Differenze tra le versioni di "Publio Cornelio Tacito"

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==Citazioni su Tacito==
*El medesimo Cornelio Tacito, a chi bene lo considera, insegna per eccellenzia, come s'ha a governare chi vive sotto e' tiranni. ([[Francesco Guicciardini]])
*Fino a quei tempi il Vico ammirava due soli sopra tutti gli altri dotti, che furono [[Platone]] e Tacito; perché con una mente metafisica incomparabile Tacito contempla l'uomo qual è. ([[Giambattista Vico]])
*L'opera di Tacito è buona per uomini d'età provetta, i giovani non possono capirla: bisogna imparare a scorgere nelle azioni umane i primi lineamenti del cuore umano, prima di volerne sondare le profondità; bisogna saper leggere bene nei fatti prima di leggere nelle massime. ([[Jean-Jacques Rousseau]])
 
===[[Adolf Stahr]]===
*Fino a quei tempi il Vico ammirava due soli sopra tutti gli altri dotti, che furono [[Platone]] e Tacito; perché con una mente metafisica incomparabile Tacito contempla l'uomo qual è. ([[Giambattista Vico]])
*L'epoca e la letteratura romana cui Tacito appartiene, erano assolutamente retoriche e Tacito maestro della rappresentazione rettorica. Chi venne dopo inciampava in lui. Il peso del suo gran nome era quasi una bandiera che copriva l'intero carico della sua nave, piena di falsità storiche.
*Non v'ha esempio in tutta la storia d'un modo così astioso, sfigurante e perfido di rappresentare un vero sovrano, qual'è quello adoperato da Tacito nella rappresentazione e nella caratteristica di [[Tiberio]]. Questo per quattro buone ragioni.<br/>I. Tacito era aristocratico, e fautore del nobilume, in tutta la peggiore estensione del senso; e la severità di Tiberio aveva colpito quasi esclusivamente il nobilume romano.<br/>II. Tacito fu nudrito ed allevato nell'odio della sua casta verso il sovrano democratico, che teneva in freno le superbe famiglie patrizie ed impediva loro di spolpare le provincie.<br/>III. Prese i colori per il suo ritratto di Tiberio dalla tavolozza d'una capitale nimica di Tiberio e della casa Claudia, cioè dalle memorie di Agrippina II figlia della prima Agrippina.<br/>IV. È un retore. E lei mi insegna che il Retore «giudica o produce con ragioni subjettive vere cioè nella sola mente del produttore o del giudicante invece di produrre o giudicare con ragioni objettive, cioè storiche».