Differenze tra le versioni di "Arkham Asylum: Una folle dimora in un folle mondo"

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* La casa è un organismo affamato di follia. Un labirinto sognante. E io sono perso in esso. (Dai diari di '''Amadeus Arkham''')
 
* Allarmati per la mia salute, alcuni amici mi portano all'opera... Il [[w:Parsifal|Parsifal]] di Wagner. Non capiscono? Non vedono che mi sto frantumando in mille pezzi? Tempo. Il tempo diventa... strano. Sono passati quaranta minuti da quando ho ingerito tre dosi di [[w:amanita|amanita]]. Per ora, nessun effetto. All'improvviso, mi convinco che la casa è viva e vuole comunicare con me. Qualcosa mi tocca la nuca, facendomi voltare. Nel loro minuscolo universo autosufficiente, due enormi e luminosi pesci pagliacci si avvicinano l'uno all'altro. E formano il segno dei pesci. I pesci! Il significato astrologico della carta della luna nei tarocchi! Mi è stata indicata la strada. Devo seguirla fino in fondo. Come Parsifal, devo affrontare la follia che mi minaccia. Devo salire da solo sulla torre oscura. Senza guardarmi indietro. E affrontare il Drago che vi abita. Ho un solo timore. E se non fossi abbastanza forte da sconfiggerlo? Che accadrebbe mai? Il fungo fa il suo effetto. Mi sento piccolo e spaunto. Forse ho sbagliato a farlo. Non lontano, chissà dove, il Drago trascina il suo terribile peso per i corridoi della casa. Vengo travolto da un'ondata di puro terrore. E il mondo esplode. Non c'è niente a cui aggrapparsi. Nessun appiglio. Fuggo, in preda al panico. Corro alla cieca per tutto il manicomio. E non posso neanche pregare. Poiché non ho Dio. Le porte si aprono e si chiudono, applaudendo la mia fuga. Le serrature sanguinano. Un coro di bambini castrati intona all'infinito il mio nome. "Arkham." "Arkham." "Arkham." Sto cadendo. Oh, madre, che albero è questo? Che ferite sono queste? Sono [[w:Attide|Attide]] sul pino. Cristo sulla croce. [[w:Odino|Odino]] sulle ceneri del mondo. Appeso all'albero per nove lunghe notti, ferito dalla lancia. Dedicato ad Odino. E a me steso. Devo vedermi allo specchio per dimostrarmi che esisto ancora. Di fuori sento il Drago farsi sempre più vicino. Striscia dopo striscia, spezzandomi le unghie, tolgo disperatamente il nastro adesivo che ricopre lo specchio. Finché mi vedo riflesso nel cristallo. E guando nei vecchi occhi che ben conosco. Mamma! Devo essere svenuto poiché è già mattina quando riapro gli occhi. Ormai incapace di distinguere dove finisca il Drago. E dove cominci io. Ma non sono forse l'eroe, l'uomo del destino? Non ho forse affrontato il Grande Drago? Dov'è dunque il mio Graal? Il mio [[wikt:guiderdone|guiderdone]]? La mia ricompensa finale? (Dai diari di '''Amadeus Arkham''')
 
* E all'improvviso giunge l'agognata rivelazione, sotto forma di un ricordo che la mia mente aveva rimosso. È il 1920. Gli alberi si agitano nel buio sotto un ciel inquieto. La pioggia scuote i vetri delle finestre. Perché? Perché sono venuto qui? E perché ho tanta paura? Sotto il letto, un battito di grandi ali. Non sono pazzo. Non sono pazzo. Eppure, Dio mi aiuti, lo vedo. Vedo la coacosa che ha tormentato e perseguitato la mia povera mamma per tutti questi anni. Lo vedo. Ed è un pipistrello. Un pipistrello! Oh, povera madre mia! Ora capisco cosa la mia memoria voleva nascondermi. Ho la follia nel sangue fin dalla nascita. È il mio retaggio. Il mio destino. Io conterrò le presenze che si aggirano tra queste sale e queste scale anguste. Le circonderò di sbarre e mura e reti elettrificate e pregherò che non riescano mai a scappare. Sono la sposa del drago, il figlio della vedova. Ali coriacee mi avvolgono. (Dai diari di '''Amadeus Arkham''')
 
* Comprendo ora la virtù della follia; poiché questo paese non conosce leggi né limiti. Commisero i poveri fantasmi rinchiusi nella prigione euclidea della sanità mentale. Qui tutto è possibile e io sono ciò che la follia ha fatto di me. Integro. E completo. E finalmente libero. Sono Arkham. Sono a casa. Com'è giusto. (Dai diari di '''Amadeus Arkham''')
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