Differenze tra le versioni di "Publio Cornelio Tacito"

nessun oggetto della modifica
*Questa cosa ingiustissima segue in ogni guerra, che tutti si arrogano il merito dei prosperi successi, e gli avversi ad un solo sono rimproverati. (27, 1)
:''Iniquissima haec bellorum conditio est, prospera omnes sibi vindicant, adversa uni imputantur''.
*Al di là (di noi, di questa terra) non c'è più nessuna gente, niente se non flutti e scogli e, più ostili, i Romani, la cui arroganza invano cercheresti di evitare tramite l'ossequio e la moderazione. Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla vostraloro sete di totale devastazione andatevanno a frugare anche il mare. Avidi se il nemico è ricco e arroganti se è povero. Gente che né l'oriente né l'occidente possono saziare. Solo voiloro bramatebramano possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano impero. Rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano nuovo ordine. <br> Laddove fanno il deserto, lo chiamano [[pace]]. ([[s:la:De_vita_et_moribus_Iulii_Agricolae_(Agricola)#XXX|30]])
:''Nulla iam ultra gens, nihil nisi fluctus ac saxa, et infestiores Romani, quorum superbiam frustra per obsequium ac modestiam effugias. Raptores orbis, postquam cuncta vastantibus defuere terrae, et mare scrutantur; si locuples hostis est, avari, si pauper, ambitiosi, quos non Oriens, non Occidens satiaverit: soli omnium opes atque inopiam pari adfectu concupiscunt. Auferre, trucidare, rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.''<ref>ParafrasataL'ultima frase viene parafrasata anche con «desertum fecerunt et pacem appellaverunt», cioè «fecero un deserto e la chiamarono pace». Vedi Wikipedia sulla [[w:Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant|prima]] e sulla [[w:Desertum fecerunt et pacem appellaverunt|seconda]] locuzione.</ref>
*Pensate ai vostri avi, pensate ai posteri. (32)
:''Et maiores et posteros vestros cogitate.''
1

contributo