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*Dopo mezzo secolo dalla sua visita quanti mutamenti non ritroverebbe il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]]! Sant'Onofrio è sgomberato da' monaci; le signore possono entrar liberamente nel convento; non c'è più clausura; anzi dicono di volerci mettere non so che caserma di guardie municipali o simili. Povero convento! Povera cameretta in cui spirò l'autore della ''Gerusalemme!'' Povera quercia alla cui ombra egli, e poi, [[Filippo Neri|San Filippo Neri] si compiacquero di sedere, ammirando la sottoposta Roma, e che, fulminata una quarantina d'anni fa, è risorta vivace e rigogliosa, come la fama di que' due magnanimi che nessun morso d'invidia può oscurare. (da ''Diaro romano, Sant'Onofrio, Domenica, 3 dicembre 1876'', pp. 78-79)
*Ci volevan proprio le mie padrone, ci voleva l'obbligo di accompagnarle, per indurmi a rimettere il piede nel baraccone di Montecitorio. Sapevo di dover soffrire rientrandovi, come un cristiano che entrando in un celebre santuario, truovi scassinato il ciborio, rubato il calice, sparpagliate e calpeste l'ostie consacrate. Quell'aula, che fu già agli occhi miei il più augusto luogo del mondo ed il più sacro, ora è divenuto un mercato vilissimo, nel quale da barattieri ignoranti si traffica dello Stato, dell'Italia e della Monarchia. Lo Stato è per me quanto v'ha di più sacro. Ma se lo Stato viene amministrato e rappresentato da' Depretis, da' Nicotera, e da simil ribaldaglia, come conservargli l'antica venerazione? Lo schianto ch'io pruovo, può provarsi solo a quello d'un cristiano, che vedesse un malfattore sulla cattedra di [[Pietro apostolo|{{sic|Piero}}]], malfattori nel sacro collegio, radunato un Concilio di malfattori, che promulgassero dogmi eretici ed immorali... e forse neppure... (da ''Diaro romano, Montecitorio, Martedì, 5 dicembre 1876.'', pp. 81)
*In [[Roma]] il gran pericolo è il disgusto delle cose belle, che viene come conseguenza triste del vederne troppe. I marmi più preziosi, le statue più perfette, dopo alcun poco non ti sollecitano più.<br/>Altrove dieci statue di quelle, che raccoglie il [[Città del Vaticano|Vaticano]], sarebbero stimate una ricca collezione. Ma in Roma! Ma fra tante!<br/>Altro {{sic|guajo}}: l'attenzione smussata non è più stuzzicata dal bello, anzi solo dallo strano, dallo insolito, dallo stravagante, dal capriccioso. Si comprende la necessità del [[Barocco]] qui. Ci volevano statue, che per la bizzarria loro richiamassero gli occhi, si facessero distinguere in mezzo alle altre.<br/>In mezzo a questi [[monumento|monumenti]] dell'antichità vetusta e bellissima a poco a poco uno si sente trasportato in un altro mondo. (da ''Diaro romano, I Musei, Mercoledì, 6 {{sic|Decembre}}1876'', p. 84)
*{{NDR|Su [[Raffaello Sanzio]]}} [...] l'affresco di San Pietro incarcerato e liberato è stato una rivelazione per me. Nessun pittore, che abbia fatto studio esclusivo degli effetti di luce, è mai giunto ad un tanto effetto, ad una tanta potenza d'illusione. Altro che Gherado delle notti! Eppure, si badi, qui si tratta d'un affresco enorme, non d'una pittura ad olio, nella quale le bravure sono assai più facili ed i colori più vividi. Dunque il Sanzio sapeva e poteva gareggiare con chicchessia nelle cose difficili, negli sforzi, negli scherzi; ma non volle: preferì quel modo suo sereno ed agevole. Non volle, perché? Debbe aver giudicato l'arte esser tutt'altro. (da ''Diaro romano, Vaticano, 14. XII. {{sic|77}}'', p. 113)
*Salutammo [[Marco Aurelio|Marc'Aurelio]].[...] Salutammo la povera [[lupo|lupa]], scendendo la cordonata; quella povera lupa, che tengon barbaramente chiusa in una gabbia, mentre facendovi una cancellata intorno si potrebbe lasciar liberamente gironzolare per quelle {{sic|ajuole}}.<br/>Notammo l'assenza delle oche. Un {{sic|campidoglio}} senza oche è cosa inconcepibile. L'[[oca]] è lo animale repubblicano per eccellenza. Chi la surroga in Campidoglio? I consiglieri comunali. (da ''Diaro romano, Il Campidoglio'', p. 115)