della propria anima su una nullità, su un essere sciocco, su una specie di attaccapanni dei propri sogni che non valeva un centesimo bucato. (Maugham: dal cap. IV, 6)
*Negli affari l'astuzia qualche volta riesce, ma in [[arte]] l'onestà è non solo la migliore, ma l'unica politica. (Achille a Suzanne: dal cap. IV, 8)
*Sai, una volta mi feci una fama di umorista col semplice sistema di [[Sincerità|dire la verità]]. La maggior parte delle persone erano così stupefatte che pensavano che scherzassi. (Maugham a Isabel: dal cap. IV, 9)
*È sempre difficile discorrere con un [[Ubriachezza|ubriaco]]; inutile negarlo, chi non ha bevuto si trova in uno stato d'inferiorità. (Maugham: dal cap. V, 2)
*«Ricorda come Gesù fu [[Tentazioni di Gesù|condotto del deserto]] e vi rimase quaranta giorni digiunando? Poi, quando fu affamato, il demonio gli si avvicinò e gli disse: "Se sei figlio di Dio, ordina che questi sassi siano trasformati in pani". Ma Gesù resisté alla tentazione. Il demonio allora lo collocò su una guglia del tempio: "Se sei figlio di Dio, buttati giù". Gli angeli infatti vegliavano su di lui e l'avrebbero sorretto. Ma Gesù seguitò a resistere. Il demonio lo condusse su un'alta montagna, gli mostrò tutti i regni del mondo e gli disse che glieli avrebbe dati se si fosse prosternato ai suoi piedi per adorarlo. Ma Gesù disse: "Va' via di qui, Satana". Così finisce la storia secondo il semplice e buon [[Matteo apostolo ed evangelista|Matteo]]. Ma c'è un seguito. Il diavolo, che era molto astuto, tornò da Gesù e gli disse: "Se accetterai la vergogna e il disonore, le frustate, una corona di spine e la morte sulla croce salverai la razza umana, giacché l'amore più grande che un uomo possa provare è quello che gli fa sacrificare la vita per i suoi amici". Gesù cadde. E il diavolo rise fino a farsi scoppiare i fianchi: prevedeva il male che gli uomini avrebbero commesso in nome del loro Redentore.»<br />Isabel mi guardava indignata.<br />«Dove mai l'ha scovata questa storia?»<br />«In nessun posto. L'ho inventata lí per lí.»<br />«È un'idiozia, una bestemmia.»<br />«Volevo solo farle capire che il [[sacrificio]] di sé è una passione così prepotente da fare impallidire, al confronto, perfino la fame e la lussuria. Avvolge e conduce alla distruzione le sue vittime nella più alta affermazione della loro personalità. L'oggetto non conta: può essere degno o indegno. Nessun vino è tanto inebriante, nessun amore così rovente, nessun vizio così attraente. Mentre si sacrifica, un uomo è per un momento più grande di Dio, giacché, infinito e onnipotente com'è, come può Dio sacrificarsi? Nel migliore dei casi può solo sacrificare l'unico suo figlio.» (Maugham a Isabel: dal cap. V, 4)
*Ero certo che riflettendo alle guerre crudeli provocate dal [[cristianesimo]], alle persecuzioni, alle torture che i cristiani hanno inflitto ai cristiani; alla mancanza di carità, all'ipocrisia e all'intolleranza, il diavolo dovesse contemplare con compiacenza la chiusura del bilancio. E ricordando come il cristianesimo abbia imposto all'umanità l'amaro fardello del senso del peccato, che ha oscurato la bellezza delle notti stellate e gettato un'ombra maligna sui fuggevoli piaceri di un mondo fatto per la gioia, deve certo mormorare sogghignando: rendete grazie al diavolo. (Maugham: dal cap. V, 4)
*«Una lacrima di ''[[Żubrówka|zubrovka]]'' non farà male a ''Monsieur''. Tutti sanno che è indicatissima per i reni. Ne abbiamo ricevuto proprio in questi giorni una cassetta dalla Polonia.»<br />«Davvero? È molto difficile procurarsene, oggi. Fammi vedere la bottiglia.»<br />Il ''sommelier'' [...] si allontanò per andare a prendere la bottiglia e Elliott ci disse che la ''zubrovka'' è una specie di ''vodka'' polacca, sotto ogni aspetto superiore a quella russa. [...] Il cameriere riempì un bicchiere di un liquore verde pallido e Isabel lo annusò.<br />«Oh, che buon odore!»<br />«Non è vero?» gridò Elliott. «Sono le erbe che ci mettono dentro e che le dànno il suo sapore delicato. [...]»<br />«Ha un sapore divino», disse Isabel. «È come il latte materno. Non ho mai assaggiato niente di più buono. [...] Devi assaggiarlo anche tu, Gray; ha un odore di fieno fresco e di fiori primaverili, di timo e di lavanda. È così dolce al palato, così confortante, che si ha l'impressione di ascoltare una musica sotto la luna.» (cap. V, 5)
*L'arte trionfa quando riesce a usare come strumenti le convinzioni, piegandole al proprio fine. (Maugham: dal cap. VI, 3)
*«Non potevo credere, sebbene ne avessi il desiderio, in un Dio che non era migliore di un comune uomo come si deve. I monaci mi dicevano che Dio aveva creato il mondo per la sua gloria. Ma a me non sembrava uno scopo molto nobile. [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]] creò forse le sue sinfonie per la propria gloria? Non credo. Le creò, piuttosto, perché la musica che aveva nell'anima cercava un mezzo d'espressione, e non si curò d'altro, poi, che di renderle quanto più perfette poteva.<!-- la chiusura di virgolette manca così nel testo --><br />«Quando i monaci ripetevano il ''[[Padre nostro|Pater noster]]'' mi domandavo come potessero continuare a chiedere con fiducia al loro Padre celeste il pane quotidiano. I figli chiedono forse al loro padre terreno di sostenerli? Si aspettano che egli li mantenga e non provano riconoscenza per lui. Non sarebbe nemmeno giusto che ne provassero. Un uomo che metta al mondo dei figli quando non può o non vuole provvedere a loro, merita solo biasimo. Mi sembra che se un Creatore onnipotente non era disposto a provvedere alle necessità materiali e spirituali delle proprie creature, avrebbe fatto meglio a non crearle.»<br />«Caro Larry», dissi, «lei ha fatto bene a non nascere nel medioevo. L'avrebbero certamente bruciato vivo.»<br />Sorrise.<br />«Lei ha molto successo come autore», proseguì. «Le piace sentirsi lodare?»<br />«M'imbarazza soltanto.»<br />«Lo sospettavo. Ebbene, mi sembrava che anche a Dio non dovesse piacere. Nell'aviazione non stimavamo molto quelli che riuscivano a strappare incarichi comodi ai loro superiori, lisciandoli. Poteva mai Dio stimare chi cercava di strappargli la salvezza con basse adulazioni? Secondo me, la forma di culto che doveva essergli più gradita era che ognuno si comportasse meglio che poteva, secondo i propri lumi.» (cap. VI, 3)
*Ha mai riflettuto che la [[Reincarnazione|trasmigrazione]] è insieme una spiegazione e una giustificazione dei mali del mondo? Se i mali che soffriamo sono il risultato di peccati commessi nelle nostre vite anteriori, possiamo sopportarli con rassegnazione e sperare che, se ci sforziamo di condurre una vita virtuosa, le nostre vite future saranno meno infelici. Ma in fondo è facile sopportare i propri mali, basta un po' di forza d'animo; i mali insopportabili sono quelli, spesso apparentemente ingiusti, che toccano agli altri. Se uno può persuadersi che sono un risultato fatale del passato ne avrà pietà, cercherà di alleviarli, com'è suo dovere, ma non avrà più motivo d'indignarsene. (Larry a Maugham: dal cap. VI, 6)
*Che cos'è l'[[individualità]], se non l'espressione del nostro egoismo? E finché l'anima non ha scosso da sé l'ultima traccia di egoismo non può confondersi con l'[[Assoluto]]. (Larry: dal cap. VI, 6)
*Secondo me, il bisogno di [[Adorazione|adorare]] è solo la sopravvivenza di un vecchio ricordo di divinità crudeli che bisognava propiziarsi. Io credo che Dio è in me: non saprei concepirlo altrove. Se è così, chi o cosa dovrei adorare: me stesso, forse? Gli uomini hanno livelli diversi di sviluppo spirituale, e l'immaginazione indiana, per esempio, ha creato le manifestazioni dell'[[Assoluto]] note coi nomi di Brama, Visnú, {{sic|Siva}} e cento altre. L'Assoluto è in Isvara, il creatore e il regolatore del mondo, ed è anche nell'umile feticcio davanti al quale il contadino, nei campi bruciati dal sole, colloca l'offerta di un fiore. La funzione delle numerose divinità dell'India è solo di aiutare a capire l'unità dell'io individuale con l'io supremo. (Larry: dal cap. VI, 6)
*I fondatori di religioni che subordinano la salvezza alla condizione che si creda in loro mi sono sempre sembrati patetici. È come se per credere in se stessi avessero bisogno della fede degli altri. Mi ricordano quelle vecchie divinità pagane che languivano e s'indebolivano se non erano sostenute dai sacrifici dei devoti. Advaita non chiede che si accetti alcunché a occhi chiusi; esige solo un desiderio appassionato di conoscere la Realtà; dichiara che Dio si può sentire con la stessa certezza della gioia o del dolore. E ci sono oggi in India uomini – ne conosco a centinaia – che hanno la certezza di aver sentito Dio. Quest'idea che si potesse raggiungere la realtà attraverso la [[conoscenza]] mi appagò prodigiosamente. In epoche più vicine a noi, i savi dell'India, considerando le infermità umane, hanno ammesso che la salvezza si può raggiungere attraverso l'amore e le opere, ma non hanno mai negato che la via più nobile, anche se la più ardua, sia quella della conoscenza, giacché il suo strumento è la facoltà più preziosa dell'uomo: la sua ragione. (Larry: dal cap. VI, 6)
*È un errore pensare che gli indiani considerino il mondo un'illusione; non è così; essi affermano solo che il mondo non è reale nello stesso senso dell'[[Assoluto]]. (Larry: dal cap. VI, 8)
*Non mi sentivo chiamato a lasciare il mondo e a ritirarmi in un convento, ma a vivere nel mondo ed amare le cose del mondo, non per esse stesse, per l'Infinito che è in loro. Se in quei momenti di estasi fossi realmente stato tutt'uno con l'Assoluto e se ciò che dicevano era vero, niente poteva toccarmi, e, uscito dal karma della mia vita presente, non sarei più tornato in questo mondo. Quel pensiero mi sconcertò. Desideravo vivere di nuovo e poi di nuovo ancora. Ero pronto ad accettare qualunque genere di vita, anche se piena di dolori e sofferenze; sentivo che solo una serie infinita di vite poteva soddisfare la mia avidità, il mio vigore e la mia curiosità. (Larry: dal cap. VI, 8)
*I filistei, sa, hanno abbandonato da tempo la ruota e il palo per sopprimere le opinioni che temono: hanno scoperto un mezzo di distruzione molto più efficace: la [[canzonatura]]. (Maugham a Larry: dal cap. VI, 8)
*[...] presi il libro di Larry e mi misi a guardare il sommario. [...] Mi ero aspettato qualcosa di molto diverso. Il libro conteneva una raccolta di saggi, lunghi all'incirca come quelli di [[Lytton Strachey]], nel suo volume ''Eminent Victorians'', su un certo numero di personaggi famosi. La scelta di Larry mi sorprese. C'era un saggio su [[Lucio Cornelio Silla|Silla]], il dittatore romano, che, conquistato il potere assoluto, vi rinunziò per tornare alla vita privata; un altro su [[Akbar|Akbara]], il conquistatore mongolo che si guadagnò un impero, un altro su [[Pieter Paul Rubens|Rubens]], uno su [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] e in fine uno sul [[Philip Stanhope, IV conte di Chesterfield|Lord Chesterfield]] delle ''Lettere''. Ognuno di quei saggi presupponeva una enorme quantità di letture. Non ero più sorpreso che Larry avesse avuto bisogno di tanto tempo per scrivere il suo libro; non capivo, d'altra parte, perché avesse giudicato utile dedicarvi tanto tempo né perché avesse scelto di studiare proprio quei determinati uomini. Poi mi colpì il fatto che ognuno di essi, a modo suo, aveva fatto un capolavoro della sua vita e pensai che era questo che aveva interessato Larry: aveva voluto vedere in che cosa veramente consista una vita riuscita. (Maugham: dal cap. VII, 3)
 
==''La giostra''==