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*{{NDR|[[Dionisio I di Siracusa]]}} Dopo aver conquistato molte e grandi città della [[Sicilia]] messe a sacco dai barbari, non fu in grado, dopo averle colonizzate, di insediare in ciascuna di esse governi fidati di suoi compagni, né di altri [...] e risultò sette volte più inefficace di [[Dario II|Dario]], il quale, facendo affidamento non su fratelli o creature sue, ma solo su persone che avevano partecipato alla sottomissione del Medo eunuco, fece una divisione in sette parti, ciascuna più grande della Sicilia [...] con le leggi che promulgò, infatti, ha fatto sì che l'impero persiano si conservasse fino ad oggi. E inoltre anche gli Ateniesi colonizzarono essi stessi molte città greche che avevano subito l'invasione dei barbari, ma le conquistarono già abitate, e tuttavia mantennero l'impero per settant'anni, per essersi assicurati degli amici in ciascuna delle città. Dionisio invece, che aveva riunito in un solo stato tutta quanta la Sicilia, non fidandosi nella sua saggezza di nessuno, a stento riuscì a salvare se stesso. (331e-332c<ref>Traduzione in ''Platone. Tutte le opere'', con un saggio di Francesco Adorno, a cura di Enrico V. Maltese, 2013.</ref>)
*Io, cittadino ateniese, amico di Dione, suo alleato, mi recai dal tiranno per cambiare in amicizia un rapporto di ostilità; combattei contro i calunniatori, ma ne fui sconfitto. Tuttavia, per quanto Dionigi con onori e ricchezze cercasse di tirarmi dalla sua parte per usarmi come prova a favore della legittimità dell'esilio di Dione, in questo fallì miseramente. (333d<ref>Traduzione italiana di Maria Grazia Ciani in ''Platone. Lettere'', Fondazione Lorenzo Valla 2002, p. 103.</ref>)
*{{NDR|[[Dionisio II di Siracusa|Dionisio II]] a Platone}} Se mi darai ascolto e verrai in [[Sicilia]], per prima cosa la situazione di [[Dione]] verrà regolata secondo i tuoi desideri - desideri che saranno senz'altro ragionevoli e ai quali io non farò opposizione; in caso contrario, nulla si farà di quanto tu desideri per i suoi affari e per lui. (339c) <ref>Trad. italiana di Maria Grazia Ciani in ''Platone. Lettere'', Fondazione Lorenzo Valla, 2002.</ref>)
 
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