Differenze tra le versioni di "Luigi Natoli"

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*Dalla venuta di [[Carlo V d'Asburgo|Carlo V]], nel 1535, fino allora nessuno dei re che si erano succeduti aveva mai posto piede nell'isola; nessuno era stato coronato nell'antico e nobile duomo, con la corona di [[Ruggero II di Sicilia|Ruggero]] e [[Federico II di Svevia|Federico II]]: il regno si era sentito quasi mortificato dalla trascuratezza dei suoi monarchi lontani, ai quali pur mandava larghi e generosi donativi.
*Ecco invece che [[Vittorio Amedeo II di Savoia|Vittorio Amedeo]] rinnovava gli antichi fasti. Egli veniva a farsi coronare dal metropolitano di [[Palermo]], nell'antica sede della monarchia più gloriosa d'Italia; veniva a ridare lustro all'antica reggia dove Federico II aveva accolto il fiore di ogni gentilezza e donde aveva quasi imposto la sua volontà all'Europa. Ce n'era abbastanza per destare palpiti e speranze in tutti, ed eccitare l'orgoglio cittadino dell'antica capitale.<br>Tutta Palermo era in festa! Tutta Palermo si apparecchiava.
*Era uno di quei tramonti in un cielo terso e luminoso, come si vedono soltanto a [[Palermo]]. Dietro monte Cuccio acuto e arido, il cielo pareva d’oro, ma su su diventava roseo e dalla parte opposta il roseo moriva in una dolce tinta viola. La punta piramidale di Porta Nuova pareva d’oro, d’oro le quattro torri della Cattedrale e i campanili; nell'aria e nella luce vi era come un tenue riflesso di quell'oro.
*{{NDR|Sulla Controversia liparitana}} Il papa aveva lanciato l'interdetto, e v'era gran commozione nel clero e un gran turbamento nelle coscienze. E tutto ciò per un pugno di ceci! Ma già era un pretesto per la Curia di Roma, la quale non tollerava, e da lungo tempo, che la chiesa di Sicilia fosse quasi autonoma, per la bolla di Urbano II, che creava i re di Sicilia legati apostolici.
*Sia per la lunga e aspra discordia con Roma, che turbò le coscienze, sia per il fiscalismo rigido degli agenti di governo, la Sicilia attraversò tale pericolo di strettezze da suscitare un vivo malcontento; tanto che qualcuno dal nome ''Victorius Amedeus'' fece l'anagramma ''Cor eius est avidum'', e in un canto popolare il nome di Casa Savoia servì a rappresentare la devastazione e la desolazione: ''Pari ca cci passò Casa Savoia''.
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