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*Inoltre, anche se noi abbiamo un'attività [[intelletto|intellettiva]] più sviluppata rispetto agli animali, non per questo possiamo negare loro tale facoltà, come non si può affatto non riconoscere la facoltà di volare alle pernici perché i falchi volano più in alto o agli altri falchi perché l'[[avvoltoio]] vola più in alto di loro e di tutti gli altri uccelli. (III; 2015, p. 373)
*[...] ogni animale è consapevole dei propri punti deboli e di quelli forti, protegge i primi e si avvale degli altri a suo vantaggio. (III; 2015, p. 373)
*Dopo il [[parto]] ogni animale netta il suo piccolo come se stesso. L'osservazione dimostra che gli animali sono sempre in ordine e si presentano a colui che li nutre con manifestazioni di gioia, sapendo riconoscere il proprio padrone e denunciare l'uomo malevolo. E chi non sa quale rispetto della giustizia verso gli altri si ritrovi fra gli animali che vivono in società, tra le formiche, le api e i loro simili? (III; 1994, p. 376) <!--2015, p. 374-->
*Chi non ha sentito parlare della fedeltà delle [[colomba|colombe]] verso i compagni? Esse, quando vengono molestate, se riescono a sorprendere l'animale che le ha indotte all'adulterio, lo uccidono. O, ancora, chi ignora il sentimento di giustizia delle [[cicogna|cicogne]] nei confronti dei genitori? (III; 2015, pp. 374-375)
*E la natura che li ha creati {{NDR|gli animali}} li ha resi bisognosi degli uomini, e gli uomini bisognosi degli animali, inscrivendo nella loro natura il dovere di giustizia verso gli uomini, e negli uomini il dovere di giustizia verso di loro. E se ve ne sono che attaccano l'uomo, di questo non c'è da stupirsi; perché è vero, come dice [[Aristotele]], che se il cibo fosse offerto agli animali a profusione, essi non sarebbero feroci né tra loro né verso di noi, i loro odi e le loro amicizie derivano solo dalla necessità di assicurarsi il nutrimento, ancorché limitato allo stretto necessario, e lo spazio vitale. (III<!--, 12-->; 1994, p. 377) <!--2015, p. 375-->
*Ma un solo vizio è loro {{NDR|agli animali}} sconosciuto, la malevolenza per colui che si manifesta loro amico: essi rispondono sempre con una amicizia assoluta. E tanto grande è la loro fiducia nell'uomo benevolente, che lo seguono dovunque li conduca, fosse anche al sacrificio o a un pericolo manifesto; e benché non li si nutra per loro ma per sé, essi provano amicizia per il padrone. (III; 1994, p. 377) <!--2015, p. 376-->
*Del resto l'astinenza dalla carne degli animali non ci impedisce di vivere né di vivere bene. (III; 1994, p. 378)
*[...] condurre animali al macello, e, inebriato di massacro, farli cuocere, non per nutrirsene e saziarsene, ma allo scopo di trovarvi piacere e di soddisfare la propria ghiottoneria, non c'è nome per designare questo misfatto, questo crimine. (III; 1994, p. 379) <!--2015, p. 379-->
*A tutte le scuse di coloro che ammettono di fatto che si mangi carne per piacere ed intemperanza, e adducono invece sfacciatamente come pretesto di fare ciò per una necessità che attribuiscono, più di quanto convenga, alla nostra natura, mi sembra, Castrico, di essermi opposto a sufficienza con i libri precedenti. (III; 1994, p. 379)
*Dicono che quando era colto da desiderio erotico, [[Zeus]] assumeva ora le sembianze di toro, ora di aquila ora di cigno. Con tutti questi racconti gli antichi volevano dunque dimostrare l'onore che essi tributavano agli animali e ancor di più quando narrano che ad allevare Zeus fu una [[capra]]. (III; 2015, p. 378)
*[...] condurre animali al macello, e, inebriato di massacro, farli cuocere, non per nutrirsene e saziarsene, ma allo scopo di trovarvi piacere e di soddisfare la propria ghiottoneria, non c'è nome per designare questo misfatto, questo crimine. (III; 1994, p. 379) <!--2015, p. 379-->
*I [[Scuola pitagorica|pitagorici]] invece fecero della mitezza nei confronti delle bestie un esercizio di umanità e di compassione. (III; 2015, p. 381)
*Il piacere che si prova attraverso le orecchie si chiama «[[incantesimo]]», quello che si prova con gli occhi «[[fascino]]» ed entrambi vengono usati con gli animali[...]. Cervi e cavalli vengono incantati con [[flauto di Pan|flauti di Pan]] e auli e anche i [[granchio|granchi]] si riescono a stanare grazie al suono del flauto di Pan. Dicono poi che l'[[alosa]], al suono del canto, emerge dall'acqua e si avvicina. (III; 2015, p. 384)
*[...] il [[ragionamento]] in sé si ingenera naturalmente, ma la sua forma eccellente e perfetta si acquisisce con la cura e con l'apprendimento. (III; 2015, p. 385)
*A tutte le scuse di coloro che ammettono di fatto che si mangi carne per piacere ed intemperanza, e adducono invece sfacciatamente come pretesto di fare ciò per una necessità che attribuiscono, più di quanto convenga, alla nostra natura, mi sembra, Castrico, di essermi opposto a sufficienza con i libri precedenti. (III; 1994, p. 379)
*{{NDR|Gli [[Antico Egitto|egizi]]}} seppero bene che dio era passato non solo attraverso l'uomo e che l'anima non aveva posto il suo tabernacolo solamente nell'uomo, ma che essa era penetrata quasi in tutti gli animali. Perciò, nel costruire immagini degli dèi, presero assieme all'uomo ogni tipo di animale e mescolarono in qualche modo il corpo dell'uomo con quello di animali o di uccelli. [...] Indicano chiaramente con queste raffigurazioni che gli animali sono uniti fra di loro per volere divino, e che, sia domestici che selvatici, ci sono affini non senza un volere divino. (IV<!--, 9-->; 1994, p. 387)
*{{NDR|Gli egizi}} avevano osservato che l'anima di ciascun animale, non appena sciolta dal corpo, era razionale, conoscitrice del futuro, capace di vaticinare e di fare tutto ciò che anche l'uomo, libero dal corpo, poteva fare. Perciò, giustamente, li onoravano e si astenevano dal cibarsi di essi per quanto potevano. (IV<!--, 10-->; 1994, p. 388)