William Somerset Maugham: differenze tra le versioni

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*«Non potevo credere, sebbene ne avessi il desiderio, in un Dio che non era migliore di un comune uomo come si deve. I monaci mi dicevano che Dio aveva creato il mondo per la sua gloria. Ma a me non sembrava uno scopo molto nobile. [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]] creò forse le sue sinfonie per la propria gloria? Non credo. Le creò, piuttosto, perché la musica che aveva nell'anima cercava un mezzo d'espressione, e non si curò d'altro, poi, che di renderle quanto più perfette poteva.<!-- la chiusura di virgolette manca così nel testo --><br />«Quando i monaci ripetevano il ''[[Padre nostro|Pater noster]]'' mi domandavo come potessero continuare a chiedere con fiducia al loro Padre celeste il pane quotidiano. I figli chiedono forse al loro padre terreno di sostenerli? Si aspettano che egli li mantenga e non provano riconoscenza per lui. Non sarebbe nemmeno giusto che ne provassero. Un uomo che metta al mondo dei figli quando non può o non vuole provvedere a loro, merita solo biasimo. Mi sembra che se un Creatore onnipotente non era disposto a provvedere alle necessità materiali e spirituali delle proprie creature, avrebbe fatto meglio a non crearle.»<br />«Caro Larry», dissi, «lei ha fatto bene a non nascere nel medioevo. L'avrebbero certamente bruciato vivo.»<br />Sorrise.<br />«Lei ha molto successo come autore», proseguì. «Le piace sentirsi lodare?»<br />«M'imbarazza soltanto.»<br />«Lo sospettavo. Ebbene, mi sembrava che anche a Dio non dovesse piacere. Nell'aviazione non stimavamo molto quelli che riuscivano a strappare incarichi comodi ai loro superiori, lisciandoli. Poteva mai Dio stimare chi cercava di strappargli la salvezza con basse adulazioni? Secondo me, la forma di culto che doveva essergli più gradita era che ognuno si comportasse meglio che poteva, secondo i propri lumi.» (VI, III)
*Ha mai riflettuto che la [[Reincarnazione|trasmigrazione]] è insieme una spiegazione e una giustificazione dei mali del mondo? Se i mali che soffriamo sono il risultato di peccati commessi nelle nostre vite anteriori, possiamo sopportarli con rassegnazione e sperare che, se ci sforziamo di condurre una vita virtuosa, le nostre vite future saranno meno infelici. Ma in fondo è facile sopportare i propri mali, basta un po' di forza d'animo; i mali insopportabili sono quelli, spesso apparentemente ingiusti, che toccano agli altri. Se uno può persuadersi che sono un risultato fatale del passato ne avrà pietà, cercherà di alleviarli, com'è suo dovere, ma non avrà più motivo d'indignarsene. (Larry a Maugham: dal cap. VI, VI)
*Che cos'è l'[[individualità]], se non l'espressione del nostro egoismo? E finché l'anima non ha scosso da sé l'ultima traccia di egoismo non può confondersi con l'[[Assoluto]]. (Larry: dal cap. VI, VI)
*Secondo me, il bisogno di [[Adorazione|adorare]] è solo la sopravvivenza di un vecchio ricordo di divinità crudeli che bisognava propiziarsi. Io credo che Dio è in me: non saprei concepirlo altrove. Se è così, chi o cosa dovrei adorare: me stesso, forse? Gli uomini hanno livelli diversi di sviluppo spirituale, e l'immaginazione indiana, per esempio, ha creato le manifestazioni dell'[[Assoluto]] note coi nomi di Brama, Visnú, {{sic|Siva<!-- sic -->}} e cento altre. L'Assoluto è in Isvara, il creatore e il regolatore del mondo, ed è anche nell'umile feticcio davanti al quale il contadino, nei campi bruciati dal sole, colloca l'offerta di un fiore. La funzione delle numerose divinità dell'India è solo di aiutare a capire l'unità dell'io individuale con l'io supremo. (Larry: dal cap. VI, VI)
*I fondatori di religioni che subordinano la salvezza alla condizione che si creda in loro mi sono sempre sembrati patetici. È come se per credere in se stessi avessero bisogno della fede degli altri. Mi ricordano quelle vecchie divinità pagane che languivano e s'indebolivano se non erano sostenute dai sacrifici dei devoti. Advaita non chiede che si accetti alcunché a occhi chiusi; esige solo un desiderio appassionato di conoscere la Realtà; dichiara che Dio si può sentire con la stessa certezza della gioia o del dolore. E ci sono oggi in India uomini – ne conosco a centinaia – che hanno la certezza di aver sentito Dio. Quest'idea che si potesse raggiungere la realtà attraverso la [[conoscenza]] mi appagò prodigiosamente. In epoche più vicine a noi, i savi dell'India, considerando le infermità umane, hanno ammesso che la salvezza si può raggiungere attraverso l'amore e le opere, ma non hanno mai negato che la via più nobile, anche se la più ardua, sia quella della conoscenza, giacché il suo strumento è la facoltà più preziosa dell'uomo: la sua ragione. (Larry: dal cap. VI, VI)
*È un errore pensare che gli indiani considerino il mondo un'illusione; non è così; essi affermano solo che il mondo non è reale nello stesso senso dell'[[Assoluto]]. (Larry: dal cap. VI, VIII)
*Non mi sentivo chiamato a lasciare il mondo e a ritirarmi in un convento, ma a vivere nel mondo ed amare le cose del mondo, non per esse stesse, per l'Infinito che è in loro. Se in quei momenti di estasi fossi realmente stato tutt'uno con l'Assoluto e se ciò che dicevano era vero, niente poteva toccarmi, e, uscito dal karma della mia vita presente, non sarei più tornato in questo mondo. Quel pensiero mi sconcertò. Desideravo vivere di nuovo e poi di nuovo ancora. Ero pronto ad accettare qualunque genere di vita, anche se piena di dolori e sofferenze; sentivo che solo una serie infinita di vite poteva soddisfare la mia avidità, il mio vigore e la mia curiosità. (Larry: dal cap. VI, VIII)
*I filistei, sa, hanno abbandonato da tempo la ruota e il palo per sopprimere le opinioni che temono: hanno scoperto un mezzo di distruzione molto più efficace: la [[canzonatura]]. (Maugham a Larry: dal cap. VI, VIII)